Bon Iver castello scaligero verona

Se Bon Iver diventa un’escavatore dell’anima

Di Gianmarco Ferrari

Oh and I carried consecration

And then you expelled all decision

As I may stand up with a vision

Caught daylight, goddamn right

Within a rise there lies a scission

(It might be over soon)

22 (OVER S∞∞N)

C’è silenzio quando i Bon Iver con l’ultimo brano avvertono dolcemente che potrebbe finire presto. Un pubblico in affettato silenzio quello di Villafranca fin dal momento dei primi accordi di Perth. Il silenzio durante il concerto si è interrotto solo per gridare soddisfazione o per duettare con Justin Vernon e colleghi.

Dopo circa 7 anni dall’ultimo viaggio in Italia all’Alcatraz di Milano, a cui ero presente, sono tornati per un unica data italiana proponendo momenti di musica, poesia ed introspezione. I Bon Iver parlano con un linguaggio sonoro non immediato e con un vocabolario simbolico. Linguaggi della continua lotta per un miglioramento, eterna scissione dietro ogni traguardo. Non ci sono brani ammiccanti durante il concerto, i Bon Iver sanno portare sul palco vere opere d’arte rimodellate e mai concluse, rese possibili da signori polistrumentisti: Sean Carey, batteria e tastiere, Matthew Mc Caughan, batteria e cori, Michael Lewis basso, sax e tastiere e Andrew Fritzpack, chitarra e tastiere. L’unica perla lasciata incastonata, bianca, fredda, invernale, dal lontano 2007 è Skinny Love. Portata nell’olimpo delle ballad dalla semplicità e profondità di un cottage innevato nel Wisconsin, storia alla Walden.

Per tutta la durata dello spettacolo i Bon Iver offrono un caleidoscopio sonoro che ripercorre il viaggio compiuto fino al 2019 con qualche pezzo dell’ultima uscita discografica annunciata per il 30 Agosto di quest’anno. Una qualità del suono veramente notevole, in prima fila era un trionfo di sensazioni e risonanze.

Momenti di particolare intensità? Sicuramente il blues di ____45_____, dove Vernon duettava con un sax plendido e struggente. Chi non è stato colto dal fuoco almeno una volta? Il nostro coro durante il dialogo interno in Justin The Wolves (Act I and II) “Non mi seccare” “Tutto quello che potrebbe andare perso”, protratto fino allo sfinimento o alla gioia, finale alla Sigur Ros tra distorsioni e climax strumentale. Il grido del pubblico per tutto l’amore smagrito dalla debolezza in Skinny Love. Il pugno rosso dell’incontro alla banca del sangue in Blood Bank.

Molti affermano che le creature di Vernon ripercorrano la ciclicità del tempo e delle stagioni. Quindi se For Emma forever ago è l’epica del gelido inverno che tutto addormenta e risana, Bon Iver è la primavera germinante vita, 22 a Million è l’estate dove i pensieri si fanno dubbiosi e si mettono in ricerca spirituale.

Dovremmo aspettarci quindi un buon autunno? Immagine poetica, giornalistica. Durante il concerto ripercorrendo gli anni assieme a Vernon mi sono accorto di quanto questo progetto musicale ispiri lo sguardo dentro, davanti e sopra di sé. Non c’è ciclicità in Vernon, il suo moto è nettamente verso il basso, un continuo scavare in se stesso. Ma se scavi nell’anima vai verso il basso? Mi correggo, scusate, Vernon scava nell’anima e trova nuovi spazi. L’altezza artistica che raggiunge è data principalmente da questa propulsione incessante. Il consiglio è quindi di seguire questo progetto, ci sono pochi regali musicali migliori da farsi oggi.

E vuoi mai che uno sguardo ci colga di sorpresa…

Set List:

Perth

666 ʇ

Heavenly Father

Towers

Blood Bank

____45_____

10 d E A T h b R E a s T

715 – CREEKS

29 #Strafford APTS

Calgary

Creature Fear

INTERVALLO

Skinny Love

Minnesota, WI

Flume

Hey, Ma

33 “GOD”

8 (circle)

Holocene

The Wolves (Act I and II)

For Emma

Encore: 22 (OVER S∞∞N)

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