Split Dogs + Gogol Bordello @ Estragon Club

Split Dogs + Gogol Bordello

@ Estragon Club, Bologna

5 Ottobre 2025

Dopo un’estate che ha visto l’Estragon Club dislocare i suoi eventi tra il Di Mondi Festival in Piazza Lucio Dalla e il Botanique ai Giardini Filippo Re, siamo tornati ieri sera, 4 ottobre, nella sua storica sede a fianco dell’Arena Parco Nord.

La pedalata in bici verso il locale è stata un freddo battesimo autunnale, presagio di pioggia e del primo vero freddo umido di questa domenica mattina. Nonostante il clima esterno, l’ingresso all’Estragon ha rivelato un’atmosfera vibrante e un calore inaspettato.

Tra il pubblico già numeroso si percepiva non solo l’eccitazione per i leggendari Gogol Bordello, ma anche un’aria di festa e condivisione, con volti conosciuti e accenti che tradivano viaggi da diverse regioni.

Il difficile compito di scaldare la platea per la celebre band gypsy punk è spettato agli Split Dogs.

Il loro nome, già incrociato in qualche playlist, dal vivo mi ha acceso una lampadina: «Ma io li conosco e sono fighi!». La band britannica ha subito dimostrato il perché sia considerata una delle realtà più promettenti della scena post-punk, definendo chiaramente il proprio sound già nel titolo del loro ultimo album, “HERE TO DESTROY”.

Fin dalle prime note, nel locale già affollato, gli Split Dogs hanno sprigionato la loro attitudine da “rock n’ rollers” con un suono potente e incalzante che ha rapidamente infiammato il palco.

La frontwoman, vero animale da palcoscenico dal look distintivo, ha catturato l’attenzione, canalizzando un’energia “carichissima”, mix perfetto di post-punk e rock and roll. Le loro chitarre distorte e il ritmo incalzante richiamano il punk più recente, ma con la “cattiveria dei 70s in chiave moderna”, un connubio che li rende allo stesso tempo freschi e radicati. Brani come “Gutterball” o “Punch Drunk”, tratti dall’album del 2023, hanno risuonato con potenza, consolidando la loro reputazione di band di puro british rock’n’roll.

La loro performance, veloce e puramente rock and roll, ha conquistato la platea, lasciando un’approvazione unanime e il desiderio di un nuovo ascolto. Gli Split Dogs non sono solo una band d’apertura; sono una forza da tenere d’occhio.
Scaletta Split Dogs:

  • Stay tuned
  • Gutter ball
  • Animal
  • Be a sport
  • Prison Bitch
  • Precious stones
  • Shake some action
  • Monster truck
  • Meg
  • All in
  • And What
  • Tear down
  • Punch

opo l’elettrizzante apertura degli Split Dogs, verso le 22:20, il palco dell’Estragon ha accolto i leggendari Gogol Bordello. Per chi, come me, li aveva incontrati molti anni fa – in un festival belga nel lontano 2007 o 2008, quando ogni scoperta musicale era pura magia – questo concerto è stato come riaprire uno scrigno di ricordi. Il loro nome, riscoperto dopo anni, si è rivelato il richiamo perfetto. La band, celebre per il suo irresistibile gypsy punk che fonde reggae, punk, hip hop e musica tradizionale ucraina, si è presentata con qualche cambiamento nella formazione. La sorpresa maggiore, tuttavia, è stata vedere il carismatico leader Eugene Hütz senza i suoi iconici baffoni, con un volto “pulito”. Per un istante, il dubbio di un sosia mi ha sfiorato, ma in pochi attimi i suoi movimenti frenetici, l’inconfondibile modo di ballare e coinvolgere la folla hanno spazzato via ogni incertezza: era lui, certo che è lui!
Sul palco, i Gogol Bordello hanno confermato la loro fama di “animali da palcoscenico” con uno show frenetico e teatrale. Violini e fisarmonica danzavano sulle chitarre, tessendo quel suono energico e incalzante che li rende inconfondibili. Una vera e propria dichiarazione d’amore per la musica tutta, dalla techno al folk, con chiare influenze reggae che spesso affioravano. La loro performance è stata una costante esplosione di pura energia, arricchita da coreografie spontanee e dall’estro inconfondibile di Eugene, sostenuto dalle due percussioniste che aggiungevano un tocco visivo spettacolare.
Anche se alcuni brani erano meno noti, il concerto è stato costellato dai loro “classiconi” eseguiti fin dalle prime fasi (N.d.A. Immigrant Punk, Wonderlust King, My Companjera), che hanno subito infiammato il pubblico e il sottoscritto. Un momento di rivelazione è arrivato con l’esecuzione di una traccia che ripeteva “Fujakka, Fujakka”. La sua dinamica e il ritmo hanno immediatamente richiamato alla mente un brano a noi molto più familiare: “Cerco Tiempo” dei 99 Posse, offrendo un piccolo viaggio musicale nel significato di quella canzone (a proposito, se avete informazioni in merito, vi prego di scrivermi). L’esibizione, “folle e in continuo movimento”, era pervasa da un palpabile desiderio di cantare che sembrava non finire mai. Iniziato intorno alle 22:20, il concerto si è protratto ben oltre la mezzanotte, in un crescendo incessante di assoli di violino e chitarra.
Il finale del set principale ha visto il trionfo della “volgarità ribelle” con “Santa Marinella”, brano che racchiude l’anima nomade e sfrontata della band e del suo leader, riferimento esplicito alle sue esperienze nei campi profughi. L’encore ha riservato un momento più intimo ma altrettanto potente: Eugene, da solista, ha proposto un interludio di chitarra e fisarmonica, non disdegnando un sorso di alcol, suggellando una serata indimenticabile all’insegna del più puro gypsy punk.
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