di Rebecca Ricci - @re_bitch
Qualche mese fa, ho stupito tutti comunicando in Redazione che sarei andata a vedere i Metallica a Bologna: un po’ per non perdermi un grande concerto, un po’ per curiosità e un po’ perché i Metallica restano comunque i Metallica.
Il 3 Giugno, varcati i tornelli dello stadio, ho capito subito di trovarmi davvero davanti all’evento dell’anno.
Se l’estate — stagione per eccellenza di concerti e Festival in Italia ed Europa — doveva aprirsi con il botto, i Metallica lo hanno fatto in pieno: un’esplosione calibrata e contagiosa che ha trasformato Bologna in un unico, gigantesco palcoscenico. Le strade intorno allo stadio erano invase da capelli lunghi e magliette nere: fan locali e arrivati da tutta Italia (e dall’estero) erano letteralmente ovunque.
Ma quindi, com’è andare a un concerto dei Metallica quando non sei una metallara? Inaspettatamente, circondata da persone che probabilmente seguono la band dal 1981, mi sono sentita al posto giusto. Con i Metallica un concerto non è un test di appartenenza, ma un’invocazione collettiva: dal prato, sentire 47.000 persone intonare l’intro di For Whom the Bell Tolls è stata un’esperienza totalizzante e quasi fisica. Chi osservava dalle gradinate ha avuto uno spettacolo panoramico, ma chi stava sotto palco ha vissuto la vicinanza e la forza del live in modo diretto.
Sul palco i Metallica sono la macchina collaudata che ci si aspetta, nonostante l’età. James Hetfield domina con voce roca e presenza scenica, Kirk Hammett costruisce assoli da brivido, Robert Trujillo fa vibrare il basso come un’onda sotterranea e Lars Ulrich a tenere il tempo. A onor del vero, ogni tanto c’è stata qualche défaillance in qua e là, ma a una band del genere credo si possa tranquillamente perdonare anche questo.
Il set alterna classici monumentali a pezzi più recenti, con pause più tranquille e momenti esplosivi. Nei passaggi topici la scenografia e i fuochi pirotecnici esplodono in perfetta sincronia con la batteria e non è neppure mancata una pioggia di enormi palloni di plastica superbrandizzati. E poi ci sono le sorprese: la cover in italiano di Ken il Guerriero ha acceso cori e sorrisi, creando un ponte tra cultura popolare e culto metal.
In Redazione abbiamo letto recensioni che elogiavano suono e produzione. Dal vivo, confermo: equilibrio, potenza e pulizia. Non ero lì per partecipare alle consuete diatribe sul “vero” periodo della band o quali fossero gli unici pezzi degni di essere suonati; mi sono limitata a godermi lo show senza troppi preconcetti.
Sono arrivata curiosa e me ne sono andata convertita: una serata che ha ripagato pienamente il prezzo del biglietto. Volente o nolente, ora faccio parte della Metallica Family — once you get in, you can never leave.
Scaletta (Dall’Ara, Bologna — 3/6/2026)
- It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll) (AC/DC)
- The Ecstasy of Gold (Ennio Morricone)
- Creeping Death
- For Whom the Bell Tolls
- Cyanide
- King Nothing
- 72 Seasons
- The Unforgiven
- Fuel
- Kirk and Rob Doodle
- Ken il Guerriero
- The Day That Never Comes
- Wherever I May Roam
- Nothing Else Matters
- Sad but True
- One
- Seek & Destroy
- Master of Puppets
- Enter Sandman

