La dolcezza di questo album si vede da subito: dalla copertina, piena di colori caldi e forme delicate, una foresta quasi magica. Parliamo di The Pines, il secondo album del cantautore americano Ben Slavin.

Uscito nei negozi di dischi e negli store il 30 novembre lo abbiamo scelto subito come disco della settimana. Cambio radicale rispetto alle sonorità delle settimane precedenti, ma non abbiamo resistito: Ben Slavin, cantautore americano di origine, ma partenopeo di adozione ha trovato il perfetto punto d’incontro tra il folk più tradizionale e le contaminazioni mediterranee raccolte in vent’anni di vita italiana.

Ascoltando le dodici tracce dell’album si percepiscono già dalle prime note le caratteristiche della sua musica e della sua narrazione.

Non è americano, non è italiano, sa soltanto quello che non è. O forse sa benissimo tutto quello che è; Ben Slavin unisce al meglio le due influenze per creare un ode alla sua terra natia e un elogio alle città che l’hanno ospitato attraverso virtuosismi per nulla presuntuosi, che scivolano tra le corde della sua chitarra e dell’ukulele. A riempire poi la grande tessitura musicale di The Pines c’è Andrea Faccioli, che si avventura sia nelle performance da polistrumentista che nella produzione del disco.

Tra saluti con Leave e omaggi alla sua pineta del cuore, passando per la dolcissima Cetara e la particolare Barnegat, Ben ci conduce in un viaggio: la corde della sua chitarra scrivono un immaginario racconto capace di dipingere quasi visivamente la sua vita nel New Jersey, e grazie a qualche piccola incursione in lingua italiana, il suo arrivo e l’immersione nell’area partenopea.

Un album da degustazione che si addice ad un ascolto attivo.

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