Lostatobrado “Ahimè è uscito il nostro secondo album”

LoStatoBrado

Ahimè è il secondo album del collettivo elettroacustico post-agricolo Lostatobrado, ed è un capolavoro

A un anno dall’esordio con Canzoni contro la ragione, la band bolognese Lostatobrado, composta dai musicisti e sound designer Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra torna con un disco sperimentale e intenso, instabile e drammatico, attraversato da una costante tensione musicale ed emotiva.

Ahimè è un’espressione sonora e immaginifica del desiderio di riuscire a vivere nel qui e ora, riscoprendo il contatto con se stessi e con la natura, nonostante le incoerenze, le incognite e le assurdità della contemporaneità. È un elogio alla bellezza della temporaneità della vita, perché è proprio lì che risiede la nostra unicità.

«Ahimè è una reazione istintiva a una realtà già di per sé più surreale di qualsiasi storia immaginata: è un disco che prova a parlare di tutto, ma sarebbe meglio dire che non parla di niente», afferma LOSTATOBRADO. Non conta il significato che l’album trasmette all’ascoltatore: l’importante è che sia immagine prima ancora che suono. L’andirivieni del mondo, il su e giù dell’esistere, la magia dell’essere qui, ora.

Con uno sguardo lucido e disincantato, a tratti tragicomico, Ahimè racconta la realtà con la sua stessa voce e disegna un paesaggio sonoro stratificato, inquieto ed evocativo. Il gruppo definisce, in maniera molto ironica, il proprio linguaggio musica elettroacustica post-agricola: un’etichetta-non etichetta che descrive un suono originale e profondamente contemporaneo, sospeso tra elettronica, sperimentazione e cantautorato, attraversato da suggestioni cinematografiche e ricco di campionamenti inediti.

Il risultato è un amalgama sorprendente e suggestivo, frutto di un lungo e meticoloso lavoro, in cui la forma canzone si espande verso territori inesplorati e liberi. Affiorano influenze di artisti internazionali come Radiohead, Björk e Floating Points, e italiani come CSI e Iosonouncane, fino ad arrivare alle colonne sonore di Ennio Morricone e Jerskin Fendrix.

La ricerca sonora si spinge ancora oltre: accanto all’impianto strumentale del trio (voci, sintetizzatori e chitarra baritona) convivono il suono di uno stormo di oche, il clacson di una Dacia in Islanda, una tammorra, la voce della mezzosoprano Isabella Gilli, un’ocarina, il Touch Theremin inventato da Gabriele Puddino, richiami da cacciatore e un organo mesotonico del 1551.

L’album nasce anche da suggestioni visive generate tramite intelligenza artificiale, a partire da frasi che descrivono i brani: un lavoro non solo da ascoltare, ma anche da immaginare.

Con le sue otto tracce dalla struttura circolare, Ahimè ritrae un mondo allo scompiglio, una messa in scena caotica in cui ognuno sceglie le proprie maschere. Da qui la scelta di una cover ispirata al Maggio Drammatico dell’Appennino Tosco-Emiliano, che ritrae la band e altre persone in costume teatrale: una metafora potente di un mondo in cui il tempo scorre e tutto cambia per non cambiare mai.

Ahimè è anche il titolo di un film del 1983 realizzato da Claudio Oleari e Benedetto Valdesalici, padre di un componente della band, con la collaborazione di pazienti psichiatrici e infermieri: un tentativo di rispondere alle grandi domande dell’esistenza, proprio come l’album dei LOSTATOBRADO. Un esperimento ambizioso, complesso e necessario, che rifiuta conclusioni definitive.

Ad aprire l’album è Tane, primo singolo, un lamento cupo e irrequieto che invita a vivere il presente senza fuggire, resistendo al vortice della mente sospesa tra passato e futuro. Seguono Auguri, focus track dal titolo ironico, e il brano strumentale (Ancora) auguri, riflessione sulla fusione tra tempo lineare e tempo personale.

In Chiome si alternano illusioni e speranze, in un confine fragile tra sogno e realtà. La natura riaffiora in Sveno, poesia bucolica del poeta-muratore Sveno Notari (1930-2012), che racconta il conforto del tramonto dopo una lunga giornata di lavoro.

Queste suggestioni confluiscono in Pergole, ballata elettroacustica impreziosita dalla voce di Isabella Gilli, che segna l’inizio della seconda parte del disco. Segue la title track Ahimè, dal ritmo funebre e incalzante: rappresentazione sonora del dolore e della morte, che cresce fino a dissolversi nel silenzio.

La quiete finale è affidata a Cusna, brano conclusivo in cui l’anima si ricongiunge alla natura. Un quadro sonoro etereo e avvolgente, ispirato a una cima dell’Appennino Tosco-Emiliano.

L’album è uscito a dicembre per Locomotiv Records e sarà presentato proprio al Locomotiv sabato 24 gennaio.

TRACKLIST:

  1. Tane
  2. Auguri
  3. Chiome
  4. (Ancora) Auguri
  5. Sveno
  6. Pergole
  7. Ahimè
  8. Cusna

 

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