Of Monsters and Men — The Mouse Parade Tour 2026

 

Ci sono serate in cui esci da un concerto e non hai voglia di parlare. Non perché sia andata male — anzi. Ma perché quello che hai vissuto ha bisogno di un po’ di silenzio per depositarsi.

Ieri sera è stata una di quelle serate.

Gli Of Monsters and Men sono una band che conosco da anni, come immagino la maggior parte di chi era lì. My Head Is An Animal è uno di quegli album che ti entrano dentro in un momento preciso della vita e non se ne vanno più. Eppure arrivare a un loro concerto con quella storia addosso può essere un’arma a doppio taglio: rischi di volere troppo, di misurare tutto su un’aspettativa impossibile.

Non è andata così.

Dal primo accordo di Television Love era chiaro che la serata sarebbe stata qualcosa di serio. Non nel senso pesante del termine — ma nel senso di una band che sale sul palco sapendo esattamente cosa sta facendo, senza nulla da dover dimostrare. C’è una differenza enorme tra chi suona bene e chi suona con quella consapevolezza tranquilla di chi ha trovato il proprio posto nel mondo. Gli OMAM stanno nel secondo gruppo.

Il suono era curato in modo quasi maniacale. Ogni strumento al suo posto, ogni dinamica rispettata. Non uno di quei live dove la potenza si mangia i dettagli — al contrario, i dettagli erano tutto. Si sentivano le sfumature, i respiri tra una frase e l’altra, quella texture particolare che nei dischi hai imparato ad amare e che dal vivo, stranamente, suona ancora più vera.

La scaletta era costruita bene, con un equilibrio tra il materiale nuovo e i classici che non faceva sentire nessuno dei due fuori posto. Mouse Parade, The Actor, The Block — i brani più recenti hanno retto il confronto senza problemi, anzi in certi momenti hanno alzato l’asticella emotiva più di quanto mi aspettassi. La band è cresciuta, e si sente.

Nanna e Myrkvi sul palco hanno quella roba che non si spiega e non si insegna. Un’intesa, una naturalezza, una presenza che non cerca di impressionare ma finisce per farlo comunque. Lei in particolare ha una voce che in certi passaggi ti ferma letteralmente, ti obbliga a stare ad ascoltare.

Non so come dirlo in modo diverso: è stato un concerto di una classe e di un’emotività che raramente si trovano insieme. Una di quelle serate che fanno venir voglia di continuare ad andare ai concerti, sempre.


Scaletta Television Love · Dream Team · King and Lionheart · Tuna in a Can · Kamikaze · Human · Styrofoam Cathedral · Alligator · The Actor · The Block · Mouse Parade · Dirty Paws · Crystals · Ordinary Creature · Little Talks Bis: Visitor · Lakehouse · Fruit Bat


Articolo: Matteo Barbieri — The Festivals Backpack Foto: @matteobarbieriph