La prima volta che ho sentito Goran Bregović dal vivo ero in Erasmus, poco più che ventenne.
Lo incrociai in una piazza del sud della Spagna per un concerto gratuito.
Sotto la luna spagnola rimasi ammaliata da quel signore brizzolato, che riusciva a coinvolgere in una maniera che non avevo mai immaginato le persone che aveva davanti. Da noi sbarbini ad anziane flamenguerr, tutti saltavamo al suono della sua musica.
Soltanto tempo dopo scoprì che era uno dei migliori musicisti contemporanei (non solo di musica balcanica perchè dargli quell’etichetta sarebbe riduttivo) e che quell’ eccezionale incontro mi sarebbe rimasto così impresso da cercarlo per tutti i decenni a seguire.
Proprio stasera è ripassato vicino a noi Goran Bregović con la Wedding and Funeral band in una location che per me è sempre stata particolarmente speciale: ho sentito concerti che mi sono rimasti veramente impressi al Teatro Duse di Bologna, e questa tappa del tour di Goran Bregovic non è stato da meno.
Sul palco i 10 elementi sono perfettamente amalgamati, ma è lui sempre il fulcro. Goran Bregovic e il sorriso del ragazzino, il patriarca della tribù, quello che segna l’inizio e la fine della festa.. sebbene lasci spazio agli altri elementi la sua sola presenza riempie a pieno tutto il palco.
La sua voce rimane un mix impossibile da replicare. In quella voce c’è la guerra, la tua vita di pessima qualità, tanto fumo di sigaretta, ma allo stesso tempo una resilienza difficile da identificare altrove. Cinquanta primavere condensate tutte li.
Il concerto inizia con l’entrata in platea dei fiati, e poi sul palco le due coriste che meritano una menzione a parte. L’una elegante e Maestosa come un vaso d’argilla, l’altra che brilla nel vestito, negli occhi e nella voce. Al centro Goran Bregović e attorno a lui tutto il resto.
Lo spettacolo procede per quasi due ore, alternando la sua presenza al microfono anche in base all’anzianità dei pezzi.
In scaletta trovano spazio anche pezzi dell’album che uscirà a fine anno, perché non hanno nulla da invidiare con i brani storici che hanno fatto alzare la platea: “ausencia”, “kalasjikov”, “gas gas” e “mesecina”. E un omaggio a noi, con un “il pescatore” un po’ masticata e ampiamente rivisitata e l’immancabile “bella ciao” che date le giornate era sufficientemente necessaria.
Sebbene statica, sia per la location che per la posizione dei m membri della band, non sono mancate piccole incursioni a centro palco, oltre a momenti ballericci anche in platea.

