Berlino è piuttosto una parte di mondo che una città. Lollapalooza Day 2



La frase non è nostra ma di uno scrittore a cavallo tra ‘800 e ‘900, ma rappresenta il festival alla perfezione. Da Rag ‘n Bon Man a Dua Lipa, da Liam Gallagher a Kygo, dagli Imagine Dragons ai Kraftwerk.

Il secondo giorno il sole splende su Berlino. Ci sono trenta gradi, in barba a quello che ci si aspetta dalla capitale tedesca. Dopo i concerti del primo giorno l’obiettivo del day 2 a Lollapalooza è esplorare tutta quella grande fetta di festival che abbiamo bonariamente schivato la giornata precedente. Con il sole che batte a picco su Olympiastadion e su Olympiapark.
Le porte del Lollapalooza si aprono presto, alle 10.30 del mattino, ma diciamoci la verità: noi siamo andati più tardi. Da plan abbiamo però scoperto che il sunday morning tedesco prevedeva una lezione di yoga e alcuni concerti per scaldarsi un po’ in vista del fitto programma. 

Come il giorno precedente la programmazione di 12 ore non prevedeva punti morti o momenti in cui guardarsi intorno spaesati: cinque palchi sempre attivi, attivissimi. Cinque e mezzo a dire il vero, calcolando anche il Kidzapalooza. Impossibile non tornare bambini almeno un pochino, il giusto necessario per inerpicarsi lungo il percorso che, attraversando un piccolo parco, portava ad un festival taglia xs. Piccole tende con giochi sparsi intorno e un delizioso minuscolo “main stage” dedicato ai concerti di musica pensata per i più piccoli, ma non solo: un’area meditazione, due punti riservati alle esibizioni di circo, una pista per un rally in miniatura. E tantissimi piccoli sorridenti che scorrazzavano tra adulti e ragazzi stesi a rilassarsi e prendere il sole.

Uscendo dal Kidzapalooza però la vista è spettacolare. Rifacendo il percorso al contrario si arriva alle spalle della grande ruota panoramica che svetta sul parco assolato. Sotto, una marea di persone pronte per tutti i live del main stage e sullo sfondo lo statuario stadio che già balla a ritmo dei primi live: sul Perry stage si son già esibiti Smiie, Danny AvilaSan Holo

Al nostro arrivo sui palchi principali si son già esibiti vari interessantissimi artisti come Giant Rooks, Clairo o Alexis Taylor. Noi arriviamo in tempo per sentire gli ulimi pezzi del soul di Rag ‘n Bone Man. Il sole cocente non aiuta e la zona del festival è ancora in fase di riempimento. Sull’Alternative Stage stanno chiudendo la loro esibizione i britannici Wolf Alice.

È l’ora della bellissima e anche talentuosa Dua Lipa, che grazie al singoli cantati a squarciagola dalla platea mette bene in chiaro che la carriera da modella non è l’unica prevista per lei. Come in quasi tutti i live dei due main stage la scenografia è spettacolare e regge un’esibizione forse non troppo facile da digerire vista l’ora e il gran caldo. Dopo avere ascoltato un po’ di hip hop autoctono con i Freundeskreis, abbiamo deciso di spostarci di nuovo al Main 1 per un po’ di rock nostalgico. A salire sul palco è Liam Gallagher. Pochi fronzoli per l’ex Oasis, quasi nulla di scenografico, cosa che forse avrebbe aiutato a sentire meno le stonature di alcuni pezzi. Sempre minimale nel rapporto col pubblico e poco sorridente, Liam canta insieme a tutto il pubblico pezzi nuovi e vecchi. Il pubblico va ovviamente in delirio per i pezzi degli Oasis come Supernova Champagne o Some might say.

