querciaband

Di tutto quello che abbiamo perso e perderemo del #Discodellasettimana

Arrivano dalla Sardegna e sono approdati nel continente, come lo chiamano gli isolani. Nel loro bagaglio hanno portato esperienze musicali passate, diverse tra loro, e la voglia di creare una nuova musica. Sono i Quercia, e sono cinque ragazzi armati di energia e un messaggio che a noi è piaciuto molto. In quella valigia hanno portato anche Di tutto quello che abbiamo perso e perderemo, l’lp che hanno pubblicato il 20 febbraio.

Il punk è punk, il punk sardo è una bomba, e Buio, che apre l’album, lo mette in chiaro da subito. “Magari non rinizierò da zero, e forse conviene così./Quando avrò meno pensieri potrò riniziare da me.” Nel disco sono contenuti dodici brani, e in nessuno, nemmeno nel frammento di una delle tracce, i Quercia mollano l’osso. Il Punk è ovunque, è crescente, quasi stremante. Ma serve, è necessario per “sviscerare ed esorcizzare il sentimento di sofferenza che segue ad ogni tipo di vuoto improvviso, ad ogni perdita. Perdita di persone importanti, perdita di cose preziose, perdita di sé stessi, perdita della leggerezza, di ogni senso e di ogni motivo. Perdita come senso di smarrimento, di sconfitta, di abbandono, di mancanza, di vulnerabilità, di estrema stanchezza, di vuoto profondo. Forse, in sintesi, abbiamo solo iniziato ad accettare che nessuna perdita sarà mai l’ultima per nessuno.” E quasi come una terapia autoindotta le sedute si moltiplicano e questa sofferenza viene cacciata fuori e poi fatta a pezzi con la batteria incessante e martellante e dalla voce di Luca, che spacca i timpani, nel senso di trovare lo spazio per andare oltre ed arrivare al cervello.

E se allora ci si ritrova tra le mani una chitarra graffiata e una voce urlata con questo messaggio e anche se ci si spaventa per l’ampiezza di questa voragine poi passa, perchè si continua: si scappa, ci si rincorre, si guarda fuori dalla Finestra, si gioca su Altalene e si corre nelle Pozzanghere. E si fa sempre gridando, fortissimo, poi però c’è una svolta: tra la narrazione di Bivio, che da subito da ancora più tono autobiografico, si vira verso la conclusione. “Ci pensi mai alle occasioni mancate, alle strade lasciate deserte al momento del bivio?“.

Arriva la traccia dodici  ed è happy ending: Ridevamo. Perchè se anche qualcosa si perde allora poi si ritrova anche altro, e se tra le mani possiamo rigirarci questo album siamo stati fortunati. Questa band che si racconta come una “necessità” nata nel 2016 a Cagliari è riuscita a scalfire la nostra attenzione già con Non è vero che non ho più l’età, e ci stupisce riuscendo a non perdere lo smalto e a sviarci con piccole perle di ironia che spiazzano. Tipo i ringraziamenti a Non ti seguo records,

Sono schegge della genuinità che Luca, Cristiano e gli altri membri della band hanno suonato e suoneranno, per tutti quelli che hanno ascoltato e ascolteranno il loro album e i loro live. E per chi troverà oltre il punk quello che i Quercia hanno creato in un album poliforme che impasta un amalgama tocchi di rock, punk, pop e forse qualcos’altro che risulta, in una parola, unico.

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