Tre giorni, sei spazi, un’unica domanda: come si tiene in piedi un live club — o un festival — nel 2026? Dal 17 al 19 settembre Bologna ha ospitato il KeepOn Live Fest, il meeting nazionale della rete KeepOn Live che ha portato in città oltre 150 tra gestori e direttori artistici e più di 200 professionisti del settore, tra DUMBO, Binario69, Ex.Dynamo, Bravo Café, Locomotiv Club e Baumhaus. Tra i quattro filoni tematici del programma — accessibilità, diritti musicali, sostenibilità economica dei club indipendenti, filiera dei festival — la sostenibilità è stata la parola più ricorrente nei tre giorni di lavori.
Giovedì: la filiera si presenta
Il primo talk/panel “Musica originale, live club e festival: definire la filiera per policy a tutela della musica dal vivo” ha messo sul tavolo la questione che ha attraversato l’intero FEST — riconoscere i club come parte strutturale del sistema culturale, non come semplici locali in cui capita che si suoni. È stata la cornice dentro cui si sono mossi anche i discorsi sulla sostenibilità: prima ancora dell’ambiente, il tema al centro è stato la tenuta economica di un settore fatto in larga parte di lavoro autonomo e imprese piccole.
Venerdì: economia circolare e audience development
Da Baumhaus sono arrivati i due appuntamenti più concreti sul fronte della sostenibilità economica. “Support your local live music scene” ha presentato un modello di economia circolare applicato alla musica dal vivo: attrezzature tecniche — console, mixer — non più necessarie agli spazi più strutturati vengono messe a disposizione dei club con meno risorse, così che chi ha minore accesso ai finanziamenti possa comunque lavorare con strumentazione adeguata. Nello stesso pomeriggio, “Meet me halfway” ha messo intorno allo stesso tavolo club e agenzie di booking per discutere di sostenibilità e professionalizzazione della filiera. Sul fronte sociale, è stato presentato lo stato di avanzamento del progetto “Il Concerto Che Vorrei”, ideato da KeepOn Live con il sostegno del Ministero della Cultura e con il supporto di BAM! Strategie Culturali, che porta avanti strumenti di audience development e toolkit pratici per l’accessibilità dei concerti — tra questi, anche i giubbotti vibranti pensati per rendere l’esperienza live accessibile al pubblico non udente.
Sabato: accessibilità e diritti
La mattina, da Ex-Dynamo, è andato in scena “No One Is an Island: accessibilità e pubblico dei concerti”, workshop firmato KeepOn Live e BAM! che ha ripreso e approfondito i temi dell’inclusione toccati il giorno prima, insieme a un secondo appuntamento dedicato ai diritti musicali e alla gestione consapevole del collecting.
Il FEST si è chiuso poi nel pomeriggio al Locomotiv Club, con tre appuntamenti che hanno tirato le fila dei tre giorni di lavori, un talk in cui Marta Multinu di BAM! Strategie Culturali e Federico Rasetti di KeepOn Live hanno restituito al pubblico i risultati, le linee guida e le prospettive operative emerse dal FEST. La chiusura si è intrecciata con quella di Tutto Molto Bello, il torneo di calcio a cinque tra etichette indipendenti giunto alla sua quindicesima edizione, che ha animato con gironi e showcase i campi del DLF adiacenti al Locomotiv. A completare la giornata, i concertini sul palco del Locomotiv hanno chiuso ufficialmente il FEST.
Uno sguardo alla prossima edizione
Ripercorrendo il programma di questi tre giorni, i fondatori di club e festival che si sono alternati sul palco hanno parlato molto — e con dati, progetti e strumenti concreti — di sostenibilità economica e sociale: condivisione di attrezzature, audience development, accessibilità fisica e sensoriale ai concerti. Nei momenti aperti al pubblico, Il tema ambientale, insieme ai casi studio virtuosi in materia — a partire dalla misurazione dell’impatto, è rimasto più sullo sfondo.
I numeri, del resto, raccontano qualcosa di utile. Secondo un’analisi di A Greener Future, condotta su 17 festival europei e britannici, il viaggio del pubblico rappresenta in media il 41% dell’impronta carbonica di un evento, con tutte le forme di mobilità che insieme arrivano al 58%, mentre cibo e bevande pesano per circa il 34-35%. Sapere dove si concentrano le emissioni aiuta a capire dove intervenire prima, ed è un tema che al KeepOn Fest può meritare un approfondimento nella prossima edizione: molto si è parlato di condivisione di attrezzature e di accessibilità, meno di come un club o un festival possa arrivare a conoscere — numeri alla mano — il proprio impatto.
Qualche esperienza a cui guardare, però, esiste già, e non troppo lontano. Il Firenze Rocks ha attivato fin dal 2018 una partnership con Trenitalia, con sconti sui biglietti Frecce e InterCity per chi raggiunge il festival in treno — agendo proprio su quella mobilità che, secondo A Greener Future, pesa mediamente più della metà dell’impronta carbonica di un evento. Lo Sherwood Festival di Padova dichiara di aver ridotto del 50% le proprie emissioni dal 2018, misurandole ogni anno e investendo in plastic free, energia rinnovabile e riforestazione compensativa.
Il KeepOn Live Fest ha posto basi solide, parlando di filiera e di tenuta economica dei club. Un’idea per la prossima edizione potrebbe essere proprio questa: portare in sala chi questi strumenti di misurazione li sta già sperimentando — dagli studi promossi dall’Emilia-Romagna Music Commission ai festival che hanno stretto partnership come queste — per far diventare la misurazione un tassello in più nel percorso già avviato.