Poco dopo si torna al pop-rock più recente: scenografia minimale ma di grande impatto, questa volta però per gli Imagine Dragons, che rendono onore al pop con incursioni discorsive strappalacrime. Tra una bandiera della pace sventolata e un’ode alla musica che cancella le barriere, il cantante Dan Reynolds saltella in pantaloncini e addominali incitando la folla accalcata alle transenne. Ed è così che anche noi ci ritroviamo a cantare a voce alta Thunder e Radioactive, Whatever it takes e Negative. Prima della fine del live lasciamo però la band alle prese con effetti speciali e una dedica al rapper Mac Miller recentemente scomparso.

La meta è di nuovo l’alternative stage dove riusciamo a conquistare la prima fila per alcune hit dei Fink. L’ex dj  Fin Greenall delizia tutti con sonorità rock e blues, in un mood distopico rispetto all’atmosfera festivaliera. Forse più meditativo, sfodera comunque pezzi densi, ripidi nelle esecuzioni della sua chitarra e della band come This isn’t a mistake, There is just something about you e covering your track.

Mentre il Perry Stage esplode di energia con il live di Kygo, ammiriamo dall’alto la folla in visibilio per l’artista norvegese; brani house come Stay, o Ain’t me, con spennellate molto personali di bassi melanconici che hanno conquistato una grande fetta di pubblico dal 2015; la musica con il suo marchio di fabbrica è riuscita a conquistare anche appassionati non prettamente dediti all’house music. Non per niente è arrivata la collaborazione con Imagine Dragons che con Born to be yours suggellano una fusione di generi. Non attendiamo la fine però, perchè si avvicina l’ultimo concerto sul main stage 2, uno dei più attesi e non a caso posizionato come coda della timeline dei palchi principali. Due ragazze si avvicinano per porgerci due paia di occhiali per la visione in 3d, necessari per gustare a pieno il live del collettivo tedesco Kraftwerk in 3d. Nel buio della sera berlinese, che è scesa tra le 20 e le 21, il quartetto sale sul palco e pilota dalle postazioni post moderne le proprie creazioni. Con Autobahn, Radioland, Antenne e soprattutto Roboten, nella versione in tedesco, per fare solo alcuni esempi, prendono vita grazie alla musica molto viscerale del collettivo. Una fusione di sensi, un beat elettronico viscerale e una visione in 3D fatta di elementi geometrici e minimali che avvolgono e raggiungono la percezione totale dell’ascolto.

Non a caso i Kraftwerk presentano e hanno presentato in passato progetti in 3d in istituzioni come Tate Modern, MoMa e Naue nationalgalerie; una consacrazione che li inserisce a ben vedere nel registro degli artisti che hanno fatto la storia della musica, dei veri e propri rivoluzionari che saranno ricordati nel tempo. Gustiamo il live e quando scema l’ultima canzone e si spegne la proiezione in 3d scopriamo che intorno a noi la popolazione lollapalloziana si è ridotta. Si sta spegnendo pian piano la musica, rimangono attivi ancora i bassi di Kygo e il Weinngarten con l’ultimo live di David Keenan. Ne approfittiamo per esplorare tutta quell’area che non abbiamo avuto modo di scoprire in queste intense 48 ore: sarebbe un peccato non passeggiare tra i tanti stand forse un po’ penalizzati dalla strettissima timeline di concerti.

 Abbiamo ancora abbastanza tempo per scattarci le fototessere per un progetto Europeo, colorarci i capelli allo spazio Fashion per avere una chioma multicolore, scoprire come fare una maglietta tie&die in una lavanderia openair. E sono solo alcuni dei piccoli divertimenti disseminati in Olympiapark, assieme ad una fornitissima area food, alla piscina Acquapalooza, all’absolute village. Ci pentiamo un po’ di non avere scoperto per tempo tutte le possibilità, ma ripensandoci abbiamo ascoltato tanti live bellissimi ampliando anche le nostre conoscenze musicali. Il Lollapalooza Berlin si spegne prima di mezzanotte e di nuovo il fiume di persone, anche se meno corposo della sera precedente, si avvia verso la metro. È ora di tornare alla normalità, anche se forse è un po’ meno folle dello spirito lollapalooziano. It was very berlin.

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