Le Endrigo

Le Endrigo “Cambiamo articolo e rinunciamo ai nostri privilegi”

Abbiamo intervistato Le Endrigo in attesa dell’uscita dell’album omonimo. Il terzo primo album della band bresciana.

Il terzo primo disco, come dicono loro, de Le Endrigo uscirà il 16 aprile per Garrincha e Manita Dischi e si chiamerà Le Endrigo. 10 tracce registrate e prodotte da Nicola Hyppo Roda (Keaton) con la sapiente guida di Virginia Faraci (che li accompagna anche come fonica live) al mitico Donkey Studio di Medicina.

Un album che musicalmente si discosta molto da quanto fatto finora dal trio bresciano. La musica è cambiata perché “sono venute meno le preoccupazioni, ogni canzone ha quello di cui ha bisogno, se serve il piano c’è il piano, se serve il violino c’è il violino e se serve la chitarra assatanata c’è la chitarra assatanata.”

Insomma, se con Ossa Rotte Occhi Rossi (2017) e Giovani Leoni (2018) il trio ci aveva abituato ad una certa aggressività musicale, ai “200 chili di chitarra distorta” e ritmi veloci quasi punk, il nuovo album è molto diverso.

Ce lo racconta Gabriele, voce, chitarra – e curatore dei social della band, ci confessa – nell’intervista che ci ha rilasciato e che potete ascoltare:

Mercoledì 7 aprile alla 16.30 su Radio Città Fujiko 103.1

Ma non si parla solo della musica della band proveniente da Villaggio Sereno (BS). Nelle ultime settimane la band ha cambiato nome, prima spaventando i fan sui social dichiarando, all’uscita dell’ultimo singolo, che si sarebbe trattato della loro ultima canzone, e poi lanciando un manifesto che cerchiamo di riassumere qui.

Oggi muoiono Gli Endrigo.
Oggi nascono Le Endrigo.
Perché?

È esattamente la domanda che vogliamo sentirci fare finché esisteremo. In un mondo in cui un articolo determinativo fa ancora la differenza e comporta dei privilegi noi scegliamo di liberarcene e unirci al coro e le battaglie di chi li vuole sradicare. Un gesto minuscolo, lungo due lettere. Un gesto con cui scegliamo di provare a veicolare un messaggio alternativo a quello discriminatorio, machista e predatorio che spesso il mondo della musica si trascina, quasi come una tradizione. Un messaggio che noi stessi abbiamo in passato contribuito ad alimentare, come protagonisti, come complici o semplicemente voltando lo sguardo da un’altra parte.
Sbaglieremo e cadremo ancora, ma avremo due lettere a ricordarci chi vogliamo cercare di essere. Qualcuno dirà che non esistono differenze di trattamento nella musica. A quel qualcuno faremo fare un giro sopra, a lato o davanti a un palco con le orecchie ben aperte.
Qualcuno, ed è tutto ciò che vogliamo, ci chiederà perché. A quel qualcuno avremo molte cose da raccontare.

Come sottolinea Gabriele, “non vogliamo sostituirci a chi è vittima e soffre veramente di discriminazione in quanto donna, vogliamo aprire un dibattito, cercare, come uomini, di non essere indifferenti o complici di un sistema sessista e discriminatorio. Non possiamo capire davvero cosa significhi e non abbiamo la presunzione di poterlo spiegare. Abbiamo confrontato il manifesto con tante amiche e colleghe per essere certi che fosse qualcosa di condiviso e non come spesso avviene, di uomini che fanno proprie battaglie non loro. Vogliamo fare la nostra parte facendo in modo che ci sia un’occasione in più di aprire il dibattito e soprattutto non voltando lo sguardo dall’altra parte quando incontreremo ancora questo tipo di mentalità”.

“E’ un messaggio”, ci racconta, “che ci segue da tempo ha compreso e condiviso. Abbiamo ricevuto critiche da varie parti ma anche tanto supporto, sia da amici che da estranei e siamo contenti, nel nostro piccolo di aver aperto un po’ un dibattito che si è rivelato polarizzante.”

Le Endrigo sono Gabriele Tura (voce, chitarra), Matteo Tura (voce, basso, piano e tutto quello che serve) e Ludovico Gandellini (batteria).

Le Endrigo è il nuovo album in arrivo il 16 aprile. Dieci canzoni per dieci ragioni come raccontano sul loro canale Telegram:

  1. Non son capace per chi vuole una canzone triste senza consolazione per farsi ancora un pò male.
  2. Cose più grandi di te per raccontare quello che siamo stati e non vogliamo essere mai più, maschi che gonfiano il petto perché gli è stato insegnato così.
  3. Anni Verdi per provare a fare pace con il tempo gettato.
  4. Stare Soli per chi ama troppo voracemente e vorrebbe digerire nascosto dal mondo.
  5. Smettere di fumare per tutte le false promesse che giuriamo solennemente di non mantenere.
  6. Un lunghissimo errore per riassumere i nostri anni di viaggio in quaranta secondi.
  7. Infernino per chi deve guardare chi ama perdere in continuazione, rialzarsi e perdere ancora. E non lo lascia.
  8. Standard Rock per chi ci ascoltava prima e ora è deluso per chi ci ascoltava prima e ora è deluso. E gli vogliamo bene.
  9. Il cazzo enorme di chi suona per chi si è sentito Dio solo perché è salito su un palco senza capirci nulla. Tipo noi.
  10. Korale per chi è costretto a tuffarsi nel Mediterraneo con la propria vita in spalle. Che spesso pesa troppo per restare a galla. Questo brano che chiude l’album vede la partecipazione di ragazzi provenienti da vari paesi africani che hanno prestato la loro voce ad un pezzo bellissimo.