Cinghiali amici di umani e viceversa. Balla coi cinghiali senza Piero

Quando approdiamo a Vinadio il sole si riflette sul laghetto del forte, tantissime persone sono stese sulle rive e sullo fondo ci sono banchetti colorati e dj set. Ci fermiamo un attimo con la tenda sulla spalla e il sacco a pelo sottobraccio nel nostro tragitto verso il campeggio “dei giovani”, abbarbicato nel fossato che corre di fianco ai mattoni di lunga storia. Siamo al Balla coi Cinghiali.

Ad attirare la nostra attenzione è un ragazzo posizionato esattamente al centro del laghetto, un braccio puntato verso il cielo. Lo osserviamo con la testa leggermente inclinata di lato, come i cagnolini quando non capiscono qualcosa. Poi tutto è più chiaro: conto alla rovescia nel microfono, una schiera di 10 aitanti costumati si lanciano in acqua e cercano di raggiungere il ragazzo, o meglio il premio che tiene in mano. È uno dei tanti momenti spensierati che fanno da emblema del Balla coi cinghiali. A doverlo descrivere si potrebbe definire come una festa allargata di amici che han voglia di divertirsi e che hanno chiamato altri amici a suonare, qualcuno che cucina, qualcuno che proietta. Qualcuno che cerca ancora implacabilmente Piero, che secondo nei si è nascosto e ci fa un gran scherzone. Su questa notizia che Piero si era perso proprio qui rimaniamo stupiti e ce lo facciamo spiegare da una cinghialessa: pare che il giovane p. avesse deciso di andare a riposare in tenda, ma il suo branco di amici non avesse registrato l’accaduto. Da qui il grandissimo spavento nel non trovare più il caro p. (che dormiva molto profondamente) e la mobilitazione collettiva per ritrovarlo. Ancora in corso pare.

Lanciamo la nostra tenda “duesecondi”, prendiamo i nostri bicchieri riutilizzabili e iniziamo ad esplorare la zona. L’ambiente è spettacolare: le montagne intorno sembrano controllare cosa combina questa mandria di matti, il forte accoglie e abbraccia tutti. La gente brulica dietro sorrisi enormi: c’è felicità. Mentre ci beviamo una zerotre iniziamo a familiarizzare con i primi gruppi che si esibiscono sul palco laghetto. La line up di questo palco è prettamente regionale con qualche excursus in Lombardia e dintorni. Dopo il concerto Ska degli Aidid & friends ci scuotiamo un po’ e nell’attesa del concerto successivo esploriamo le zone ombrose del cinematografo, la mostra di mostri fatti di rifiuti e puntiamo in naso all’insù: visto che siamo in montagna c’è giustamente un contest di boulder a scopo raccolta fondi.

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Mentre il sole inizia a giocare a nascondino dietro le pietre del forte chiacchieriamo con qualcuno in coda e ci lanciamo sul lato gastronomico. Piccolo colpo di fulmine per la miasse orgogliosamente local e per la zona ludica dove ci sfidiamo a colpi di palline e mestoli da cucina. Pieni di energie è il momento di tornare a fare scorta di musica e sul laghetto ci gustiamo del sano rock e hardcore prima con i Flying Disk e poi con i discomostro. Netto contrasto tra il nuovo progetto di Carlame degli Scruigners e ciò che avviene sul main stage del Balla coi Cinghiali. Siamo attirati dalle ovazioni del pubblico e appena varcata la soglia del palco principale ci sentiamo oltralpe: il più potente evento rock del cartellone. Solo che sul palco si canta e suona un combat folk completamente in occitano e al posto del pogo il pubblico si scalda con balli a tema estremamente coreografici. Lou Dalfin, dal 1982, il vero rocker dell’occitania. Ammaliati dal questo live rimaniamo un po’ delusi dall’unico concerto per noi poco attraente: indie non troppo originale e presenza scenica un po’ scontata. I miei migliori complimenti sono un pochino meno da parte nostra, ma ammettiamo che siamo un po’ sfasati nei giudizi da ciò che abbiamo visto e ascoltato finora, tutto molto fuori dal comune.

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Il Forte inizia ad essere molto popolato, il Balla coi Cinghiali attira molti, moltissimi umani curiosi. Di nuovo ci troviamo al main stage, questa volta tra una testa di cavallo e un t-rex in trepidante attesa: li conosciamo già, ma è sempre amore come la prima volta per i Fast Animals and Slow Kids. La band, che a scanso di equivoci ricordiamo essere di Perugia, porta energia, calore, pezzi estratti dai diversi album oltre che da Animali Notturni. Aimone non si smentisce, e anche se ha recentemente preso l’influencer non si risparmia profondendo amore sul pubblico. Un vero animale da palcoscenico, notturno o diurno che sia, una band inverosimile per quanto riguarda la capacità di presa su un pubblico eterogeneo. E le tradizioni: la scalata dell’impalcatura, lo stage diving fino a un negroni in lontananza. Finisce il concerto e il mondo fuori inizia ad avere una media di età che sfiora i 20 anni e un livello alcolico che è meglio non calcolare. Dei cinghiali che vegliano su di noi riescono a mantenere la situazione in uno stato di festa senza molestie, magicamente. Si continua a ballare, qualche avventuroso si lancia nel laghetto nonostante il freddo, qualcuno si rotola tra la polvere. Ma in fondo, sò ragazzi. Ci gustiamo un Dutch Nazari estremamente sul pezzo che esprime tutti i suoi pezzi ad una platea ancora parzialmente lucida, il necessario per capire la genialità di questo rapper padovano, ma piemontese d’adozione.

Non ci rimane che terminare con alcuni dj set, chiacchiere con persone di tende vicine, parenti attratti dal Balla coi Cinghiali e ancora qualche amico disperso. Modello Piero. “Andreaaaaaaaaa”. Lo troveremo domani, quando tutte le tende si accartocceranno in più di due secondi e le nostre facce saranno nascoste dietro occhiali da sole.

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