Articolo di Fabio Viggiano @viggiagram
Foto di copertina di Matteo Barbieri @matteobarbieriph
Al Locomotiv Club di Bologna un mini-festival per celebrare tre lustri di mudcore, con Antares, Cacao, Die Abete, Lucertulas e Rope
Il primo afa arriva inaspettato. Non stiamo ancora boccheggiando, ma il cambio improvviso si avverte, e così d’improvviso arriva la comunicazione che c’è da coprire una “festa di compleanno”. Avevo ancora la testa nello schermo a guardare storie e contenuti vari dall’Idroscalo di Milano, maledicendo un’edizione del Mi Ami persa — che però fa sentire il portafoglio meno danneggiato. Ed eccoci qui, in quello che negli ultimi mesi è diventato casa ancora di più: il Locomotiv Club.
Oggi sono qui per raccontare i festeggiamenti per i 15 anni di una band bolognese — più precisamente bolognesi — i Lleroy, mudcore since year 0. Il trio ha però deciso per un festeggiamento alternativo: un mini-festival nelle mura del locale, con la sacrosanta aria condizionata. Lo spettacolo inizia presto, alle 18:00 salgono sul palco proprio i festeggiati. Poi gli ospiti continuano i festeggiamenti, perché sì, la situazione è stata ribaltata — ed è un aspetto che mi ha colpito non poco. Sarebbe normale immaginare gli headliner come i festeggiati stessi, invece no: i Lleroy aprono per primi, per poi dare spazio agli amici della scena DIY. Cambio di palco, e via con gli altri ospiti: Antares, Cacao, Die Abete, Lucertulas, Rope.
I Lleroy salgono per primi e non perdono tempo: panzer noise punk, poche chiacchiere e un solo imperativo lanciato dal palco — “potete rompere tutto!” Il trio pesta duro, la musica è sporca e cattiva come da copione, ma — spoiler — non si rompe nulla. Il pubblico regge, il Locomotiv pure.
Antares raccolgono il testimone senza abbassare i giri. Il trio bolognese — big rock da Bologna, come da loro stessa definizione — porta riff aggressivi, assoli taglienti, ritmo sostenuto: non si molla un centimetro, dritti verso il metal. Doppia voce, basso e chitarra che si alternano con naturalezza. Una “diavoletto” quasi metal — dio Jimmy Page perdonami se sto prendendo fischi per fiaschi — ma il risultato è innegabile.
Cacao — e qui devo essere onesto: la fame mi ha tradito. Sono dovuto fuggire in cerca di cibo, perdendomi buona parte della loro set. Ho fatto in tempo a vedere il finale di questo incredibile duo, techno-kraut cosmic come si definiscono loro stessi, visto e rivisto nel tempo, e anche stavolta quel poco è bastato a ricordarmi perché continuano a valere il biglietto.
Nel mezzo, Daria Broccoli — volto ultra-noto di tutta la scena DIY, dal merch alla promo alla gestione di realtà musicali, una sorta di pilastro — presenta la serata con la scioltezza di chi quella scena la abita davvero. Gli intermezzi di presentazione sono stati una bella idea: non solo musica, ma anche parole di supporto e riconoscimento per tutto il lavoro che si fa in realtà come queste. Una scena che si conosce, si stima, si fida. E si festeggia insieme.
Lucertulas, leggende del noise-rock veneto, e qui mi sono concesso un piccolo viaggio mentale su come definirli. Trio, basso ruggente, distorsione e giri quadrati, perfetti nel tempo: la testa ondeggia da sola, inevitabilmente. Poi il ritmo si spezza, il silenzio, e il raddoppio dello stesso quadrato. Un loop ipnotico che funziona. E a completare il quadro: camicie hawaiane meravigliose e una buona dose di ironia. Non male.
Rope portano Torino sul palco del Locomotiv: post-hardcore noise punk diretto, essenziale, nessun fronzolo. Una ventata che non chiede permesso.
I Die Abete chiudono da headliner. L’hardcore screamo di Terni, fresco del loro ultimo disco Giovani Volpi — tra le uscite più apprezzate degli ultimi tempi — si trova a raccogliere una sala cresciuta nel corso della serata. Il pubblico è arrivato, e la band lo ha ripagato. Meritato.
Quindici anni di chilometri percorsi, di palchi condivisi, di una scena che si regge sulla fiducia reciproca. I Lleroy hanno scelto di festeggiarli così: non da soli al centro del palco, ma in mezzo agli amici. Ed è probabilmente il modo più onesto che potessero trovare.

