foto e recensione a cura di Donatella Andria @donatellaandria.ph
Tra le canzoni di Primo amore e i brani più amati del suo repertorio, Mannarino trasforma il Parco Fluviale in un grande coro a cielo aperto.
Mannarino per Acieloaperto: un rito collettivo nel cuore di Santa Sofia
Il concerto di Mannarino a Santa Sofia è uno degli appuntamenti più importanti dell’estate di Acieloaperto festival. Domenica 2 agosto, il Parco Fluviale ha accolto quasi 5.000 persone per il ritorno del cantautore romano sui palchi italiani. Sono passati tre anni dal suo ultimo tour estivo in Italia. Nel frattempo Mannarino ha portato la sua musica anche oltre i confini nazionali.
A Santa Sofia il pubblico è numeroso e trasversale. Tutti condividono la stessa voglia di ritrovare dal vivo un artista capace di trasformare ogni concerto in un’esperienza collettiva. La cornice del Parco Fluviale amplifica questa sensazione. La natura dell’Appennino romagnolo diventa parte integrante dello spettacolo.
Primo amore apre una nuova fase
La scaletta parte da Dammi e prosegue con Ciao, Apriti cielo e Cantaré. Fin dalle prime battute emerge la volontà di attraversare tutta la carriera di Mannarino.
Il nuovo album Primo amore, pubblicato l’8 maggio 2026, occupa però uno spazio importante. Arrivano Maradona, Carne, Primo amore e Kalanera. Sono canzoni che mostrano un Mannarino diverso. La scrittura resta riconoscibile, ma il suono appare più essenziale e introspettivo. Folk, cantautorato, reggae, dub ed elettronica convivono in un equilibrio nuovo.
Il disco affronta amore, perdita, fragilità e ricerca di senso. Sono temi che appartengono da sempre all’universo dell’artista. Qui vengono però osservati con uno sguardo più maturo e consapevole.
Un viaggio attraverso tutta la carriera
Dopo i nuovi brani, la scaletta torna a pescare nel repertorio di Mannarino. Arca di Noè, Per un po’ d’amore e Gli animali riportano sul palco canzoni appartenenti a momenti diversi della sua storia.
Il concerto non segue, quindi, un criterio semplicemente cronologico. È costruito come un racconto. Le nuove canzoni dialogano continuamente con quelle del passato. È proprio questo uno degli aspetti più riusciti del live. Primo amore non viene presentato come una parentesi separata. Entra naturalmente dentro una storia musicale già ricca e stratificata.
Mannarino guarda al futuro senza rinnegare ciò che è stato.
Quando Santa Sofia comincia a cantare
La partecipazione del pubblico cresce progressivamente. Con Fatte bacia’, Tevere Grand Hotel e Serenata lacrimosa, il Parco Fluviale diventa un enorme coro.
Le canzoni di Mannarino hanno una caratteristica particolare. Sono intime e popolari allo stesso tempo. Parlano di sentimenti individuali, ma riescono a diventare patrimonio collettivo. Il pubblico conosce le parole. Le canta insieme all’artista. Alcuni brani vengono quasi restituiti al cantautore dalla platea.
La forza di una band completa
A sostenere Mannarino c’è una formazione di musicisti completa. Sul palco ci sono Alessandro Chimenti, Matteo Pezzolet, Francesco Santalucia, Cesare Petulicchio, Lavinia Mancusi e Simona Sciacca.
Il loro contributo è fondamentale. Le percussioni hanno un ruolo centrale e danno al concerto una forte componente fisica. Sintetizzatori e programmazioni ampliano il suono. Gli arrangiamenti mantengono però un rapporto evidente con la tradizione cantautorale e folk.
Il risultato è un live ricco, ma mai sovraccarico. Ogni musicista contribuisce alla costruzione di un suono che alterna momenti intimi ed esplosioni collettive.
Tra fragilità e potenza
Mannarino è un artista di contrasti. C’è la festa, ma anche la malinconia. C’è il desiderio, ma anche la perdita. C’è la spiritualità e c’è il corpo. C’è la dimensione individuale e quella politica.
Questi contrasti attraversano anche il concerto di Santa Sofia. Maradona e Carne convivono con Primo amore e Kalanera. Poi arrivano i brani più conosciuti, quelli che il pubblico attende da anni.
Il risultato è un concerto che non cerca soltanto di divertire. Cerca di lasciare qualcosa. Dopo quasi due ore di musica, il pubblico non sembra ancora voler lasciare il Parco Fluviale. La serata ha alternato intimità e festa. Ha riportato Mannarino davanti al pubblico italiano con un concerto capace di guardare contemporaneamente al passato e al futuro.
La musica incontra il territorio
Il successo della serata va oltre il numero delle presenze. Quasi 5.000 persone hanno raggiunto Santa Sofia per assistere al concerto. Il paese e il territorio hanno così vissuto una serata di grande partecipazione.
È anche questo il valore di Acieloaperto. Portare grandi artisti in luoghi dove la musica può dialogare con il paesaggio.
A Santa Sofia il pubblico non ha trovato soltanto un concerto. Ha trovato un’esperienza. Mannarino ha fatto il resto. Ha portato sul palco le sue storie, le sue contraddizioni e le sue nuove canzoni. E per una sera il Parco Fluviale è diventato un unico grande coro. Un rito collettivo. A cielo aperto.





















