Mörbidø è un’associazione che dal 2024 crea spazi gioco intergenerazionali all’interno della città
“Mörbidø è bimbi, balotte, birrette, invadiamo locali e parchi di Bologna, li rendiamo accessibili e belli per persone piccole, ci portiamo dentro musica e spettacolo per persone grandi.”
1) Mörbidø rimanda all’accoglienza, ma anche ai tempi lenti, da vivere con morbidezza. Perché morbido, e come mai l’avete scelto?
Nella ricerca di un nome efficace per la nostra associazione ci siamo focalizzate proprio sulla sensazione che volevamo restituire attraverso la costruzione dei nostri spazi di gioco e relazione itineranti e abbiamo pensato che il tatto fosse un senso fondamentale nell’esperienza di esplorazione dei primi anni di vita: così è nato mörbidø, che dalla sensazione tattile evoca un’idea di accoglienza, di calore e di spazio “smussato”. Per strizzare l’occhio a uno stile nordico – sia estetico che educativo – abbiamo optato per i grafemi ö e ø nel nome, per poi accostare questo a un payoff, al contrario, molto ancorato al territorio della nostra città “bimbi balotte birrette”, che riassume l’essenza del progetto, fatta di intergenerazionalità e di una dimensione ludico ricreativa.
2) Il concetto di unire socialità bambina e adulta è fondamentale e anche molto innovativa (quantomeno da noi). Come è nata e qual è stata la miccia di questo progetto?
La miccia è stata l’esperienza personale: mörbidø è stato fondato da 3 donne nel corso del loro secondo anno di esperienza genitoriale, con figlə nate a cavallo dei lockdown. La sensazione, amplificata dalle restrizioni del periodo del Covid, di un forte isolamento sociale nei primi tempi di vita di una famiglia con neonatə ha fatto da motore; a questa consapevolezza si è aggiunta l’osservazione degli spazi di socialità della città, che hanno come soggetto, focus della costruzione del tempo di svago, alternativamente o la persona grande o quella piccola. Abbiamo pensato che il bisogno di coltivare l’Essere Umano un po’ dimenticato dietro al ruolo genitoriale, e di poterlo fare in presenza dellə bambinə – e non soltanto quando sono con babysitter o nonnə – fosse fondamentale e potesse essere un elemento a supporto di una città accessibile e accogliente. Lo scopo duplice delle “mörbidate” è di dare visibilità all’infanzia nello spazio urbano (troppo spesso costruito con uno sguardo niente affatto piccolo) e creare spazi di cura e relazione intergenerazionale, in cui coltivare il benessere di persone grandi e piccole. Per questo mörbidø, nel suo girovagare tra locali, bar e parchi della città, ospita spesso appuntamenti culturali destinati agli adulti – concerti, djset, talk – per abitare insieme uno spazio culturale e sociale.
3) Morbido ha già qualche tempo, com’è stata l’accoglienza e come siete cresciut* nel tempo?
L’associazione è stata fondata nel marzo del 2024 e abbiamo cominciato a portare in giro i nostri eventi tra i quartieri di Bologna a partire da maggio dello stesso anno. Il successo dal punto di vista dell’utenza e dell’accoglienza da parte dei locali ospiti è stato immediatamente molto buono, sintomo di una richiesta sottesa che già esisteva. Oltre a una crescita in termini numerici (gli appuntamenti sono sempre più fitti, le famiglie partecipanti sempre di più) mörbidø cresce in termini di centratura rispetto agli obiettivi sociali che ha e in termini di forza della rete: il progetto è sempre più condiviso, si fa più fitto il dialogo e lo scambio tra utenti, progettiste e locali ospiti e credo che questo stia portando appuntamenti che sempre più riflettono esigenze concrete che il nostro target può avere.
Penso ad esempio al nuovo format appena inaugurato da Kibō, il caffè di Filla in Montagnola, lo “speed date antisbrocco – chiacchiere veloci con espertə per genitori all’avventura” che ha visto la presenza di un’educatrice, una pedagogista e una psicologa nello spazio di gioco, a disposizione per brevi consulenze, per la condivisione di quei piccoli dubbi di cui è costellata la genitorialità. Questa è la direzione che vorremmo prendere, diventare sempre più capaci di rispondere alle esigenze di una genitorialità più spensierata e felice, aumentando il livello di impatto sociale del nostro agire, ma mantenendo sempre un approccio “scanzonato”. D’altra parte mörbidø si sta strutturando attraverso l’accoglienza di studenti in tirocinio, che portano nuova linfa e uno sguardo ancora diverso al progetto. Abbiamo un paio di offerte di percorsi destinate a iscrittə a Scienze della Formazione e Comunicazione che stanno portando persone molto valide a collaborare attivamente con noi.
