Il 12 marzo Giorgio Poi è tornato sul palco dell’Estragon di Bologna con il tour di Schegge, il suo quarto album in studio pubblicato nel maggio 2025. Un disco che segna una nuova fase nel percorso del cantautore di Novara e che la critica ha rapidamente collocato tra i lavori più interessanti dell’ultimo anno, grazie a una scrittura evocativa e a una particolare attenzione per arrangiamenti e atmosfere.
Se i dischi precedenti avevano già delineato uno stile riconoscibile, con Schegge Giorgio Poi sembra aver raggiunto una forma ancora più personale: un pop d’autore sospeso tra malinconia e immaginazione, capace di muoversi tra le radici del cantautorato italiano con una sensibilità sonora profondamente attuale.
Un disco nato da una frattura
Come suggerisce il titolo, Schegge è un album che nasce da una rottura. Non cerca una narrazione lineare, ma raccoglie frammenti e immagini sparse. Il risultato è un lavoro che alterna leggerezza e inquietudine, introspezione e ironia, immediatezza e riflessione in un equilibrio che conferma una delle cifre stilistiche più riconoscibili di Giorgio Poi: una scrittura coerente, che non punta all’impatto immediato ma richiede ascolto e attenzione, rendendo Schegge un disco pensato per essere assimilato nel tempo.
Tra cantautorato italiano e immaginario cinematografico
Molte recensioni hanno sottolineato come Schegge dialoghi apertamente con la tradizione del cantautorato italiano, evocando in alcuni passaggi atmosfere che rimandano a figure come Lucio Dalla o Luca Carboni. Allo stesso tempo, il disco amplia il proprio immaginario sonoro: ballad delicate convivono suoni ricercati e dettagli elettronici, con arrangiamenti che guardano al pop psichedelico e a un’estetica quasi cinematografica. Brani come Giochi di gambe, Nelle tue piscine o Uomini contro insetti mostrano bene questa combinazione, muovendosi su strutture fluide dove la melodia resta centrale, ma non rinuncia alla sperimentazione.
Dal disco al palco: Schegge si espandono
La data all’Estragon ha confermato una performance capace di rispettare il clima onirico e introspettivo di Schegge. Pezzi di Schegge sono emersi dal vivo in tutta la loro forza evocativa: melodie pulite, arrangiamenti ricchi di dettagli e una tensione costante tra delicatezza e slanci più intensi, tra strutture che alternano ritmo e penombra.
Accanto ai brani di Schegge, la scaletta della data bolognese ha lasciato ampio spazio anche al repertorio precedente. Il set ha attraversato le diverse fasi della carriera di Giorgio Poi, includendo numerose canzoni dei dischi passati, alcune delle quali non venivano eseguite dal vivo da tempo. Schegge si conferma il centro del progetto attuale, ma il live non si chiude mai su se stesso: al contrario, dialoga apertamente con il passato, integrando i brani più recenti all’interno di una scaletta ampia e articolata. La scelta di alternare nuovo materiale e canzoni storiche non ha avuto il sapore della nostalgia, ma ha rafforzato l’idea di continuità, mostrando come le diverse fasi della carriera di Giorgio Poi convivano oggi in modo naturale e coerente. Un set solido, costruito con attenzione, che ha dato al pubblico una visione completa del suo percorso artistico prima di entrare nel dettaglio della scaletta.
Ecco la scaletta:
Giochi Di Gambe
Acqua Minerale
Nelle Tue Piscine
Il Tuo Vestito Bianco
I Pomeriggi
Erica Cuore Ad Elica
Rococò
Non C’è Vita Sopra I 3000 Kelvin
Barzellette
Non Mi Piace Viaggiare
Solo Per Gioco
Un Aggettivo, Un Verbo, Una Parola
Stella
Tubature
Niente Di Strano
Supermercato
La Musica Italiana
Giorni Felici
Tutta La Terra Finisce In Mare
Delle Barche e i Transatlantici
Uomini Contro Insetti
Schegge
Missili
Vinavil
Les Jeux Sont Faits













