Ministri a Ferrara Sotto Le Stelle: la mia ventottesima volta è ancora un abbraccio collettivo

A cura di Fabio Viggiano: @viggiagram

Il trio milanese chiude il Cortile del Castello Estense tra politica, stage diving e diciassette anni di storia condivisa. Ferrara Sotto Le Stelle festeggia trent’anni, io festeggio il mio personale conteggio.


Diciassette anni dopo

Sono in macchina con gli Amici di una vita, a fare una delle cose che ci riescono meglio: andare a concerti. Ma questo non è un live qualunque. In quest’auto c’è un bagaglio di esperienze con la band che stiamo andando a vedere che pesa parecchio.

Io, probabilmente, sono un caso ormai oltre il limite.

La storia sarebbe lunga e nei prossimi giorni proverò a scriverci qualcosa sopra, solo su questo “rapporto”. In breve: era il 2009, ero un Fabio con molti anni in meno, indecisissimo sul futuro, in pieno periodo universitario e con il pallino dello scrivere di musica. Conobbi i Ministri perché dovevo intervistarli per un concerto acustico di presentazione del loro primo album, Tempi Bui (che ascoltai come un forsennato il giorno prima di incontrarli, visto che non li conoscevo).

Ed eccoci qui diciassette anni dopo, con la mia maglietta d’ordinanza addosso e il ventottesimo concerto dei Ministri all’orizzonte: live vissuti in transenna, in fondo, nel mezzo del pubblico, di lato, dentro il pogo, nell’oceano di Piazza San Giovanni, nei cartelloni di festival immensi come l’Home Festival, al decennale di I soldi sono finiti, alla prima data di Cultura generale all’Estragon Club con Edda in apertura.

Trent’anni di Ferrara Sotto Le Stelle

Ferrara Sotto Le Stelle è arrivata quest’anno alla trentesima edizione, dedicata alla memoria di Mirco Biavati. Nato nel 1996, il festival propone ogni anno nella splendida cornice di Piazza Castello, nel cuore della città, un calendario che spazia in tutta la musica contemporanea e indipendente.

Ad aprire la serata, alle 20:30, i LOSTATOBRADO: nati a Bologna nel 2023 dall’incontro tra Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra — compositori e sound designer per il cinema — sono in tour con il primo disco Ahimè e la loro elettronica post-agricola.

“Abbiamo un concerto da fare con voi”

Arrivano le 21:30, si spengono le luci. Dalle casse parte la strumentale di “Non mi conviene puntare in alto”, tappeto sonoro che accompagna l’ingresso del trio sul palco. O meglio, del quartetto: come a ogni tour, c’è un secondo chitarrista, e per questo giro l’onere e l’onore toccano a Marco Ucligraii.

Divi è l’ultimo a salire, si presenta al pubblico con un inchino e da lì in poi non smetterà mai di interagire: parlando, ma anche guardando negli occhi le persone, indicando spettatori, cercando un contatto anche fisico. Qualcuno ha detto stage diving?

Si apre con “Mammut” (Per un passato migliore, 2013). “Abbiamo un concerto da fare con voi, preparatevi.” I Ministri sono una rock band politica e come tale si presentano, nei testi e nelle parole tra un brano e l’altro.

Molte canzoni vengono introdotte, raccontate, dedicate, esposte per creare ancora più connessione con il pubblico del Cortile del Castello Estense. Per tutti quelli che sono scappati da Ferrara e per tutti quelli che sono andati via dall’Italia arriva “Stare dove sono” (Per un passato migliore, 2013), seguita da una meravigliosa “Tempi bui” (Tempi Bui, 2009) — grossomodo nella mia top 3 dei brani a cui sono più legato quando penso al mio rapporto con loro.

Tornano anche le reminiscenze di una data ferrarese che ha diviso i ricordi del gruppo: forse il primo tentativo con gli in-ear, con risultati non proprio memorabili. Si parla dei tempi di Fuori e del tour annesso, quindi del 2010.

Nella scaletta, che spazia lungo tutta la discografia, trova posto anche “Gente che si ostina a vivere”, dall’EP Canzoni Ombra di quest’anno (ci abbiamo fatto un reel, a proposito).

Cinque colpi in canna

Dopo un’ora piena, una prima chiusura strumentale porta alla pausa: si abbassano le luci, la band esce dal palco. Le luci di sala non si accendono mai del tutto, arrivano i cori che chiedono almeno un’altra canzone ed ecco il classico ritorno. Saranno cinque i colpi in canna.

Ma prima ancora di far partire il primo bis, chiacchierando con il pubblico, si insinua il dubbio: “Ma dove si trova il locale di Briatore?” si chiede Federico Dragogna (c’era tutto un giro dietro, tra fan che chiedevano la faccia di Briatore, Divi che riconosce che non è in scaletta e annesso svarione).

La band ringrazia i fan. C’è un concetto di famiglia dietro tutte queste persone che nel tempo li seguono: un riconoscersi reciproco tra i musicisti e chi, data dopo data, macina chilometri per rivederli l’ennesima volta. Il sottoscritto ne sa qualcosa.

Divi annuncia le ultime due pallottole da parte di “un circo itinerante che va avanti da ormai 20 anni”, presenta i componenti della band e la tensione sale. Le chitarre si fanno più graffianti: parte “Spingere” e la piazza esplode, un’onda d’urto che non lascia scampo. È il momento in cui si azzerano le distanze.

Si chiude con “Abituarsi alla fine”, l’inno che ci accompagna dal 2006. Sulle note finali il tempo sembra fermarsi un istante, prima che Divi si lanci letteralmente sulla folla: uno stage diving liberatorio, un abbraccio collettivo che è la chiusura perfetta per questa notte ferrarese, mentre il feedback strumentale si scioglie in un applauso che non vorremmo finisse mai.

La quantità di trasporto, emozioni e sentimenti che provo durante i Ministri non la so spiegare. So solo, felicemente, che manca sempre meno ai 30. E chissà, magari altri 30 ancora.


Scaletta

  1. Mammut (Per un passato migliore, 2013)
  2. Peggio di niente (Cronaca e musica leggera, 2021)
  3. Poveri noi (Aurora Popolare, 2025)
  4. Gli alberi (Fuori, 2010)
  5. La pista anarchica (Per un passato migliore, 2013)
  6. Buum (Aurora Popolare, 2025)
  7. Idioti (Cultura generale, 2015)
  8. Stare dove sono (Per un passato migliore, 2013)
  9. Tempi bui (Tempi Bui, 2009)
  10. Terre promesse (Aurora Popolare, 2025)
  11. Gente che si ostina a vivere (Canzoni Ombra, 2026)
  12. Aurora Popolare (Aurora Popolare, 2025)
  13. Sabotaggi (Cultura generale, 2015)
  14. Noi fuori (Fuori, 2010)
  15. Comunque (Per un passato migliore, 2013)
  16. Una palude (Per un passato migliore, 2013)

Bis:

17. Spingere (Per un passato migliore, 2013)
18. Abituarsi alla fine (I soldi sono finiti, 2006)


Recensione a cura di Fabio Viggiano