Quando pensavate che fosse terminato il Tempo dellEH?! piazze

Bologna è una di quelle città che da sempre sforna gruppi musicali con la stessa velocità di un fornaio che prepara pizzette all’ora di uscita delle scuole. Questa grande produzione è composta da una serie di gruppi che si possono classificare in buoni, meno buoni, molto meno buoni. Poi ci sono quelle band alle quali non interessa particolarmente rientrare nel menù musicale. In questa categoria di fuoriclasse ci sono anche gli Eh?!

Gli Eh?! sono stati definiti in molti modi, non sempre egregi, ma la miglior etichetta è stata data da una talentuosa attrice che ne parlò come “della band più punk che abbia mai conosciuto”. Il concetto di punk forse nemmeno si confà a pieno a questo assemblamento di musicisti perché, anche dei generi, un po’ se ne fregano. Si potrebbero etichettare come rock band, punk demenziale, ma probabilmente se ne scapperebbero di soppiatto. Quando il primo nucleo della band si incontrò nel lontano 2010, si chiusero intorno ad una birra gli accordi di Michele, Andrea e Mauro, rispettivamente chitarre e voci. Già dai primi momenti si delineò la linea creativa delle canzoni, votate all’elogio dei piaceri della vita: birra, amici, biciclette. Nel tempo, ad arricchire la formazione, si unirono dapprima un batterista tedesco che portò la solida struttura ritmica, le femminili bassiste e tastieriste, oltre a innumerevoli strumentisti di variegata fattura. Quello che ci ha colpito, nella loro lunga e nascosta storia, è stata la capacità di ridimensionare il progetto ad un livello amicale e il più possibile lontano dal successo. Che potessero veramente raggiungerlo o meno questo successo, non ci è dato sapere, ma quello che è certo è che, sino ad oggi, hanno abilmente schivato ogni possibilità di emergere.

Figli dello stesso ampio e impari bacino che ha dato alla luce Stato Sociale e Rumba de Bodas, gli Eh?! si sono esibiti nei peggiori bar della “Bologna-non-bene”, portando però un livello di divertimento che ha catturato spesso l’attenzione del pubblico. La canzone probabilmente più conosciuta è una grande ballata d’amore, BicisessualeCome abbiamo potuto constatare sul campo, al primo ascolto le note e il ritornello si insinuano in un recondito angolo della mente dell’ascoltatore. Una volta insediatosi, “e non c’è niente di male, ad esser bicisessuale” sarà la colonna sonora delle vostre giornate. Potete testare anche voi questo effetto in esperimento autogestito: fateci sapere il risultato.

Le esibizioni, spesso votate ad una mediocre calibrazione acustica, sono da sempre state bilanciate da una grande presenza scenica e da escamotage coreografici, come lanci di mutande, nutella e spaghetti e abbigliamento pressochhè privo di gusto. Il primo album è stato registrato nella cameretta di Michele (ad eccezione della batteria). Alcuni pezzi di batteria son stati registrati ad Hannover dal primo batterista, Eike, altri pezzi da nuovi e vecchi batteristi nel locale storico che ha visto più concerti degli Eh?! in assoluto e che ora non esiste più, La Vereda.

 

I temi trattati nelle canzoni variano dall’alcol all’amore per le biciclette, dal daltonismo ottico alla pigrizia, dal femminismo al sentirsi uova, dagli umarell agli aperitivi, dalla birra ai termosifoni. Per pigrizia forse, gli Eh?! hanno impastato questo solo album, unico e (forse) inimitabile: Il tempo dellEH?!  piazze. Nel 2014, forse. Il titolo è quello di una delle loro canzoni più profonde:

Volti rimbalzan nella piazza/una moretti e una birra/e l’avvenire è una gran festa. 

L’album contiene 10 pezzi tutti originali che spaziano dal punk di Non sono un alcolizzato diciamo che bevo al blues rock di Pro-cra-sti-nation fino al folk spagnoleggiante di Debajo de mis pies. Le canzoni sono scritte e interpretate da Michele, Mauro, Andrea e Jesus, che però ha abbandonato la band dopo essersi trasferito in Spagna (chissà forse per l’esito della registrazione).

