zen circus @estragon bologna 13 aprile 2018

Quando l’Estragon si incendia con Il fuoco in una stanza degli Zen Circus

Nel decidere il momento clou della tappa di apertura del tour de Il fuoco in una stanza degli Zen Circus sono indecisa: Appino che si riprende da solo per avere sbagliato una strofa, i ringraziamenti al geometra-pianista assente o Karim Qqru che scende tra la folla con la washboard. Ma forse, sto correndo troppo.

Venerdì 13, e checcefrega delle superstizioni, c’è stata la prima tappa del nuovo tour degli Zen Circus. La fila per entrare all’Estragon di Bologna è un lungo serpentone che taglia il parcheggio, dove comunque continuano ad arrivare nuovi fan. Ci ascoltiamo così, in coda, il gruppo spalla della serata: La Notte, band esordiente, nata sotto l’ala protettiva di Karim che ha da poco inciso il primo album omonimo. Fortunatamente entriamo nell’enorme spazio, stipato di fan, in tempo per il singolo Catene. La voce di Appino fa quasi a gara con la marea di voci che cantano “Non trovo gli accordi/E neanche le parole/Il tempo viaggia sempre/Solo in una direzione”.

Anche da lontano si possono vedere i sorrisi sui visi dei musicisti, che infatti all’ultimo colpo di batteria del primo brano esordiscono con un saluto, mettendo in chiaro l’animo della serata. Ufo, canottiera nera attillatissima e basso a penzoloni: “Ragazzi, ci siete davvero mancati!” e con un sorriso complice, manco fossimo in una sala prove striminzita, riesce a strizzare l’occhio a ognuno di noi “Sono stato un mese chiuso in sala prove con questi qua”. Il concerto prende il via e scivola alla perfezione tra i brani dell’ultimo album Il fuoco in una stanza e pezzi storici da altri album come Andate tutti affanculo, Nati per subire e La terza guerra mondiale: da L’egoista all’immancabile Canzone di Natale (adatta tutti i mesi dell’anno), da L’anima non conta a Pisa merda (inneggiata a gran voce dalle prime file), fino allo splendido Il fuoco in una stanza.

La carica di inizio tour si sente ed esplode rimanendo constante per tutto il live, un’intensissima ora e mezza. Ad aiutare, sicuramente, anche l’energia che di rimando arriva da sottopalco: l’enorme successo de Il fuoco in una stanza si può misurare dal costante accompagnamento di ogni singolo brano, cantato e sgolato in ogni angolo dell’Estragon, o anche pogato potentemente nelle prime file. Sul palco Ufo, Appino, Karim e Il Maestro regalano un live mai così bello, con la magia di un’atmosfera particolare: siamo in tantissimi, ma la sensazione è di essere in una dimensione amichevole e rilassata, tanto che anche le esecuzioni pur risultando perfette nella copertura di tutto il pubblico, sono percettibilmente suonate anche per una dimensione personale, quasi da sala prove. Saranno chissà, i rimasugli dell’ultimo periodo di lavoro intenso a ritmi serrati. Tutto il palazzetto diventa una stanza nella quale anche Appino si prende in giro quando sbaglia un’attacco e si sgrida con un “Ma Appino, ma cosa dici“, e Ufo continua a ringraziare un geometra alla sua destra, mentre Karim imdossa la washboard e si scatena dedicandosi a Ragazzo Eroe.

La fine del concerto dove “anche gli Zen Circus alla fine hanno fatto questa buffonata“, si conclude con due pezzi acclamati a gran voce con un unisono “se non fate l’ultima noi non ce ne andiamo“. Anche in questo caso Ufo riesce a tagliare corto la dimensione tra palco e platea urlando e ridendo al grido di “ci vediamo dopo al Locomotiv“. Il primo concerto del tour de Il fuoco in una stanza ci lascia appagati come una buona notte di sesso, convinti che questo sia, molto probabilmente, il miglior album della band.

 

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