L’abbiamo ascoltato e assaporato traccia dopo traccia. L’album “Il colore degli inverni”, secondo album dei MIldred, arrivato dopo “Il primo”, uscito nel 2016.

Uscito il 9 novembre, il secondo lavoro in studio della band sarda è una commistione di generi diversi intessuti in una combinazione inedita. Lo stesso termine che potremmo usare anche per l’evoluzione del racconto nelle tracce de “Il colore degli inverni”: uno switch rapido che in un salto catapulta dall’art rock di Je suis Figaro a tendenze elettro e forse hip hop di Amen.

Un passaggio che prevede dieci tracce, quelle che definiscono qual è “il colore degli inverni”. E la risposta arriva nei profondi significati veicolati: dal rifiuto del conformismo si passa a raccontare la vita di chi parte lasciandosi indietro la propria vita per ritrovarsi poi incastrato in scelte inadeguate.

Ma forte è anche l’appello lanciato con il video “Je suis Figarò”: rappresentando il concetto di “branco”, si parla anche della band indipendente, quella che lavora giorno e notte per i suoi obiettivi e per conquistare il suo pubblico. Su una base forte, che si rifà alle sonorità dell’alt rock americano con una chitarra graffiante, le immagini rendono visivamente l’energia, la rabbia costruttiva e la voglia di alzare la voce di una band che si è fatta notare già in passato, e torna con questo nuovo, secondo lavoro.

Sotto le maschere del video, girato in diversi luoghi della Sardegna settentrionale, si celano dei ragazzi che hanno voglia di fare, costruire, raccontare: “Il colore fegli inverni è un album pensato dal primo all’ultimo secondo” racconta la band “Suoniamo assieme da tanto tempo e abbiamo sempre cercato di spaziare all’interno di quello che sentiamo essere il nostro sound. Per questo disco quindi abbiamo deciso di fare esattamente ciò che ci piace fare, ovvero sperimentare ma cercando di amalgamare ogni influenza per riuscire a dar vita ad una nostra identità musicale. Questo disco vuole invitare a soffermarsi, andare a fondo, cogliere la bellezza di ogni particolare. Abbiamo lavorato a quest’album per due anni curando ogni dettaglio e, per quanto amiamo scrivere in italiano, le nostre influenze si rifanno ad una scena prettamente americana. Volevamo un prodotto che fosse il più simile possibile a quello che siamo, come musicisti che hanno la necessità di cantare e gridare tutto ciò con cui si deve fare i conti una volta scesi dal letto la mattina, ma anche come persone…e in questo crediamo di esserci riusciti”

E di questa narrazione si ritrova traccia nella corposità della loro musica, nel tratto catautorale forte e segnante che percorre tutto l’album dalla prima all’ultima traccia. Il nostro disco della settimana è un omaggio a chi vuole fare musica, la propsia musica, in barba alla maggiorranza, a ciò che “tira” e a chi sceglie per voi: “Il colore degli inverni” dei Mildred.

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