RoBOt16 “Dream on! Musica elettronica al servizio dei sogni”

RoBOt Festival: 16esima edizione dal 9 all’11 ottobre 2025 a Bologna

RoBOt Festival è uno dei più rinomati festival di musica elettronica sia nel panorama italiano che internazionale. La sedicesima edizione, come sempre nel capoluogo emiliano, trova nuove location dal 9 all’11 ottobre.

Acid Arab, Alessandro Cortini, Apparat, C’Mon Tigre, Ela Minus, Lino Capra Vaccina e Mai Mai Mai, Lorenzo Senni, Rival Consoles, Sama’ Abdulhadi sono alcuni dei protagonisti dell’edizione 2025 di ROBOT16.

RoBOT16
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Qui tutte le info e i biglietti –> RoBOT

Ci siamo fatti raccontare questa nuova edizione dal direttore artistico Marco Ligurgo.

1.Robot è pronto per far scoccare una sedicesima edizione come sempre strabiliante. Il tema di quest’anno è Dream On, perché lo avete scelto e come lo avete declinato?

In un periodo complesso quale quello attuale, il sogno può indicarci la via per immaginare mondi migliori, se lo concepiamo come atto collettivo questi mondi possono essere meravigliosi. Il tema di quest’anno vuole essere un omaggio al potere del sogno, alla sua forza liberatoria e visionaria capace di aprire porte a una comprensione più ampia di sé e del mondo. Il Festival si propone l’obiettivo di sognare grazie alla musica che si fa rito sonoro collettivo, un viaggio capace di portarci oltre i confini della realtà, verso un livello più alto di consapevolezza e meraviglia. Un sogno ad occhi aperti, capace di generare stati meditativi e contemplativi, in un’esperienza da fare insieme, in un luogo e in uno spazio capace di elevarci spiritualmente ed emotivamente, conducendoci verso paesaggi interiori più vasti e visioni condivise di un futuro diverso.

Come direttore artistico ho immaginato, all’interno del programma e nelle varie venues del Festival, un percorso di 10 concerti dove il potere meditativo e onirico del sogno potrà liberarsi in un rito collettivo sonoro grazie a: Chiara Zaccaria (D1), Murcof (D2), Antonina Nowacka, Renato Grieco, Riccardo La Foresta (D3), Sarah Davachi (D4), Felicia Atkinson (D5), Hatis Noit (D6), Alessandro Cortini (D7), Lucy Railton (D8), Lino Capravaccina + Mai Mai Mai  (D9), Rival Consoles (D10).

2.Ci sono state diverse preview e soprattutto un evento a Marzabotto in una location inusuale: come sono andate e come mai avete scelto proprio questi luoghi?

Il Robot, e l’Associazione Shape che l’organizza, ha da sempre come mission quella di progettare, organizzare e promuovere la cultura della musica elettronica in location non convenzionali ed ogni anno cerchiamo nuove venues. Le preview sono andate entrambe sold out e si sono svolte a Palazzo Re Enzo, luogo storico del Festival e cuore geografico della città di Bologna, e per la prima volta nella necropoli del parco archeologico Kainua del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto. Per gli etruschi la necropoli non era solo un luogo di sepoltura ma una proiezione speculare della città dei vivi, soglia verso un’altra forma di esistenza. Il sogno era visto come spazio di contatto con l’aldilà, mezzo attraverso cui gli dèi e gli spiriti dei defunti comunicavano con i vivi. Il sogno era un varco, una soglia in cui l’anima si muove libera, senza i limiti del corpo, e può attraversare spazi, tempi, stati di coscienza.
Nella necropoli, luogo di passaggio e di ascolto, la musica diventa sogno ad occhi aperti: un rito col ettivo che riattiva la connessione tra mondi, tra l’umano e il sacro, risveglia il dialogo tra memoria e futuro, trasformando il silenzio antico in una nuova visione condivisa. Farlo a Marzabotto lo rende un rito sonoro collettivo di meravigliosa resistenza.

3.Il cartellone di Robot vedrà per un lungo weekend (dal 9 all’11 ottobre) una commistione di artisti che vengono da posti lontanissimi o vicinissimi, superstar dell’elettronica e stelle appena nate. Come nasce la costellazione di Robot?

Come direttore artistico, lavoro al cartellone del Festival tutto l’anno, il percorso di ricerca è continuo e quotidiano cosi come l’amore che ho per la musica. Ascolto tantissima musica e partecipo a tantissimi concerti e Festival, naturalmente ho anche tantissime antenne con cui mi confronto per conoscere artisti nuovi. Da sempre la line up del Festival è un mix tra star internazionali e star emergenti, tra scommesse e artisti locali che potranno essere però le star del futuro. Far conoscere al pubblico degli artisti internazionali, gli artisti emergenti o locali è uno dei miei obiettivi.

Oggi rispetto ad anni fa, la musica elettronica è diventata un fenomeno globale, c’è per fortuna più accesso sia di provenienze geografiche, che di gender, e questo ha permesso una ricchezza di espressione musicale molto importante che cerco di interpretare al meglio. Il mondo del club, della pista da ballo è da sempre territorio di scambio e di condivisione, è un posto unico, libero dove sognare con la musica è possibile e mi piace tantissimo l’idea che in questa edizione del Festival ci sia una dj palestinese tra gli headliner. Dream On!

4.Quali sono i luoghi che si animeranno dal 9 all’11 ottobre?

Il festival si aprirà giovedì 9 entrando per la prima volta al Pop Up Cinema Medica con progetti Audio Video e cinematici; continuerà, nelle giornate del 10 ed 11, nella incredibile cornice dell’Oratorio San Filippo Neri con quattro concerti di musica elettronica meditativa e ambient, due al giorno, pomeridiani e serali; quindi si concluderà negli spazi del Dumbo, il più famoso spazio di rigenerazione urbana a Bologna e luogo tradizionale delle ultime edizioni del Festival, per i concerti e dj set notturni, più orientati al dancefloor.

5.Sedici edizioni sono tante, soprattutto nell’attuale panorama dei festival. Com’è cambiato Robot e qual è il suo punto di forza?

Sicuramente quando siamo partiti nel 2008, il Robot era tra i Festival pionieri in Italia, all’epoca non era ancora diffusa la parola Festival ed era ancora più raro che fosse poi di musica elettronica. Fino al 2015 si è ispirato ai grandi Festival, divenuti enormi come ad esempio il Sonar di Barcellona, con una vocazione verso grandi venue da oltre 10000 persone contribuendo a rendere la musica elettronica più popolare in Italia.
Dal 2016 l’obiettivo è stato invece quello di ispirarsi ai Festival diffusi come l’Unsound di Cracovia, che si tiene in più luoghi intimi della città, per un ascolto differente e con una main venue di massimo 2000/3000 persone, rientrando più nella mission dell’Associazione Shape. Credo che il punto di forza del Robot sia la sua capacità di trasformarsi ogni anno, nell’interpretare i cambiamenti della musica elettronica ma senza perdere di vista i riferimenti musicali storici, nella sua continua ricerca e desiderio di creare line up attraenti sia per lo zoccolo duro dei fan che per i nuovi pubblici. Per rendere ancora familiare e intimo questo rito sonoro collettivo. Senz’altro il Festival ha la sua reputazione, chi viene sa che si diverte e trova un vero approfondimento sullo stato dell’arte della musica elettronica.