Oltre Festival 2026 – Contaminazioni tra generi musicali

Articolo a cura di: Fabio Viggiano @viggiagram e Morena @lamorfou

OLTRE FESTIVAL – CASERME ROSSE 20/21 GIUGNO 2026

Fabio: Ormai ci dovrei aver fatto l’abitudine, eppure estate dopo estate torna questa sensazione che alle Caserme Rosse io ci passi troppo tempo. Eppure la ragione è una di quelle più belle per il sottoscritto: dopo l’inaugurazione con i Kneecap qualche giorno fa, eccoci qui al secondo turno per una due giorni di Oltre Festival, la rassegna nata nel 2019 come invito a passare qualche giornata oltre le mura del centro, esplorando generi e suoni in mezzo alla gente. Un festival dinamico che sfrutta i due palchi dell’area—Bonsai e Sequoie—per richiamare da molto lontano l’impianto dei festival europei dove si cammina tra gli stage alla scoperta di artisti. Qui è più un sistema binario: termina uno, inizia l’altro. Magari un giorno vedremo una soluzione più ampia, ma non è ancora questo l’anno.

Morena: La prima giornata di Oltre Festival conferma fin da subito la direzione intrapresa dalla manifestazione bolognese: costruire un cartellone capace di attraversare mondi diversi senza rincorrere etichette precise. Al Parco delle Caserme Rosse convivono urban, cantautorato ed elettronica, in un equilibrio che trova nei due palchi del festival la sua rappresentazione più efficace. Da una parte il Bonsai, più raccolto e vicino al pubblico; dall’altra il Sequoie, pensato per i momenti di maggiore impatto collettivo.

Sabato 20 Giugno

Fabio: La giornata inizia con un giro ARCI, un paio di birre da Eretica nello spazio appena aperto in Giardino Gustavo Trombetti, da lì una pedalata sulla meravigliosa ciclabile che ci porta alle Caserme Rosse. Per stare sicuri, facciamo un rabbocco al Circolo ARCI omonimo. Bene, ora possiamo entrare: serpentone da aeroporto, controlli (no borracce, no cibo fatto in casa, no spray) e siamo dentro.

Mi raccomando se andate alle Caserme Rosse

Fabio: Le borracce e altri oggetti non consentiti (tipo il casco da bici, notato due giorni di fila) vengono lasciati sullo stesso tavolo dove vi hanno detto che non potete portarli all’interno—facendo fede nella bontà degli altri, troverete tutto quello che avete lasciato lì. Se volete risparmiare, oltre a qualche bevuta prima di entrare, potete entrare con cibo confezionato dall’esterno e trasparente (sandwich Aldi o Lidl per una scelta gourmet e security-approved). Peccato che norme così rigide finiscano per limitare l’esperienza festival, trasformandolo più in una gestione di sicurezza che in un’esperienza libera di condivisione.

Velia

Morena: Ad aprire il programma del Bonsai sono i Velia, progetto che negli ultimi anni si è ritagliato uno spazio interessante nella nuova scena indipendente italiana grazie a una scrittura sospesa tra introspezione e ricerca sonora. Il loro live si muove con naturalezza tra elettronica e cantautorato contemporaneo, alternando momenti più atmosferici ad aperture ritmiche che catturano immediatamente l’attenzione del pubblico.

Maria Antonietta & Colombre

Morena:  Seguono Maria Antonietta e Colombre, protagonisti di uno degli incontri artistici più convincenti degli ultimi anni nel panorama indie italiano. Entrambi provenienti da percorsi consolidati — lei tra le voci più riconoscibili del cantautorato alternativo degli ultimi quindici anni, lui autore capace di trasformare malinconia e leggerezza in una cifra stilistica personale — trovano nella dimensione condivisa del palco una sintonia evidente. Il loro progetto funziona soprattutto dal vivo, dove il dialogo tra le due scritture emerge con spontaneità e le canzoni assumono una dimensione ancora più intima. È uno di quei concerti che riescono a rallentare il ritmo di un festival senza disperderne l’energia, affidandosi semplicemente alla forza dei brani e alla connessione con il pubblico.