4) Nel tempo qual’è stato il ricordo più bello e quello più divertente?
Ricordi belli ne abbiamo una valigia piena e ancora ne stiamo costruendo, soprattutto perché stiamo assistendo alla crescita di molte famiglie, che in questi 2 anni di vita sono diventate utenti fisse e vederle utilizzare lo spazio in maniera sempre diversa, man mano che il tempo passa, è un grande privilegio. Un evento particolarmente emozionante è stato quello in occasione della consegna dei regali della befana in uno degli spazi di prima accoglienza per persone richiedenti asilo gestito dalla Cooperativa Arca di Noè: abbiamo costruito il nostro spazio di gioco nel cortile di questo luogo e le bimbe e i bimbi che lo hanno giocato, mediamenti abbastanza più grandi del target che di solito ospitiamo, l’hanno fatto con una curiosità e una creatività che di rado abbiamo osservato. Molto divertente è stata la rassegna da Fermento in Villa quest’estate, particolarmente frizzante in due appuntamenti, uno dedicato a “capelli e cappelli”, in cui sono stati fatti tagli di capelli pazzerelli e acconciature buffe e uno di “tatuaggetti d’autrice” con la nostra grafica e illustratrice Martina Lucidi che ha personalizzato illustrazioni dipinte direttamente sulla pelle di grandi e piccinə. Da queste due esperienze è venuto fuori il “salone di svacco e bellezza” che nei prossimi mesi replicheremo da Filla.
5) Estate/inverno, come il cambio di stagione come cambino le vostre attività?
Nel primo anno di vita il cambio di stagione ha di fatto segnato un periodo di letargo: da novembre 2024 a febbraio del 2025 abbiamo sospeso le attività perché non abbiamo trovato una buona sistemazione al chiuso. Quest’anno, fortunatamente, abbiamo alcuni spazi su cui continueremo la nostra progettazione nei mesi freddi, tutti i venerdì siamo da Filla in Montagnola, a lunedì alterni, a partire dal 27 ottobre, saremo da RitmoLento al Casalone in via San Donato 149 e da metà novembre circa il mercoledì presso la Casa di Quartiere Ruozi, in via Castelmerlo 13. Confidiamo che altre collaborazioni su cui stiamo lavorando si aggiungano in corsa. Nella primavera-estate la nostra presenza è molto più capillare tra i quartieri e questo è molto positivo, perché ci permette di raggiungere famiglie diverse dato che la grande parte della frequentazione è dettata dalla prossimità.
6) Cosa vorreste per Morbido se poteste esprimere un desiderio?
Il desiderio massimo, che coincide con la nostra visione d’impatto ed è ciò per cui lavoriamo è che Bologna diventi una città che impara dal potenziale relazionale dell’infanzia. Sogniamo una città dallo sguardo piccolo – che è capiente come pochi – una città spontanea e creativa e per questo obiettivo ci muoviamo portando in giro le nostre isole di gioco. Un desiderio che è anche un obiettivo concreto è quello di riuscire a portare mörbidø, saltuariamente, in sede di colloquio tra persone detenute e le loro famiglie con bambinə piccolə perchè lo spazio delle carceri è sicuramente uno dei grandi luoghi dimenticati e oscurati. Crediamo che con l’idea della funzione rieducativa della pena si sposi perfettamente il diritto a uno spazio di esercizio della genitorialità anche in condizione di detenzione.
7) Quali sono secondo voi gli spazi all’interno dei quali questo collegamento tra le realtà familiari e il resto della società sarebbero maggiormente necessarie?
Posto che il nostro sogno è quello di mörbidare la città, dagli uffici postali ai saloni di bellezza, dai parchi ai musei, crediamo che uno sguardo piccolo sia essenziale negli spazi ludici per crescere una società capace di stare insieme e conoscersi, nel rispetto delle esigenze specifiche delle varie fasce d’età. Concretamente crediamo che la dimensione delle Case di Quartiere possa essere un primo passo per prototipare questo tipo di convivenza, perché sono spazi che riescono ad accogliere utenti di età diverse in tutte le stagioni e che nascono fuori da una logica di consumo e non sono dunque vincolati a una barriera economica all’ingresso.
8) Quale canzone scegliere per morbido?
Musica Leggerissima di Colapesce e Dimartino

