La Niña: Furèsta femminile plurale universale

La Niña sul palco del DumBo il 20 e 21 novembre per portare dal vivo Furèsta, assieme al produttore e a 4 musiciste.

Il binario centrale si appresta forse inconsapevole della portata energetica del live per una doppia data  dell’artista partenopea. Forse, o forse più che pronto a due sold out, non solo uno.

La Niña dal primo battito di stivale sul palco si presenta: avvenieristica e antica assieme. Riesce a portare sul palco una commissione tra il sempre caro sacro e profano, rendendo la femminilità un punto di forza e al contempo fragilità nella migliore accezione del termine.

Neanche a dirlo, un elemento sempre più necessario ai giorni nostri.

In una formazione a 5 con prevalenza femminile, la Niña trova un perfetto equilibrio tra uno sguardo al passato e al sud più popolare e all’emancipazione del battito contemporaneo. Le luci e lo sfondo strizzano l’occhio agli allestimenti da principessa o da Maria Maddalena, come caratteristica insita e innata che non si apprende ma che si riesce a mettere in campo, o sul palco in questo caso, con un peso che non diventa mai trash.

La formazione botanica (sia per allestimento che per nomi) sfodera un armamentario di tutto rispetto: chitarra classica, chitarra battente, tamburi a cornice, nacchere, clavicembalo, tastiere, mandolino, percussioni, maracas, batteria e flautino. 

Questo questo profondo equilibrio stilistico si rispecchia anche in un pubblico estremamente eterogeneo: in testa le combattive associazioni femministe, esemplari estrapolati da classi sociali elevate e un po’ agée col filo di perle, giovanissime coppie lgbtq+.

La Niña è femminile e femminista: incarna il femminile inteso come forza, trasponendolo all’interno di canzoni che riescono a trasmettere, non solo attraverso il verbo ma con tutti i sensi, un profondo senso di appartenenza. Furèsta Europa è una data che funziona perché ci stiamo bene tutti, anzi tutti e tutte.