Dov’è Liana

Morena:  Il weekend parte con i Dov’è Liana, un trio francese composto da tre amici d’infanzia che hanno trasformato la loro storia condivisa in un progetto musicale unico. La svolta arriva dopo diversi soggiorni a Palermo: la città li segna profondamente, la sua energia calda e notturna influenza il suono e l’immaginario del gruppo. Il nome nasce da un incontro casuale con una ragazza di nome Liana, mai più rivista—omaggio ai momenti magici, fugaci e irripetibili della vita.

Particolari le bandane che diventano oggetto scenico e segno di riconoscimento per i fan venuti appositamente (il terzo componente non ha potuto partecipare). Il sound è un elettro francese in chiave moderna, denso e funzionale al ballo nonostante il pit ancora poco affollato—perfetto per godere il tramonto estivo a 36 gradi all’ombra.

Sayf

Fabio: Ci lanciamo verso il Bonsai dove c’è Sayf, reduce dal secondo posto a Sanremo e dal disco Santissimo che, a dirla tutta, mi ha convinto nonostante alcuni passaggi troppo melodici. Il cantante ha flow e potenza, ma qui emerge un limite strutturale: l’intro è “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli trasformata in versione strumentale dalla band, con la voce che si aggiunge dopo—introduzione epica ma estenuante, che pesa sulla gestione complessiva del concerto. Sayf vuole un live strumentale, suonato e divertito con una band di supporto ottima, ma la voce sembra tenuta a un volume leggermente più basso della musica. Non mancano le barre con flow divertito—”Fumare mezz’etto” ad esempio—accompagnate da visual che richiamano Narcos. Il live è divertente e il flow c’è, ma come da disco, rimane confermata la sensazione che le melodiche ballad prendano il sopravvento sulla parte più rap del cantante genovese. Manca il carisma necessario, l’esecuzione è standard e, francamente, l’assenza di variazione dinamica nel set non aiuta.

Morena: Nella stessa cornice si inserisce anche Sayf, tra i nomi più interessanti emersi negli ultimi anni dalla scena urban italiana. Nato a Genova da famiglia italo-tunisina, l’artista ha costruito un linguaggio personale che mescola rap, melodie mediterranee e influenze arabe, portando nel panorama nazionale una proposta capace di sfuggire alle convenzioni del genere. La sua crescita è stata rapida ma mai artificiale: dalle esperienze nei collettivi liguri fino ai recenti successi e alle collaborazioni con artisti come Bresh, Rkomi e Marco Mengoni, Sayf ha mantenuto una forte identità narrativa. Sul palco alterna intensità e leggerezza, mettendo al centro una scrittura che parla di appartenenza, radici e quotidianità senza perdere immediatezza.

OKGiorgio

Morena: A chiudere il primo giorno è OKGiorgio, tra i protagonisti più interessanti della nuova ondata elettronica italiana. Producer, musicista e performer, ha saputo costruire negli ultimi anni un percorso originale che supera i confini del classico DJ set, trasformando ogni live in un’esperienza partecipativa. Il suo punto di forza è la capacità di coniugare immediatezza pop e ricerca elettronica, mantenendo sempre centrale il rapporto con il pubblico. Alle Caserme Rosse bastano pochi minuti perché il prato si trasformi in una pista da ballo a cielo aperto: ritmo costante, melodie riconoscibili e una presenza scenica che trascina senza bisogno di artifici. Più che un semplice concerto, una celebrazione collettiva che lascia il segno e conclude la giornata nel modo più naturale possibile.

Fabio: Appuntamento a domenica, mal di testa permettendo.

Domenica 21 Giugno
A cura di Fabio

L’hangover è stato superato meglio del previsto, il caldo è però allucinante. Decido di dormire fin quando possibile; le 15 sembra un buon orario per riprendere conoscenza e capire che non è lunedì ma domenica pomeriggio. Pranzo, doccia, divisa da concerto (pantalone corto largo, converse, zainetto) e via.

