Iosonouncane ad Arti Vive Festival: chitarra e voce nel tour acustico 2026

La diciannovesima edizione di Arti Vive Festival si è chiusa domenica 5 luglio con il concerto di Iosonouncane in Piazza Lusvardi, a Soliera. Il live rientra nel tour acustico 2026 con cui Jacopo Incani ha riportato parte del suo repertorio a una forma voce e chitarra, già sperimentata nel 2025 in diversi contesti live e in particolare nella data al Locomotiv di Bologna dedicata ai dieci anni di DIE.

Arti Vive, nato nel 2007, conferma anche quest’anno la propria impostazione trasversale tra musica, teatro e performance, con una programmazione diffusa nel centro storico che lo ha reso uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili della regione.

Ad aprire la serata è Lacana, cantautore e polistrumentista sardo che si presenta in una dimensione essenziale, voce e chitarra. Il suo set, raccolto e misurato, è in perfetta sintonia con lo spirito del concerto che seguirà. Le canzoni scorrono tra atmosfere intime e una forte attenzione al racconto, una proposta artistica capace di ritagliarsi un’identità precisa e di accompagnare il pubblico verso l’atmosfera raccolta che caratterizzerà l’intera serata.

Quando Jacopo Incani sale sul palco, la scelta è altrettanto netta: nessuna band, nessun supporto elettronico, nessuna scenografia. Solo una chitarra acustica, la voce e una richiesta iniziale di abbassare le luci. Si tratta di una trasposizione del suo repertorio: i brani vengono ricondotti a una struttura nuda, in cui emergono in modo più diretto melodia e scrittura rispetto agli arrangiamenti originali. Fin dai primi minuti il concerto rinuncia a qualsiasi elemento spettacolare. Questo tour estivo nasce proprio da questa esigenza di essenzialità. Dopo anni di produzioni articolate, stratificazioni sonore e sperimentazioni, Incani è tornato alla dimensione più diretta del cantautore, recuperando quel rapporto immediato con la canzone che lui stesso ha raccontato di voler riscoprire.

La scaletta alterna brani del proprio repertorio e omaggi alla grande canzone d’autore italiana. L’apertura con Vedrai, vedrai di Luigi Tenco stabilisce subito il dialogo con una precisa tradizione cantautorale, che prosegue nelle intense riletture di Finestre di dolore di Francesco De Gregori e Sporca estate di Piero Ciampi. Accanto a pagine ormai centrali come Il corpo del reato, Novembre, Buio e Stormi, trovano spazio brani meno frequentati dal vivo come Torino Pausa Pranzo, riportata a una forma ancora più scarna rispetto alla versione originale. Nel cuore del concerto la sola dimensione voce e chitarra viene interrotta dall’ingresso dell’armonica, che accompagna I funerali di Enrico, introducendo una diversa tessitura timbrica senza alterare il carattere essenziale dell’esecuzione. A seguire arriva Niràn, uno dei brani più enigmatici dell’album. Come il resto di IRA, il testo è costruito attraverso un intreccio di più lingue – tra cui arabo, francese, spagnolo e inglese – innestate su una sintassi di matrice italiana, secondo la poetica elaborata da Jacopo Incani per l’intero progetto. La chiusura è affidata a Sacramento.

La musica di Iosonouncane è spesso associata alla sperimentazione e alle architetture sonore di album come DIE e IRA, ma il formato acustico dimostra quanto il nucleo emotivo delle sue composizioni sia capace di sostenersi anche senza alcuna sovrastruttura. Anzi, proprio l’assenza dell’apparato elettronico mette in risalto la forza delle melodie, delle immagini e della tensione narrativa che attraversa i brani.

In questa cornice emerge con ancora maggiore evidenza la cura che Incani dedica alla parola, alle pause e alla costruzione narrativa dei suoi brani. Ogni esecuzione trova spazio per respirare lasciando affiorare sfumature diverse rispetto alle versioni in studio. Una sorta di intimità collettiva, in cui la sottrazione degli elementi scenici genera una concentrazione che potrebbe essere descritta quasi come rituale. È una sottrazione che non impoverisce, ma amplifica, riducendo gli elementi spettacolari al minimo.

In Piazza Lusvardi la performance di Iosonouncane si costruisce interamente sulla riduzione degli elementi accessori: ciò che resta non è una forma spettacolare, ma un campo di ascolto in cui voce, parola e silenzio condividono lo stesso piano.