Lostatobrado al Locomotiv, foto-racconto di un concerto multidimensionale

Sabato 24 gennaio al Locomotiv Club di Bologna uno dei progetti elettronici più interessanti del momento

Sabato 24 gennaio 2026 il Locomotiv ha ospitato LOSTATOBRADO, trio che ha trasformato il palco in un’esperienza sonora intensa e viscerale. Tra sintetizzatori, campionatori e chitarre manipolate, il live ha riportato in forma tangibile l’album Ahimè, facendo vibrare il pubblico con un flusso di suoni inaspettati e stratificati.

LOSTATOBRADO è un progetto che nasce dall’incontro tra sperimentazione sonora e immaginari cinematografici, ma anche da un rapporto profondo con il paesaggio: la natura, l’Appennino, il mondo rurale filtrato però da uno sguardo contemporaneo, quasi teatrale. Non a caso, anche l’estetica visiva — a partire dalla copertina di Ahimè — richiama un senso di scena, di messa in atto, più che di semplice accompagnamento grafico.

Lostatobrado Locomotiv
Lostatobrado Locomotiv

Il trio porta sul palco un senso di spaesamento che diventa linguaggio. Come ci raccontano nell’intervista, i membri, provenienti da territori periferici e spostandosi in città, si sentono sradicati e trasformano questa condizione in ironia e auto-definizione. Da qui nasce la loro provocatoria etichetta: musica microtonale elettroacustica post-agricola. Il lavoro sul suono è meticoloso e quasi ossessivo: molti materiali utilizzati sono registrazioni raccolte nel tempo, mesi o anni prima, spesso con mezzi minimi come un telefono. Suoni quotidiani, ambientali, frammenti grezzi che vengono poi inseriti nei campionatori e trasformati in veri e propri strumenti musicali. Un processo lungo e paziente — oltre quaranta ore di materiale — che ha trovato una sintesi nei quaranta minuti del vinile. Un lavoro che ha segnato un punto di svolta e definito la nuova direzione della band.

Lostatobrado Locomotiv
Lostatobrado Locomotiv

Un live immersivo e viscerale sul palco del Locomotiv, LOSTATOBRADO ha tradotto questa materia complessa in un’esperienza totalizzante e fisica. Fin dalle prime battute, il live ha messo in luce il profilo sonoro distintivo del trio: sintetizzatori, chitarra baritona manipolata, voci salmodianti e texture elettroniche che si muovono in un flusso irregolare, fatto di pieni e vuoti, accumuli e sospensioni.

Il live risulta essere un dialogo costante tra immaginazione cinematografica e autenticità emotiva, una musica astratta ma profondamente sentita, distante da qualsiasi comfort ma mai respingente. Non si tratta di uno show convenzionale, ma di una messa in scena sonora, dove ogni suono, ogni pausa, diventa parte del racconto e del paesaggio emotivo che la band propone. Chi ha assistito al live esce con la sensazione di aver partecipato a un’esperienza totale, un ascolto stratificato e quasi rituale, in cui la musica diventa paesaggio, racconto e interrogativo sul presente.