La formazione attuale vede i 3 musicisti sopracitati oltre ad Adolfo al basso, Eddi alla tastiera e Vito alla batteria. Dalle sapienti menti di questi ragazzi sono uscite altre e diverse canzoni molto interessanti, che a distanza di tre (forse) anni daranno alla luce il nuovo cd “EhTwo” (da leggere con movimento della testa che indica starnuto). Per chi li ha conosciuti dal vivo, l’album sarà un tuffo nei pezzi già conosciuti con incursioni inedite come Umarell Ctrl e Policlinico. Quello che rimane è l’intoccabile indole di questa carovana di musicisti che hanno scelto di “essere punk” nella misura in cui, schifando ogni forma di inserimento nel sistema, rimangono fedeli ad una linea grezza e genuina. La sala prove che li accoglie e che in più occasioni si è trasformata in location per feste e serate di estremo divertimento spontaneo, ben si addice alle loro personalità. È un po’ nascosta e sembra l’ingresso ad un mondo parallelo: a fianco di un amplificatore appare un ombrello con appeso un abito rosso da pagliaccio, il tavolino è una bobina di legno e sullo sfondo c’è la bandiera di XM24. Per entrare dovete passare a fianco di una bicicletta un po’ barcollante (immancabile dopotutto), e ad una scorta di birre che non mancheranno di essere offerte. Tutto sembra tenuto un po’ assieme con lo scotch (non l’alcolico), ma la sensazione che trasmette è quella di un posto dove, almeno qualche ora, vale la pena di passarla. Ecco, questi sono anche gli EH?!, e per chi ora è incuriosito serve fare una raccomandazione: proprio perchè a loro di essere famosi in giro per l’Italia non importa, controllate la loro pagina e andate a cercarli. Ne varrà la pena.

Riscaldamento globale: si sciolgono gli Elio e le Storie Tese

Potrebbe essere solo uno scherzo, una messa in scena, ma questa volta sembra che l’avventura della band che da 37 anni ha trasformato la musica italiana come nessun altro sia giunta al capolinea.

Hanno annunciato il loro ultimo concerto, e a questo punto vale davvero la pena esserci, il 19 dicembre al Forum di Assago, Milano, la loro città natale.

Tutti quelli della mia generazione, di quella precedente e probabilmente anche di quella successiva hanno riso a crepapelle canticchiando a memoria tormentoni come Cara ti amo, La terra dei cachi, il pippero o Shpalman.

Ma gli Eelst non erano solamente ironia pungente e divertimento, erano anche critica e satira, come apparve chiaro quella volta che furono cacciati dal palco del primo maggio mentre ne dicevano di tutti i colori sulla politica. Erano soprattutto genio e follia musicale in grado di spaziare dalla Canzone mononota ad Alfieri, solo per citarne due, passando da un genere musicale all’altro, dalla classica al reggae, dalla dance al rock, mantenendo sempre il carisma che li ha contraddistinti fin dagli esordi.

Non solo una band ma anche degli showman, han partecipato ad esempio a quell’incubatrice di fenomeni che era Mai Dire Gol, una trasmissione come non ce ne saranno mai più, sigh!

Nessuna lite interna, nessun dissidio, gli Elio e le Storie Tese han dichiarato che si sciolgono perché “Ci vuole l’intelligenza di capire di essere fuori dal tempo: youtuber, rapper, queste sono le persone che sanno parlare alla gente oggi”. Così ha dichiarato Elio, non senza la sua solita pungente ironia.

Gli Elio e le Storie Tese dunque si sciolgono lasciando un vuoto pazzesco nella musica italiana e nei nostri cuori che continueranno imperterriti a cantare “ragazza che limoni sola, denoti spigliatezza….”

I Solchi di Godblesscomputers in tour

Il martedì pomeriggio Bologna prosegue placida la sua routine lavorativa. Io, in quell’ora nella quale non sai se fare merenda o già aperitivo, mi dirigo in un bellissimo barettino-libreria-enoteca fuori dal centro. Ho appuntamento con Godblesscomputers, o meglio Lorenzo, e scegliamo un posto immerso nei libri e lontano dal caos. L’obiettivo è fare un’intrevista, quattro chiacchiere in vista dell’inizio del nuovo tour che inizierà il 14 ottobre al Tpo.

Ora, io e Lorenzo ci conosciamo da prima che si chiamasse Godblesscomputers, la situazione quindi tende verso la chiacchierata amichevole. In parte però, anche perché Lorenzo è una persona estremamente amichevole. Non c’è un grandissimo scollamento tra “l’uomo pubblico” e il ragazzo semplice con cui parlare di cosa fare nel tempo libero e con cui bere una birretta. Godblesscomputers non riesce a non parlare di musica: è una cosa bellissima, sintomo di un bell’attaccamento patologico a quello che fa, al suo lavoro. Si incrociano i racconti quotidiani a quelli dei backstage e della vita da “nuova scoperta nel panorama elettronico nazionale”, come è stato descritto più volte. In procinto di iniziare un nuovo tour con la formazione allargata, facciamo un salto indietro e parliamo degli inizi. Si risale fino a Berlino, quando per la prima volta appaiono i lavori solisti di Godblesscomputers. 

