Bobby Joe Long’s Friendship Party: intervista ai re della Coattowave

Intervista all’unica band – di nostra conoscenza – che pratica la coattowave. I Bobby Joe Long’s Friendship Party sono qualcosa di completamente fuori da ogni schema.

Un amico e produttore musicale ci ha passato un paio di pezzi di questa band romana che fatichiamo a definire. Ne siamo rimasti ipnotizzati e abbiamo deciso di scoprirne di più. Vi lasciamo alle parole della band in questa assurda intervista.

1)Ci sono un’infinità di domande che potremmo fare ad una band come voi. Iniziamo dal principio, da dove viene il nome?

Il nome viene mutuato da Bobby Joe Long (un noto serial killer americano anni ottanta ucciso per esecuzione il 23 o il 24 maggio del 2019 – adesso non ricordo bene e Wikipedia mi sta sul cazzo, dunque evito di consultarla -, poche ore prima del rilascio ufficiale da parte nostra di Semo Solo Scemi, il nostro terzo album che chiude la cosiddetta – da noialtri e non – trucilogia di Roma Est). Nasce per caso una notte di tanti anni fa che stavo vedendo un documentario su di lui dove lui prende e sputa direttamente in camera nell’aula del tribunale, passando in un attimo da uno stato emotivo pacioso e bonario ad una recrudescenza di livore ancestrale nei confronti dell’umanità. La voce narrante del documentario rimarcava questo suo aspetto inusuale con diverse carrellate slow dell’accaduto. A me è venuto da ridere lì per lì ed ho associato le parole “amicizia” e “festa” al suo nome. Questo accadeva mesi prima di  mettere su il gruppo. Cioè è nato prima il nome e poi il gruppo. Tutto per caso, senza motivo, quasi come una cosa ineluttabile. Pensandoci bene aggiungerei un commento tipo “roba da pazzi!” alla cosa. Vabbè.

2) Il vostro genere musicale è definito, da voi stessi, dramasynthcoattowave e oltretutto siete un gruppo occulto, noi ci siamo già persi, come possiam far capire a parole a chi ci legge, che cosa fate, che musica proponete?

La devono ascoltare. Cioè è quasi impossibile da spiegare la nostra musica a qualcuno che prima non l’ha ascoltata. Ogni definizione che non sia “coattowave” sarebbe fuorviante. E infatti coattowave è un termine vero e proprio che usano i critici quando fanno riferimento a noialtri.

3) Siete qualcosa di incredibilmente originale, diverso e per certi versi assurdo. Dove può portare un progetto come il vostro? Quali sono i vostri obiettivi?

Io faccio arte da anni a Roma Est. Non ho mai avuto obiettivi se non quello di produrre arte e definire la mia esistenza ad un livello intimo attraverso essa. Ho accatastato pile de quadri senza un senso e senza preoccuparmi di fare mostre. Faccio lo stesso con la musica. Dove mi porterà la musica non lo so, però posso dire che ho dei fan, che sostengono economicamente e la stima di artisti molto importanti. Dunque fuori strada non me ce sento. L’obiettivo è sempre quello di rendere le intuizioni qualcosa di concreto musicalmente parlando e di definirle al meglio.

4) Cos’è il progetto 03.33? E cosa c’entra Craxi?

03:33 è un contenitore atto a contenere tutto quello che mi/ci va di fare. Ci è andato a finire dentro pure Craxi, come i BJLFP, che all’inizio sono stati spacciati come un gruppo fantasma che presentava un EP all’interno di una nostra mostra. Poi i BJLFP hanno preso il sopravvento ed hanno assorbito quasi interamente il progetto artistico 03:33. Capace però che un giorno non troppo lontano metto in pausa i BJLFP e riprendo con l’arte. O capace che porto avanti parallelamente tutti e due i progetti.

5) Ci potete spiegare a grandi linee anche la ragione dei vostri nomi d’arte?

Peter Spandau perché Peter Murphy oppure Peter l’assassino del film Tenebre combo Spandau Ballet (sia il gruppo che il carcere) e perché Spandau fa una cifra Sardegna e a noi ce piace la Sardegna; Arthur Ciangretta perché chi segue Peaky Blinders capisce; il nostro mitico Angelo Puzzutiello, scomparso da poco e che porteremo sempre nel cuore, era Abacab Carcosa (Abacab per l’album dei Genesis e Carcosa per la prima stagione di True Detective); Romolo Tremolo ex Alain Dlindon perché…beh, lascio a voialtri la ricostruzione.

6) Roma Est, Bundytismo – ConcettoSostanzeMeanstream e nel 2019 Semo solo Scemi. Questi sono i tre album che formano la vostra prima Trucilogia, cosa ci dobbiamo aspettare ora?

Non saprei, perché per la prima volta farò quello che più mi va di fare. La trucilogia è stato qualcosa di divertente ma estremamente ponderato sotto certi aspetti. Di sicuro musica di qualità e livello e testi sempre alla BJLFP aka ben scritti.

7) Cosa consigliereste ai giovani d’oggi che vogliono farsi i viaggi psichedelici che, palesemente, avete fatto voi per concepire la vostra musica?

Di guardare sempre Ken Il Guerriero, soprattutto la prima stagione che c’è la faida co’ Shin. Lì c’è tutto (cinema, musica, arte, letteratura, poesia), forse nella migliore forma possibile.

8) Quando mi è stato fatto sentire un vostro pezzo sono rimasto ipnotizzato e senza parole. L’ho ascoltato e riascoltato e poi ne ho ascoltati altri senza sosta, siete una sorta di droga. Qual è il vostro segreto?

Capita ad una buona percentuale di persone che c’hanno ascoltato quello che è capitato a te. Non lo so, io parto dal presupposto che una canzone mi deve piacere e deve essere costruita attraverso le idee del momento e che deve rispettare determinati principi da me prestabiliti. Chi mi sta attorno (e ne ho avuti tanti di collaboratori sotto la voce Oscura Combo Romana) si lascia ispirare e libera il proprio talento aggiungendo altro. Mi fido del mio gusto e quando reputo un pezzo pronto non ho mai ripensamenti. Alla fine con la musica è come coi vestiti, se non sai abbinare, se non ce capisci un cazzo, se nota e se sente e anche se la butti in calcio d’angolo prima o poi il difensore avversario prende bene il terzo tempo (termine tecnico da navigato telecronista) e la insacca. Insomma, se fai un genere tutto tuo, per risultare credibile, devi avere le idee chiare su tutto.

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