deerhunter bologna tpo 9

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Dagli USA con amore e country and more: Deerhunter e Orville Peck a Bologna

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Psichedelica, folkloristica, mistica. La serata che ha visto sul palco del TPO i sorprendenti Deerhunter, anticipati da Orville Peck non è facile da raccontare. La data del tour del 14 novembre si è svolta in una Bologna piovosa, ma calda verso le due band. In un locale stipato da un pubblico variegato la band Orville Peck ha notevolmente scaldato gli animi con un look e un sound peculiare che difficilmente ci scorderemo.

Orville Peck, direttamente dal Canada, riesce a rendere ottimamente la proposta molto settoriale della musica country, contornata da abiti e tenuta sul palco a tema. L’album di debutto Pony, targato 2019, sembra una promessa da tenere sott’occhio, o meglio a portata d’orecchio. Temi come l’amore e la perdita del partner sono cantanti da questo colosso mascherato, con radici musicali country ben definite. Il ringraziamento del pubblico è sincero, compostamente in attesa del live dei Deerhunter.

Quando il palco si prepara, con un soundcheck a prova di risate, ormai la pressione sottopalco è forte. Il live della band giunta all’ottavo album, Why wasn’t everything already disappeared?, non delude le altissime aspettative e davanti ad una fascia d’età varia snocciola successi dell’ultimo lavoro e dei precedenti. Pur lasciando fuori le origini più ribelli del punk, a favore di un rock più morbido, i Deerhunter non nascondono la loro carica musicale. La tenuta del palco è spettacolare e, a dispetto della staticità dei musicisti e della mancanza di introduzione ai pezzi e al live, è impossibile non rimanere catalizzati. Bradford Cox è magnetico, la voce che scopre un ampio raggio di sperimentazione si mescola con gli strumenti in un connubio di difficile definizione. E così si svela anche la continua peregrinazione da un genere all’altro, che fa impazzire chi cerca di spiegare che genere crea questo gruppo statunitense. Poco importa, che si tratti di ambient punk o rock tra art e post, vale la pena di lasciarsi ipnotizzare dall’esibizione e farsi trasportare. Un’ora abbondante di pezzi dove spuntano a sorpresa sax e violini, intervallati verso la fine da battute brevi e lapidarie ci lasciano contenti e musicalmente appagati.

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