The War on Drugs

Sziget festival day 6: è ora di salutare l’isola della libertà

Festival bagnato, festival fortunato. O almeno così possiamo dire per Sziget Festival, che il 14 agosto, ultimo giorno di questa edizione, è stato travolto dallo scroscio di rito. E poi la conferma è arrivata il giorno successivo, quando l’organizzazione ha confermato che per il 2018 si sono superate le 540.000 persone. E in mezzo c’eravamo anche noi, felici di avere vissuto questi giorni sull’isola di Obuda.

L’ultimo giorno la stanchezza si fa sentire, ma a noi interessa poco e propendiamo per uno sprint finale che inizia poco prima di pranzo con un salto al Light Stage; finora abbiamo esplorato i palchi esteri, ma sarà la nostalgia di casa che nelle ultime giornata ci attira all’interno dell’Altrenativa camping. Tra un panino, una foto con tanti gadget e quattro chiacchiere con i ragazzi dello stand pugliese facciamo passare i minuti in attesa del live degli Espana Circo este. Li abbiamo visti tantissime volte, ma come confermato dalla piccola folla che si accalca sotto il palco, piacciono sempre come la prima volta. Sotto un sole cocente balliamo La revolucion de l’amor e Margherita, assieme a tanti altri ragazzi italiani e spagnoli. È poi la volta dei cugini cattivi del pop italiano, i Siberia, che scopriamo con piacere e segniamo come new entry nella nostra playlist.

L’occhio corre spesso al telefono, perchè non vogliamo perdere il primo live del Main Stage, che ci richiede 20 minuti di percorso per posizionarci in prima fila al concerto dei Gogol Bordello. Grondanti di caldo e acqua sparata dalle nostre pistole portatili ci scateniamo sotto il sole delle 16.00 per Alchol e Wearing Purple, mentre Eugene sul palco ci delizia con una doccia di lambrusco caldo e diversi teatrini divertenti e un po’ scabrosi. Insomma, tutto quello che amiamo del gipsy punk di questa band ci viene regalato anche nell’ultima giornata di festival. In attesa dei live successivi ci rifocilliamo di cibo e relax all’Art Zone, area ancora inesplorata. Tra un dipinto e un’istallazione vediamo arrivare all’orizzonte la bufera che spezzerà questa giornata, smaltendo molti degli avventori dell’ultima ora: un temporale di più di un’ora ci blocca e noi ce la spassiamo decorando sculture sotto un gazebo.

Ma il rock non teme il meteo e i concerti proseguono imperterriti: armati di kway (come avevamo presagito nei nostri magnifici 13) raggiungiamo l’affollatissimo Mastercard stage per l’alt-rock dei Nothing but Thieves, che gustiamo solo per due canzoni. La tappa successiva è una bolla doccia davanti al main stage dove una distesa di impermeabili e qualche ombrello non vogliono perdersi i The War On Drugs. E come dargli torto?La band nata nel 2006 macina successi e pubblico e anche sotto la pioggia fanno cantare con Red Eyes, Under the pressure e tanti altri brani. Il sapore un po’ vintage del loro indie rock made in Usa si mantiene per una buona ora e quarto. Finito il loro concerto, terminato senza un saluto (si suppone per qualche problema tecnico alla chitarra che ha indisposto il cantante) manteniamo al posizione. Nel giro ci poche decine di minuti la pioggia smette, ma arriva un’inondazione di pubblico: i fan degli Arctic Monkeys sono disposti a tutto per arrivare sottopalco. La folla si fa compatta e il live è talmente bello da toglliere il fiato: fino a poco prima di mezzanotte l’attenzione è catalizzata sul palco con R U mine, I Wanna be yours, Knee socks, When the sun goes down, pezzi dell’ultimo album Tranquility Base Hotel & Casino, cantati tutti rigorosamente a squarciagola.

Anche l’ultimo concerto del mail stage termina e si sente già un po’ odore di happy ending. che noi condiamo con un passaggio al palco ungaro-truzzo tenuto vivo da un dj quasi settantenne e due prestanti ballerini che si dimenano sulle note di successi dance anni 90/2000 rifatti in lingua autoctona. La situazione ci aggrada quel tanto che basta per restare a scatenarci tra risate e avventori mascherati prima di darci la buonanotte per l’ultima (non) dormita di questo Sziget Festival. La mattina successiva mente i palchi vengono smontati a velocità lampo e dei diversi stand non rimangono che i fantasmi ci avviamo tutti verso il mondo fuori.

E anche per quest’anno è stata Love Revolution.

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