Giorgio Poi

Arriviamo in tempo per il live di Giorgio Poi, un’artista che entra nel calderone indie ma lo stesso titolo riduce tutto a una mera parola mentre direi che Giorgio Poi è un cantautore che sa fare il cantautore: suona, canta, ha una bella band e soprattutto ricorda nello stile e nelle parole un che di battistiano. Nonostante la calura e il pensiero che dovremo andare verso l’area Sequoie, apprezzo la scaletta che prende a pieni mani da una discografia che va dal 2017 di Fa niente al recente Schegge del 2025.

Se sono qui stasera è soprattutto grazie a mia compagna, fan da sempre di Noyz Narcosa—la comitiva di amici le ha regalato un pit e io mi sono unito a questo momento, curioso di vedere l’artista in versione solista dopo aver già apprezzato il suo concerto qui alle Caserme Rosse dove però era in tour con Salmo durante il tour del disco Hellraiser.

Noyz Narcos

Dalle curve del nord Italia arrivano i fan del Trueklan, la vecchia scuola hip hop romana che non transige, non scherza e non ha tempo per le frivole diluizioni del pop rap che tanto vogliono spingerci in gola ultimamente. Noyz Narcosa è morte, immaginario horror, rime taglienti come lame: qui non ci sono compromessi. La calura è bestiale, il palco è un forno, ma quando partono le basi del buon Sine—producer storico, fondamentale—tutto acquista il peso che merita. Fan gasatissimi da Mantova, da Forlì, da ovunque, pronti a riconoscere ogni classico, ogni verso già noto, ogni dettaglio che rimanda alla leggenda.

Noyz forse non ha la carica del disco, colpa del caldo, ma nei rari momenti in cui la voce non tira come su disco ci pensano i fan a supportarlo e sono un botto. Lui prova pure a offrire 40 birre alle prime file, ma il segnale non viene colto e un po’ ci speravamo. Non arriveranno mai; in compenso il sottopalco è un’unica nube d’aroma nell’aria. Sul palco c’è Noyz con la sua biretta, Sine dietro i piatti, e visual che oscillano tra madonne e segni della croce, tra iconografia cristiana e simbologia street. Il repertorio mescola i classici, il vecchio fuoco, con il nuovo album: è la conferma che certa musica non invecchia, non degrada in merchandise nostalgia, resiste perché costruita su fondamenta solide. Il live è hardcore, puro, senza filtri. Questo è quello che il palco del Sequoie meritava e che parte del pubblico non ha calcolato, perché va detto, la divisione dei palchi è diventata anche divisione di pubblico. Larga parte di chi era per Giorgio Poi è rimasta al Bonsai con un laconico “non è un mio genere” e viceversa—forse è per questo che sognare festival più grandi in Italia resta un’utopia.

Quando uno dei re di Roma ha terminato il suo live, siamo tornati al Bonsai per un’ultima danza della domenica sera sotto la musica di Faccianuvola.

Faccianuvola

Faccianuvola, progetto del musicista e producer Alessandro Feruda, è una delle voci più interessanti della nuova scena pop elettronica italiana. Dopo gli esordi indipendenti e la pubblicazione dell’album “il dolce ricordo della nostra disperata gioventù”, ha costruito un percorso personale che mescola elettronica, songwriting e sperimentazione, attirando un pubblico sempre più affezionato.

Dal disco e dal live ricordavo tantissimo Pop_X, ma in verità è solo un primo riferimento utile a orientarsi. Resta il fatto che il suo è un genere ritrovato che prende bene: è un ragazzo sulla rampa di lancio del successo con un pubblico — il suo pubblico — divertito e partecipe. Lui ci tiene, ringrazia, tributa gli amici e regala anche un sentito omaggio a Rares, invitando il pubblico ad ascoltare il suo lavoro (NdA: Sincero! del 2026).

La stanchezza si fa sentire ma riusciamo a ballare sulle sue note fino quasi alla fine del concerto, per poi abbandonare la nave, salire in sella alla bici e tornare a casa distrutti ma felici.

Che meraviglia l’Oltre Festival. Ci vediamo il prossimo anno!