I Cani ad Acieloaperto: una notte fra nostalgia, distorsioni e una navicella spaziale

di Stefano Poggi – @himynameisnotsteve

La rassegna Acieloaperto alla Rocca Malatestiana è un po’ come ritrovarsi al bar degli amici d’estate. Quelli che non vedi da un po’, ma con cui sembra che il tempo non sia mai passato. E anche chi non conosci ha una faccia familiare, perché negli occhi, nelle orecchie e nel cuore sono passate tante delle stesse cose.

È uno di quei festival dove si sta bene ancora prima che inizi la musica. Tutto è curato, si mangia bene, si beve bene e il DJ set accompagna l’attesa con le giuste vibrazioni da birra fresca e chiacchiere con i regaz.

Poi ci sono l’acqua gratuita e i bicchieri riutilizzabili. Per me potrebbe bastare già questo.

Bravi Retro Pop Live, perché hanno trovato un equilibrio che oggi sembra quasi raro: un festival che mette davvero al centro l’esperienza del pubblico, in un periodo in cui spesso i prezzi dei concerti continuano a salire mentre le attenzioni diminuiscono, almeno per come la penso io.

Sul palco piccolo si parte con Marco Fracasia e Zara Colombo, quasi in un’atmosfera da picnic musicale, intervallati da un DJ set che rimbalza tra le mura della Rocca e accompagna il tramonto.

Quando arriva il momento de I Cani, l’ovazione è immediata.

Contessa sale sul palco accolto da chi quelle canzoni le canta da almeno dieci anni e da chi le ha scoperte molto più recentemente. È forse la cosa più bella della serata: vedere generazioni diverse condividere un repertorio che sembrava appartenere a un momento molto preciso della musica italiana e che invece continua a parlare anche oggi.

Lo spettacolo alterna momenti intimi, con Contessa da solo davanti alle tastiere, ad altri molto più energici, sostenuti dalla band e da distorsioni elettroniche che restituiscono tutta la forza dei brani. Vocalmente sceglie di non reinventare le canzoni: le interpreta rispettandone l’identità, lasciando che siano loro a fare il resto. E basta guardarsi intorno per capirlo: sorrisi, cori, mani al cielo. Il pubblico conosce ogni parola.

In chiusura succede una cosa che nessun lighting designer avrebbe potuto programmare, una luce attraversa il cielo sopra la Rocca.
Dicono fosse un frammento cosmico, io preferisco pensare fosse una navicella spaziale.