Secretly, the best live of my life: Skunk Anansie al Sequoie Music Park

di Gerica - Erica Testi
Varco l’arco illuminato di Sequoie Music Park in una sera freschetta di luglio (finalmente) quando il palco si prepara per gli Skunk Anansie.

A scaldare il pubblico uno sporchissimo garage punk, sudato, grattante, graffiante dei ChouchGagzz. Ci metto circa tre canzoni a decifrare il nome, ma nel frattempo la band pugliese che apre ad una delle iconiche formazioni made in UK scalda. Da seguire. Da cercare.

Ma il mio obiettivo è Skin, devo sentire quella voce dal vivo. E mentre il pubblico cresce e cresce io mi ritaglio una nicchia da dove posso ammirare la scenografia sul grande palco delle Caserme Rosse. Si vede bene, e rimango sbalordita quando vedo arrivare tre enormi torri nere composte da pungentissime borchie sullo sfondo e una corona delle stesse formazioni pungenti davanti alla batteria. Mi balenano due pensieri: ammazza quanto sono cattivi, numero uno, e, se per caso Skin scivola su ste cose ci siamo giocati una delle voci più meravigliose del XX-XXI secolo.

Alle 22 spaccate un ragno inizia a scalare gli schermi e il palco si accende e dopo l’entrata di Cass (al basso), Mark (alla batteria) e Ace (alla chitarra e follia) entra lei, Skin.

Calzettoni verde fluo, pantaloni e maglia nera oversize con mega stampa verde e un’energia che ti travolge come l’onda d’urto di una bomba atomica. Non è umana, non può esserlo: Skin dal vivo ha la stessa identica voce che nei dischi, solo più potente, più graffiante. Più. 

Rompiamo la quarta parete con una dirompente “Charlie Big Potato” che segna l’andamento della scaletta (che vi lascio in coda). Per circa un’ora e mezza gli Skunk Anansie mantengono una tacita promessa, sancita con il pubblico con questo esordio: non si lascia indietro nulla, si toccherà, nel giro di diciannove canzoni, tutto ciò che la formazione ha prodotto.

Con una puntata al 1995 con “Little Baby Swastikkka”, poi “An artist is an artist”, “Secretly”, e ancora “Hedonism” ci si sente come in un mare in tempesta: gli Skunk Anansie, si con la voce ultraterrena di Skin, ma anche con una formazione compatta, esplodente ed elettrica ci traghettano in un tornado di perfezione musicale, dove con alcuni pezzi ci si sente nel tranquillo occhio del ciclone e con altri pronti ad essere sbalzati lontano.

Il live degli Skunk Anansie è una continua sfida ai limiti: nella voce di Skin che pare sul punto di rompersi o rompere tutto, nell’energia dei suoi salti, delle interazioni tra i quattro membri della band capaci di reggere e stirare sonorità super punk, restringerle in un rock più delicato, strapparle con momenti buoni per saltare fino allo stremo.

Con una maestria divina la voce degli Skunk Anansie non perde l’occasione per ricordare le posizioni politiche che hanno assunto negli anni e che non temeno anche ora: religione, famiglia, guerra, tutti riassumibili in una frase semplice  e incisiva di Skin, “all umans are equals“.

Impagabile la presentazione della band con un tributo a “Highway to Hell” che ci accompagna alla fine.

E se facciamo finta di crederci quando ci dicono che siamo il miglior pubblico in Italia, se ne facciano una ragione i romani de Roma, ci godiamo la chiusa con “Lost and Found” che ci fa andare a letto con una sensazione di appagamento difficilmente riproducibile.

(ps: ringrazio il tecnico-fonico di cui non dirò il nome che mi ha fatto sbirciare la scaletta!)

SCALETTA DEL CONCERTO – SKUNK ANANSIE A BOLOGNA – SEQUOIE MUSIC PARK

Charlie Big Potato
Because of You
An Artist is an Artist
I believed in You
Love Someone Else

God loves only You
Hedonism
Shame
Follow me Down
Weak as I am
I can dream

Twisted
Animal
Political
Tear the Place Up

Secretly
Cheers
Highway To hell 
Little Baby Swastikkka
Lost and Found