Breve resoconto di INMusic 2025
(articolo di Marta, Erica e Mauro)
Organizzazione impeccabile: location stupenda in mezzo al lago e curata anche nei dettagli, spazi ampi per stendersi all’ombra o per ascoltare al meglio i concerti. 2 palchi principali e tanti spazi per altra musica o attività di ogni tipo, braccialetti con chip per poter pagare all’interno dei festival. Insomma, funziona tutto: in Italia avremmo molto da imparare da realtà come questa.
La line-up del festival spazi tra i generi mantenendo comunque sempre una linea abbastanza legata al rock e con una forte presenza di band britanniche o irlandesi.
gallery day 1
Si parte già dal pomeriggio con i Dimitri’s Bats, band rumena già abbastanza nota anche in Croazia. Si prosegue con l’indie rock dalle influenze british dei Monohrom, band serba affermata nei balcani ormai da qualche anno.
Nel frattempo il World Stage ci fa conoscere i serbi Skofja Loka e il pop rock locale dei Lika Kolorado.
I primi veri headliner salgono sul palco principale alle 18.45 e regolano uno show intenso e viscerale. Si tratta degli Yard Act, band di Leeds che ha pubblicato l’album d’esordio soltanto 3 anni fa ma con un’energia che non si vede spesso. Il frontman James Smith è uno dei personaggi più interessanti in circolazione.
Dopo l’intrigante live dei Mitsune, band giapponese che mescola musica e strumenti della tradizione a psichedelia e influenze rock – da segnalare un percussionista geniale e assurdo – si arriva alla band in assoluto più attesa: i Fontaines Dc.
Cosa dire della band irlandese capitanata da Grian Chatten?! Sono la band del momento e non è un caso. Ogni suono è studiato minuziosamente per provocare emozioni e sensazioni. Durante il brano “I love you” parte l’occasione del pubblico per le scritte a caratteri cubitali a supporto della popolazione palestinese.
Sul World Stage è il momento di The Streets, alias di Mike Skinner. Il rapper britannico, accompagnato dalla band, è una scheggia impazzita, canta in mezzo al pubblico già dal primo brano, salta e risalta sul palco, toglie scarpe, calze, corre, incita, spacca.
Chiude la serata, almeno per noi, il live del duo francese (trio per l’occasione) Air. Atmosfere sognanti da film ci accompagnano anche per il tempo necessario a circumnavigare il lago per tornare verso il centro città.
gallery day 2
Il secondo giorno arriviamo in tempo per il concerto Afrobeat di Seun Kuti & Egypt 80. Figlio del grande Fel Kuti, Seun, ha preso il meglio e l’ha fatto suo. La band di grande livello – e anche di grande numero – don ancora maggior prestigio a questo live di energia e danza.
Ci dividiamo tra il World Stage e l’Hidden Stage (esatto, non vi avevo ancora parlato del terzo palco). Sul World ascoltiamo ipnotizzati il punk rock, un po’ acerbo ma di grande effetto, del giovanissimo trio sudcoreano delle Sailor Honeymoon, mentre sull’Hidden Stage veniamo folgorati dal punk sgangherato e potente dei Vagina Corporation.
Torniamo al Main per la voce strepitosa e la musica incredibile di uno dei geni assoluti del soul-funk-rock del momento. Michael Kiwanuka, con una band incredibile, è poesia pura. Altra poetessa, a seguire, Kim Deal, con un concerto che ci travolge, moderno ma legato alla sua carriera nei Pixies.
Chiudono, sempre per noi, i Kasabian, altra band britannica. Il concerto è tutto intorno a Sergio Pizzorno che ha carica da vendere. Corre da un lato all’altro del palco senza sosta, coinvolge il pubblico, salta, suona, canta e fa impazzire il folto pubblico dell’INMusic.
È veramente arduo scegliere chi si meriti la palma di miglior concerto del festival, probabilmente il festival intero in ogni suo aspetto, sicuramente line-up compresa.
Eventi collaterali da segnalare.
Fa caldo, si suda, ogni tanto ci vuole una pausa
Appena varcata la soglia del festival al secondo giorno mi fiondo al silent stage. Cinema. Tre schermi per tre generi e tre festival di provenienza, sa ascoltare con le cuffie e sincronizzare con il palco preferito. Bellissimo.
Animazione, diritti umani e una selezione da eventi locali permettono di staccare un po’ e alla sera di provare il silent party. Che mi sono persa pure stavolta mannaggia. 
E per i piccoli c’è uno spazio ad hoc: laboratori per creare al propria maglietta del festival, personalizzata, colorata e divertente, e per i genitori di trovare una misura anche per famiglie!
Food & beverage (ma soprattutto beer)
Se magna be, se beve be, se sta yeye. Abituati a situazioni hardcore a livello culinario la parte food and beverage non la scia decisamente a desiderare. Benché i prezzi non siano contenutissimi, c’è cmq modo di trovare carne o vegetariano o anche vegano e costi insospettabili per noi (circa 8 euro un panino, 15 euro un super hamburger veg con patatine e salse)
Birre dalla lager in su e chioschetti di pop corn. Prezzi? Onesti per la birra (circa 6 euro una Ipa) e 3 euro per i pop corn.
INMusic people
Come arrivare e dormire
Premettiamo che Erica è pigra, Mauro non sta fermo e Marta è sportiva (siamo noi tre a raccontare l’evento), quindi la versione sarà molto diversa. La cose più bella è che non si può arrivare al festival in auto, quindi, wow che pace. Quella più brutta è che se non siete muniti di bici dovete rassegnarvi a camminare (in riva al lago però, amazing!). Noi abbiamo provato il bus, vista l’ottima rete di tram e mezzi pubblici e anche il car sharing. Si-può-fare dissero in un film, ed è vero, ma calcolate circa 30 minuti di cammino.
Non abbiamo fruito del camping, ma ehi, abbiamo più di 35 anni, siamo scusati. Chi lo ha provato però ci ha detto che la comodità è notevole, a fine festival siete già arrivati, perchè non approfittarne?


(articolo di Marta, Erica e Mauro)




























































