Cara Calma, non si abbassa la voce e si sta Sulle punte per sembrare grandi

Il 19 gennaio è uscito il disco di esordio molto rock del gruppo lombardo Cara Calma. Ero curiosa, molto curiosa di uscire dal loop di musica un po’ indie che ultimamente popola il mio mp3. Ho caricato tutte e dieci le tracce di Sulle punte per sembrare grandi, ho infilato le cuffie e sono uscita, decidendo di percorrere le strade porticate di Bologna fino alla fine dell’album. Catartico, perfetto, carico, energetico, mi vengono ora in mente un sacco di termini. Forse c’è da dire che sono arrivata a destinazione un po’ agitata. Anzi no, bella carica.

Sulle punte per sembrare più grandi è il primo lavoro di Fabiano, Riccardo, Cesare e Gianluca, che dal 2016 sono in formazione sotto il nome di Cara Calma e iniziano a lavorare e sudare in sala prove. Di calmo, va detto, non c’è molto in questo album, ma le tracce che si srotolano da Fango sino a Premi Sulle Ossa non sono propriamente “incazzate”.

Abbiamo intervistato i 4 ragazzi bresciani per farci raccontare direttamente da loro la nascita e lo sviluppo di questa band e del loro album d’esordio.

Se dovessi immaginarmi la scena, da film, mi vedrei seduta con loro, per terra tra gli strumenti con una birra in mano a raccontarci di come vediamo il mondo. E forse, perchè no, di come vorremmo cambiarlo. I Cara Calma non spuntano sentenze, non odiano il mondo nè sbraitano abbaiando contro al società. È vero che non fanno canzoni per bambini, ma non sono nemmeno aggressivi in maniera immotivata. La voce, la batteria, tutti gli strumenti parlano, sono potenti, graffiano e pogano, ma con la voce ben alta per farsi sentire: dalle relazioni d’amore o amicizia raccontate in Fango mentre “Oggi ripenso a noi“, o”ci troviamo un’altra volta a raccontare/Quant’era bello non sforzarsi/Per essere amici” in Premi sulle ossa, si parla anche e quasi immancabilmente della società, della crisi, della voglia di protestare in Rispettare i centimetri, Eroi. I Cara Calma fanno fronte a temi, purtroppo, comuni, ovvero largamente condivisi. A supportarli infatti tante voci, oltre alle nostre che intonano i ritornelli: Ambra Marie entra nei timpani a fine album in Qualcosa di importante, Gianluca Bartolo de Il Pan del Diavolo si affianca per raccontare Quello che ci rende normali e la voce di Bologna Violenta, Nicola Marzan, elenca alla seconda traccia quello che Ci dicevano.

Un album spesso, corposo e con sonorità che sembrano tutt’altro che d’esordio. Una maturità che forse è data dai mille e mille chilometri fatti e dalle presenze forti dei featuring così come della produzione, ad opera di Karim Qqru (vedi The Zen Circus). Sulle punte per sembrare grandi si posiziona a buon merito nella grande famiglia del rock alternativo made in Italy, pur dimostrando chiaramente di avere spinta a molla per saltare in alto. Un disco d’esordio d’ascolto carico in cuffia, ma ancora di più da pogo e sgolata sottopalco. Rimaniamo ora in attesa di intercettare un live, soprattutto per toglierci una curiosità: tutta questa necessità di mettersi sulle punte e apparire più grandi non ci sembra motivata, i Cara Calma mi sa che grandi lo sono già. O forse intendevano in altezza?

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