Quella sera che Dente e Guido Catalano se la sono spassata

La sera che Dente e Guido Catalano si sono divertiti un sacco c’ero anche io. Prima che pensiate che stia millantando amicizie immaginarie, c’è da dire che assieme a noi c’erano anche un po’ di centinaia di persone. Eravamo tutti “Contemporaneamente insieme” al Teatro Duse di Bologna.

Era una sera terribile, in pieno febbraio i portici di Bologna riparavano a malapena dagli scrosci di pioggia che batteva sulle strade. All’ingresso del Teatro Duse frotte di persone gocciolanti si scuotevano, come fanno i cagnetti col pelo bagnato, e si sistemavamo ancora umide sulle sedute in velluto rosso. C’era un bel brusio che percorreva tutto il teatro e secondo me tutti ci chiedevamo, più o meno sottovoce: “Ma come sarà questo spettacolo?”. Si perchè Dente uno lo ascolta, lo conosce, magari non sa proprio tutte le canzoni, ma da per assodato che sia un musicista. Guido Catalano uno lo avrà letto, almeno una poesia dico, ne avrà discusso ad una festa per fare colpo, ma da per assodato che sia un poeta. Prendi due elementi e mettili assieme, quale sarà il risultato?

Contemporaneamente insieme
Dente e Catalano che si fanno delle domande

Nella descrizione dello spettacolo, che ha registrato una serie non indifferente di sold out, è chiarito: “Non un reading, non un concerto, non una commedia dialettale e nemmeno uno spettacolo circense, non un balletto, un workshop, uno spogliarello burlesco e neppure una dimostrazione di prodotti di bellezza o aspirapolveri”. Sono, devo ammetterlo, d’accordo più o meno su tutti i punti anche se forse Dente e Guido (già amiconi), erano tentati di propinarci scherzosamente qualche prodotto di consumo. Il primo pensiero, che poi io ho continuato a ripetermi anche a casa, è che i due “attori” e il registra, Lodo Guenzi, si devono davvero essere divertiti un sacco. A prescindere dalle risate che alle volte nemmeno loro riuscivano a relegare dietro le quinte e mascheravano parzialmente dal palco, a parte la buona dose di improvvisazione che ha percorso lo spettacolo, a parte le registrazioni esilaranti. Io, per le due ore e mezzo di spettacolo ho riso di gusto perché lo sapevo che anche loro si stavano divertendo, e con loro arrivava  l’atmosfera da ritrovo di grandi amici che ha accomunato tutti gli avventori bolognesi.

Il ritmo sempre rapido partivada una registrazione volutamente in bassa qualità che sembrava rubata da un camerino. Un’espediente che ritorna almeno in altri cinque o sei momenti (uno sbagliato che costerà licenziamenti come ricorda Catalano), dove Guido e Dente bisticciano, pianificano, sparlottano della costruzione di “Contemporaneamente Insieme“. Agli audio si intrecciano i match di ping pong tra le canzoni del cantautore e le letture del poeta, che si sostengono, si rubano a volte la scena o dialogano. Ma basta aspettare una ventina di minuti per vedere abbattuta in un attimo la quarta parete. Altro che spettatori, nessuno dei due attori ci lascia in pace accoccolati sulle nostre sedie di velluto e ci fanno entrambi  fischiare, parlare, ci redarguiscono. Credo che per un pelo non siano scesi in platea o non ci abbiano sistemato tutti sul palco per un qualche stop organizzativo, ma che davvero ci siano andati molto, ma molto vicini.

Il tema cardine dello spettacolo, banalmente “L’ammmore”, viene eviscerato in tutti i modi, scardinato, esplorato, raccontato sempre con quel’ approccio che ti lascia fino all’ultimo il dubbio che la performance si concluderà con una riflessione serissima o che scivolerà su una boiata gigantesca facendo rantolare dalle risate tutto il teatro. Ma accadono un po’ entrambe le cose, pur puntando più sull’ironia: ci sono dialoghi con in Cocciantone, dichiarazioni d’amore finite a martellate, simil talk show con lunghe disquisizioni sui “vez” o i “regaz”, botta e risposta a suon di frasi di canzoni d’ammmore, divieti relativi a Brunori.

Non un reading, non un concerto, non una commedia dialettale e nemmeno uno spettacolo circense, non un balletto, un workshop, uno spogliarello burlesco e neppure una dimostrazione di prodotti di bellezza o aspirapolveri
La nostra collezione di cartoline d’ammmore di Dente e Catalano

Insomma, ammore, ammore, ammore, e anche ammmore tra noi el pubblico. Fermi tutti, sarò più chiara: non contenti di parlare d’ammore dal palco Dente e Catalano ci hanno bonariamente costretti a dire la nostra. A scrivere la nostra, per la precisione, su una cartolina consegnata all’ingresso alla quale confidare una dichiarazione d’amore. Tutto per attendere un momento bellissimo, un tre-due-uno che ha scatenato la bufera di dediche volanti lanciate da ogni punto del teatro, veicoli di messaggi d’amore senza destinatario che cadevano in grembo a sorpresa ad ognuno di noi. Con questo atto rivoluzionario Dente e Catalano ci salutano, non prima di una breve lista di consigli per amarci tutti un po’ di più.

E poi via, tutti a casa con un malloppo di dediche e il sorriso stampato, a sfrecciare sotto i portici e nella pioggia mentre scriviamo a qualcuno che “Contemporaneamente Insieme” c’ha ancora un po’ di tappe e che non se lo può proprio perdere!

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