Quando i primi due album, The Last Swan e Swanism, vengono notati si rintraccia quello che renderà la musica di Lorenzo un’eccezione nel panorama nazionale, e non solo. Si, è elettronica, ma con un carattere morbido e introspettivo, tanto da avvicinare anche chi questo genere non lo ama. A rendere possibile questa magia è probabilmente la profondità di livelli dei diversi pezzi, dove l’identità di Lorenzo porta con se la formazione tardo adolescenziale in un sottobosco hip hop; coperto da un sottile manto di dub e in maniera sempre crescente anche di soul music, il risultato finale è racchiuso in album dal sound corposo, ma leggero. Forse la mia traccia preferita di sempre è Closer, che arriva in uno dei lavori successivi e più maturi, Plush and safe (2015). La maturazione musicale dei suoi pezzi è comunque già presente in maniera molto lineare e costante in Veleno (2014), dove il tema che fa a fulcro all’album è sviluppato nelle tracce con minuziosa attenzione e delicatezza. L’ultimo e nono lavoro di Lorenzo è Solchi (2017), dove il tocco di Godblesscomputers cambia di nuovo. Già in Just Slow Down, che tende a scalzare Closer nella lista dei miei preferiti, si sentono nuove influenze, debitrici principalmente ad un sound meno dub e più soul. Un debito positivo verso l’esperienza berlinese che si fa sempre sentire, garantendo anche negli ultimi pezzi un respiro internazionale e di facile digestione. Il mare romagnolo della sua adolescenza si fonde al sound dei club tedeschi e ci fa uscire dai confini bolognesi in un secondo. Un mix che ha catturato l’attenzione non solo nazionale, come può testimoniare la presenza congiunta di un percorso in Italia e all’Estero.

Il nuovo tour per la prima volta lo vede sul palco in compagnia di altri “componenti umani”. Questa nuova formazione è stata sperimentata a Home Festival (noi presenti, confermato l’apprezzamento), con un grande successo di pubblico. Anche Lorenzo lo racconta come un bel passo avanti, una nuova forma per un progetto dove a muoversi sono in tre, assieme a bassista e batterista oltre all’immancabile fonico Dado. Noi lo attendiamo per la prima data, che pare sia anche “unica”: sul palco non solo la band, ma anche diversi featuring che non saranno presenti nelle prossime tappe. Perchè perderselo, no?

Che fine ha fatto il Rock’n’Roll?

Beatles, Led Zeppelin, Iron Maiden, AC/DC, Queen, Pink Floyd, Guns ‘n Roses, Deep Purple, Nirvana, Rolling Stones e la lista potrebbe continuare ancora per molto. Il Rock, quello con la R maiuscola, ha conosciuto la sua epoca d’oro tra gli anni ’60 e gli ’80, poi questa miniera d’oro sembra essersi esaurita.

Alcune band, come i Rolling Stones,  continuano a suonare anche al giorno d’oggi ma sta di fatto che le band rock più importanti della storia sono nate e cresciute almeno 30 anni fa. Dagli anni ’90 sembra quasi impossibile trovare una band capace di lasciare un’impronta anche solo lontanamente simile a quelle lasciate dalle band sopracitate.

Ma cosa ha provocato questo declino?

Anni fa c’erano band dal potenziale incredibile che non hanno raggiunto il successo meritato perché la concorrenza era spietata. Potremmo prendere ad esempio i Whitesnake o gli Sweet, rimasti solamente nelle teche di grandi appassionati di rock, ma che non hanno raggiunto livelli di successo planetari. Eppure il loro era rock di un certo livello.

Uno dei fattori implicati è probabilmente l’avvento di Mtv, nata nel 1981, che ha provocato un cambiamento culturale nella fruizione della musica. Le case discografiche si trovarono pian piano sempre più spinte dalla necessità di pubblicare singoli di successo, a discapito della qualità. In poche parole, pubblicare di più e più in fretta. Se fino a un certo punto della storia una band aveva la possibilità di rinchiudersi in studio anche per anni, per lavorare su un intero album, dagli anni ’80 in poi l’industria musicale ha chiesto e ricercato altro. Internet ha dato il colpo di grazia a questo passaggio. Oggi non è più strettamente necessario scrivere album, basta pubblicare singoli orecchiabili in rete.

