“Delicato”, l’album d’esordio de I Traditori

L’album d’esordio dei Traditori è uscito il 20 aprile per Libellula. S’intitola Delicato ma di delicato non ha nulla.

Non pensavo che avrei mai detto una cosa del genere ma i Traditori ricordano molto Lo Stato Sociale all’inizio, con la differenza che parlano di sfighe. Vengono dalla Romagna, hanno registrato l’album allo allo Stonebridge Studio di Cesena. 10 tracce di indie, ma che poi l’indie cos’è? 10 tracce di musica pop, anzi 9 pop e una post-punk. Poca voglia di prendersi sul serio, i Traditori raccontano un po’ la generazione dei nati negli anni ’80, la generazione dei precari che hanno superato, male, l’adolescenza fin da troppo, ma non se ne sono ancora accorti.

L’album si apre con Povero Sfigato, un inno alla sfiga della generazione precaria, dei nati negli anni ’80. Ed è proprio questo il target di questi ragazzi romagnoli. “Siamo perdenti e ci piace così!” Coriandoli è una storia d’amore (forse), ma non parla d’amore, non ci sono cuoricini, parla di coriandoli che fanno male.

E poi si balla, freneticamente con Parquet, una canzone che racconta con tutta l’irriverenza possibile la voglia di stare a casa. Ormai 30 anni e pochi capelli, un incubo per tutti i 30enni che finiranno poi avviliti sul parquet.

Eri una persona bene è la ballata malinconica dell’album, a seguire arriva una canzone che potrebbe esser stata scritta da Pippo Franco per Sanremo ’83, si chiama Carezze e parla del non avere voglia di fare sesso, disagio. E poi via di drum machine a cui si uniscono tastiere per Interstella, esatto, senza R.

Giunti alla traccia 7 una sorpresa inaspettata, si parte con un piano jazz e pure il testo si fa un po’ più intenso. Botero parla di una storia d’amore, per nulla perfetta. E poi si cambia proprio ritmo e genere, Le donne, è una canzone completamente post-punk, ritmata e veloce. Treno ci fa tornare su musicalità anni ’90, di cui si sentono le influenze in tutto l’album e a chiudere l’album ci pensa Lignano, una canzone che rallenta il ritmo e praticamente saluta l’ascoltatore. Una canzone che parla di ognuno di noi in maniera incredibilmente dettagliata, dalle birre da 66cl, agli amici che si sposano.

“Fateci suonare sulla spiaggia, vogliam suonare sulla spiaggia, sfogare tutta la rabbia, mentre un amico limona con lo slippino dentro la cabina, dai che poi se la sposa. Fateci mangiare le cozze dopo il bagno l’anguria, il nostro amico ha avuto un figlio.”

“Non ci piace prenderci troppo sul serio, e si sente” – raccontano I Traditori – “Non ci piace fare tanti discorsi attorno alla musica e ai nostri pezzi. I nostri ascolti sono vari, ma abbiamo sempre avuto un animo pop. Quando abbiamo deciso di suonare senza filtri, è venuto fuori quel substrato ritmato e orecchiabile dovuto alle nostre influenze anni ‘90. Dobbiamo anche ammettere che il nuovo “movimento pop” (perché di indie ormai ha ben poco) italiano, che ha riportato in auge quel gusto anni ‘80 e ‘90, ci ha servito l’assist per prendere nuovi spunti. Forse ci siamo dentro anche noi? Chissà. Di sicuro ne siamo complici, ma senza prenderci troppo sul serio”.

 

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