Vent’anni per riprendersi: se gli Zen Circus fanno un compleanno troppo rock

Vent’anni. Uno a vent’anni ha voglia di spaccare tutto, di cambiare il mondo. A vent’anni si è arrabbiati, innamorati, tristi e felici in poco tempo, si hanno sogni, amici, si provano droghe, si bevono birre. Delle volte a vent’anni si suona, si forma una band e si suona per gli amici. O con gli amici.

Poi capita che gli amici siano Nada, Giorgio Canali, Motta, i Tarm, o Dente. E che si faccia una festa davvero grande, che si riempia il Paladozza e che tutti urlino a squarciagola le canzoni che avete scritto. Visto dall’alto è stato così: dall’ultimo anello abbiamo seguito l’andamento, il palazzetto si è riempito piano piano nella pancia del parterre e nei 19 anelli che poco prima dell’inizio del concerto erano saturi. Alle 21.30 si abbassano le luci, si accendono i cinque schermi montati sul retro del palco e inizia il countdown sulle note de Il cielo in una stanzache si distorce poco dopo rotolando assieme ai numeri sullo schermo poi immagini di volti, di sirene sul tappeto provocatorio dell’Inno di Mameli, e finalmente gli Zen Circus irrompono sul palco.

L’accoglienza per i padroni della festa è prevedibilmente calorosa, ma ci vorranno un paio di canzoni per poter raggiungere l’apice. “Com’è che cominciava?”chiede Appino. Gente di merda è l’urlo del ragazzino che da sempre campeggia nel cuore della band toscana ed è proprio l’inizio del live. Velocemente e senza preamboli seguono La terza guerra mondiale e Catene; forse è un po’ strano, ma crediamo che la mancanza di parole con il pubblico ma non va preso come un gesto di disinteresse, a quel punto pronto a sfasciare il palazzetto e in procinto di creare numerosi circle pit. Dall’altro l’insieme è quasi ipnotico, e finalmente Appino rompe il silenzio e da buon anfitrione lancia l’invito che da il la alla festa.

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E allora in quest’atmosfera ormai da amici, quella che gli Zen Circus hanno la capacità di creare ad ogni live, iniziano ad arrivare i contributi: primo di tutti Giorgio Canali con il quale si raggiunge il sublime dell’esecuzione di Vecchi senza esperienza, che comunque non si esime da un’affettuosa “Pisa Merda” dedicata agli amici, e subito dopo la voce sempre stupefacente di Nada. Una voce arrochita e inconfondibile e l’esecuzione di un brano avvolta nel fumo molto rock la avvolge in Vuoti a perdere. La scaletta che sembrava lunghissima scappa velocemente, ci ritroviamo già a metà quando su Ragazzo Eroe il palazzetto sovrasta quasi l’indemoniato Karim Cru che si dimena sul bordo del palco.

Ma è ora di un nuovo ospite e con Dente si va giù pesante nell’esecuzione di Figlio di Puttana, che si addolcisce invece sulla canzone successiva. Canzone di Natale non ce la fa a non conquistare al primo ascolto e dopo pochi istanti è subito atmosfera dicembrina: molti smartphone e alcuni accendini trasformano anelli e parterre in un abete acceso. E poi come si fa a non volergli bene? Sulla coda della canzone Ufo sfodera il telefono per chiamare Abdul in diretta tra i sorrisi di Appino, Karim e il Maestro.

 

Si vede la fine, ma gli Zen Circus non demordono e continuano la loro festa, sempre energia, sempre voglia di spaccare tutto assieme al pubblico che si vede quando qualcuno a rotazione di protende sul bordo, verso l’abisso del pit. Tre canzoni ci separano dall’uscita della band ed è questo il momento per spingere a fondo l’acceleratore: con rapidità si poga e ci si sgola su L’Egoista e Nati per subire, quando ecco il momento dell’ultimo (non è vero, penultimo!) amico sul palco. Il frontman dei Tre allegri ragazzi morti, seguito poi da tutta la band chiude la scaletta con una cover tutta da ballare: Mio fratellino ha scoperto il rock and roll, già “coverizzata” dagli stessi Tarm e “metacoverizzata” per la festa della band pisana. E poi dai, una finta era necessaria, ma forse loro stessi avevano ancora voglia di suonare; e allora pochi istanti di incitamento per fare sfiatare un po’ di energia dal pubblico e sul palco si ritorna, sempre carichi, sempre più carichi. E a suppore gli Zen Circus anche uno che di caricare il pubblico ne ha un’idea: Motta aizza le prime file da subito, dalle prime parole di Fino a spaccarti due o tre denti.

Qua lo capiamo, la fine questa volta è davvero vicina, allora ci concentriamo ancora di più e ci godiamo le ultime due canzoni, mentre il parterre continua a digerire circle pit e cori che manco allo stadio. Tre pezzi che sono come tre botte di adrenalina: la sottovalutata L’amore è una dittatura, L’anima non conta che ci tira fino al massimo delle energie e poi ciao, ci salutiamo con Viva, che è forse la canzone più azzeccata. In pieno stile Zen Circus, rock e asciutto, il concerto finisce, poche smancerie, solo l’essenziale. Ciao e grazie. Ci si vede ta vent’anni. 

SCALETTA CONCERTO

Gente di merda
La terza guerra mondiale
Catene
Vent’anni
Non voglio ballare
Ragazza eroina
Il fuoco in una stanza
Andate tutti affanculo
Ilenia
La teoria delle stringhe
Vecchi senza esperienza
(with Giorgio Canali)
I qualunquisti
Vuoti a perdere
(with Nada)
Ragazzo eroe
Mexican Requiem
Pisa merda
Figlio di puttana
(with Dente)
Canzone di Natale
L’egoista
Nati per subire
Mio fratellino ha scoperto il rock’n’roll
(Tre Allegri Ragazzi Morti cover) (with Tre Allegri Ragazzi Morti)
Encore:
Fino a spaccarti due o tre denti
(with Motta)
L’amore è una dittatura
L’anima non conta
Viva

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