Abbiamo rari esempi di band rock che pubblicano album fantastici anche negli anni ’90, Toxicity dei System of a Down è addirittura del 2001, ma dopo il grande successo di quell’album nessuno dei successivi è stato allo stesso livello. Negli ultimi anni sono saliti alla ribalta, soprattutto per i loro live, i Biffy Clyro, che per quanto spettacolari e probabilmente la migliore band rock di successo del momento (insieme ai Foo Fighters, nati però già più di due decadi fa) sono difficilmente paragonabili alle band citate all’inizio, e sono mosche bianche in un panorama che appare povero.

Un’altra questione, che non è legata al declino del rock, ma alla sua assenza dalla grande distribuzione è proprio il suo essere rock. Si sente spesso dire che è già stato fatto tutto quello che si poteva fare; ciò è in parte vero, è difficile fare qualcosa di nuovo, originale e bello allo stesso tempo. D’altro canto, è vero anche che le proposte di cose nuove vengono spesso bollate come strane, assurde o senza senso. Il limite è difficile da definire e il compito spetta ad etichette discografiche, che devono fare i conti con la vendibilità del prodotto. Propongono in base ai gusti della gente che a loro volta vengono influenzati dalle proposte, ed inserirsi in questa spirale è difficile.

In conclusione il rock non è morto, si è rintanato in qualche cantina dove quattro ragazzi coi capelli scompigliati pestano sui rullanti, fanno vibrare le mura coi bassi e spaccano delle chitarre mentre provano per ore e ore una canzone che non uscirà mai da lì. Speriamo che torni presto una seconda epoca d’oro, nell’attesa mi ascolto The Ace of Spades dei Motorhead con un bicchiere di Jack Daniel’s, alla salute del Rock, con la R maiuscola.

 

Aquaragia riapre i battenti con Morgan… e non solo!

Chi appartiene alla generazione Y si ricorda bene di Morgan. Le canzoni dei Bluvertigo facevano parte delle compilation adolescenziali, quindi, va detto, le conosciamo. Dopo la fine della band il frontman si è reinventato come artista e anche come discusso personaggio tv. Il circolo culturale Aquaragia lo ha scelto come artista di apertura il 14 ottobre, coprendo così gli interessi di un pubblico ampio.

Facendo fede alla programmazione delle nuove attività per l’anno 2017/18, la scelta di Morgan fa da apripista alle varie proposte. Aquaragia è stato per lunghissimo tempo, dal 1989,  un punto di riferimento per le serate della bassa modenese. Dopo uno stop forzato, si è riscaldato con qualche mese di apertura la scorsa primavera. Vi avevamo parlato dell’Aqua&Malto, vi ricordate? I torridi mesi estivi hanno lasciato poi il tempo agli organizzatori per pensare alle proposta del nuovo anno e riaprire col botto. I prossimi appuntamenti mettono bene in chiaro al volontà di proporre serate adatte a tutta la popolazione basso emiliana. Le serate del sabato sera sono pensate per tutti, ma soprattutto per chi ha voglia di fare un po’ di casino. Oltre a Morgan Piano Solo, che proporrà un excursus dei suo cinque album solisti, sono in previsione concerti di varissimi musicisti. Per prepararsi ad Halloween il 28 ottobre sul palco una combo esilarante: gli IToons,anticipati dai bolognesi Eh?!, per una serata da paura (in tutti i sensi). A novembre il Grande Festival Millino porterà a Mirandola quattro band composte da artisti che si sono esibiti a Rockin 1000, per concludersi con un sobrio dj/delirio (come da evento).

Finora abbiamo parlato solo di musica,  ma una delle cose che ci piacciono di Aquaragia è l’idea di offrire davvero qualcosa a tutti, non solo i patiti di musica. Nota di merito per l’inserimento in calendario di una serata ridereccia a novembre con i ragazzi di Lercio, ormai onnipresenti in tutti i festival. Le prime serate sono state anche dedicate all’improstop, che sarà sviluppato durante l’anno con i corsi che si terranno una volta a settimana. Oltre al teatro anche danza, con diversi percorsi di balli latino americani. In collaborazione con l’associazione culturale Leggermente sarà possibile seguire i laboratori: “il magico filo di carta” per creare eco-gioielli e quello di monotipo, in prossimità del natale, per poter personalizzare carte da regalo, segnalibri e tutto quello che volete stampigliare. Anche se non sappiamo ancora le date precise, anche che il Circolo cinematografico Italo Pacchioni organizzerà delle serate cine-documentario… E beh, è solo l’inizio! A breve verranno date informazioni sulle tante attività che frullano nella testa di quei bravi ragazzi dell’Aquaragia.