di Rebecca Ricci – @re_bitch Foto di @donatellaandria.ph
È Martedì 14 luglio 2026, ci sono più di 30 gradi e ci accoglie una Modena letteralmente invasa da chi attende uno degli eventi più interessanti di quest’estate. Inutile dire che, al nostro arrivo in Piazza Roma, capiamo subito che non sarà una serata qualunque.
Nessuno ascolta la techno. Ne siamo sicuri?
A dare il via alla serata c’è Art School Girlfriend, progetto della gallese Polly Louise Mackey, che ci fa entrare subito nel mood: sentendola, non ci stupisce che Moby l’abbia fortemente voluta in apertura del suo tour. Quando poi Moby sale sul palco, prima ancora di suonare un accordo, la piazza esplode. Parte il campione di Without me di Eminem che sentenzia in loop “nobody listens to techno” nei primi anni 2000 — che dire? Sfida lanciata, sfida accettata (e mai dimenticata, aggiungerei).
Una scaletta top e alcune chicche
La scaletta è un vero proprio viaggio nel mondo di Moby, a cui si aggiungono alcune sorprese: tra i grandi classici c’è spazio persino per “Heroes” di David Bowie, proposta in una versione super emozionante, che ci ha fatto immaginare di essere nel salotto newyorkese di Moby mentre lui e David la cantavano in acustico. Lui stesso ha raccontato del loro legame — da una semplice mail in cui Bowie gli comunicava di essere diventato un suo vicino di casa, infatti, sono nati nell’ordine un’amicizia, una collaborazione e diversi tour insieme. E poi “Go”, dedicata esplicitamente a quel colosso che era David Lynch, perché porta dentro la melodia di “Laura Palmer’s Theme” di Twin Peaks.
C’è da dire che, se è vero che i momenti a cassa dritta sono stati un sogno in cui tutta la piazza era sincronizzata e immersa in un’energia incredibile, i veri brividi sono arrivati con “In This World” e “Why Does My Heart Feel So Bad”. Su quest’ultima Moby ha ricordato il suo impegno animalista — vegano before it was cool, devolve tempo e proventi alla causa da sempre — e la piazza ha risposto con un silenzio rispettoso che parlava più di mille applausi.
Moby indimenticabile, ma non solo lui
E le altre cantanti sul palco? Pazzesche. Voce, armonie e presenza scenica che hanno elevato ogni arrangiamento. La produzione era super potente: fra bassi netti, synth sospesi e una combinazione di luci e visual veramente a fuoco, tutto ha fatto sì che si mantenesse per l’intero live il feeling da club anche in una piazza piena.
In sintesi, il debutto italiano del Jazz Open a Modena si è rivelato un colpo azzeccato: un cartellone che ha saputo unire jazz, elettronica e pop internazionale. Portare Moby qui non era scontato — dopo una serata così, chi osa ancora dire che nessuno ascolta la techno?






















