Tengerton a Bologna, tra morin khuur e khöömii al Locomotiv Club

Al Locomotiv Club di Bologna i Tengerton presentano il repertorio del loro primo album, Ilch, pubblicato il 25 settembre per Buda Musique/Routes Nomades. Il quartetto mongolo, formato nel 2023 e oggi residente in Germania, nasce dall’esperienza degli Egschiglen, storico ensemble mongolo con cui alcuni dei musicisti hanno collaborato per anni, e riunisce quattro interpreti di generazioni diverse.

Al centro del progetto c’è il morin khuur, la tradizionale viella mongola decorata con una testa di cavallo, affiancata dall’ikh khuur, una versione di grandi dimensioni dal registro grave, sviluppata anche attraverso il lavoro di ricerca e costruzione dello strumentista Uuganbaatar Tsend-Ochir. Completano la formazione tovshuur, bishguur, tsuur e guimbarda, in un organico che permette al quartetto di lavorare sulle diverse possibilità timbriche degli strumenti.

Un ruolo altrettanto importante è affidato alla voce. Tutti e quattro i musicisti utilizzano il khöömii, una tecnica di canto difonico che permette di mantenere una nota fondamentale continua mentre, attraverso il controllo delle cavità di risonanza della bocca e della gola, vengono messi in evidenza alcuni degli armonici contenuti nel suono. Questi armonici, percepiti come una seconda voce più acuta, possono formare una vera e propria linea melodica sopra la nota fondamentale.

Il repertorio attraversa materiali diversi: canti della tradizione mongola, composizioni della musica colta del Novecento e brani rielaborati dal quartetto. Tra questi c’è Jalam Khar di E. Choidog, composizione legata alle diverse andature del cavallo, figura centrale nella cultura musicale mongola e strettamente associata alla storia del morin khuur. Nell’album compaiono inoltre Temuulel e diversi brani tradizionali.

In uno dei momenti più salienti della serata, un membro del quartetto ci spiega come vengono prodotti alcuni dei suoni legati alla natura. Secondo la tradizione mongola, il khöömii sarebbe stato appreso anche attraverso l’osservazione e l’imitazione dei suoni degli uccelli. Tra le diverse tecniche del khöömii ci sono il kharkhiraa, nel quale alla voce si aggiunge una componente molto grave, percepita un’ottava sotto la nota fondamentale, e l’isgeree, che porta invece in primo piano alcuni degli armonici più acuti della voce, fino a produrre un suono simile a un fischio.

Tra i brani della serata c’è Altain magtaal, un canto tradizionale di lode all’Altai presente anche in Ilch. Secondo l’archivio di Routes Nomades, il brano fu arrangiato nel 1954 da D. Luvsansharav per coro e khöömii. Una registrazione tratta da un film girato a Ulan Bator nello stesso anno documenta quello che l’archivio considera il momento della prima presentazione del khöömii sulla scena di un teatro, un passaggio fondamentale nella trasformazione della tecnica in una forma di spettacolo.

A partire da questo materiale, i Tengerton costruiscono arrangiamenti che incorporano elementi di jazz, blues e flamenco. La formazione a quattro diventa così uno spazio per mettere in relazione strumenti e tecniche della musica mongola con una concezione vicina a quella del quartetto da camera, senza limitarsi a una riproposizione filologica del repertorio.

Il concerto di Bologna arriva pochi giorni dopo l’uscita di Ilch e si inserisce in un 2026 che ha già visto il quartetto esibirsi in diverse sedi europee, tra cui il Candiani Groove di Mestre, la Elbphilharmonie di Amburgo, Orosei e Milano. Il tour proseguirà a ottobre con tre appuntamenti a Strasburgo, il 15, 16 e 17 ottobre.