Questa sera il Locomotiv Club ha accolto sul suo palco Sara Gioielli e Gaia Banfi, due artiste italiane accomunate da una ricerca sonora che supera i confini tradizionali della canzone.
Ad aprire la serata è stata Sara Gioielli, cantautrice e musicista di formazione classica, che ha presentato il suo lavoro Gioielli Neri in solo, fra loop vocali e una sensibilità timbrica raffinata. La performance ha posto la voce al centro, trasformandola in uno strumento capace di costruire arrangiamenti complessi partendo da linee vocali essenziali. Nel live, Sara Gioielli esplora registri diversi e intreccia melodie e armonie che si sviluppano senza altri strumenti, mettendo in evidenza il controllo tecnico e la precisione del suo canto.
A seguire, Gaia Banfi ha portato dal vivo i brani del suo ultimo lavoro, La Maccaia (uscito il 4 aprile 2025 per Trovarobato), già anticipato dai singoli Piazza Centrale e Seia. L’album si presenta come un insieme di frammenti emotivi e memorie, più che come una raccolta di storie lineari, e questa dimensione è emersa con chiarezza anche sul palco.
Il titolo La Maccaia rimanda a un fenomeno meteorologico tipico della Liguria: quell’umidità sospesa tra cielo e mare che qui diventa una potente metafora sonora. Il disco si muove infatti in uno spazio rarefatto, fatto di ricordi, sensazioni e immagini interiori. Il mare, l’infanzia, l’attesa e l’incertezza tornano come elementi ricorrenti, evocando luoghi concreti — Genova e la costa ligure — ma anche stati d’animo universali. Brani come Piazza Centrale costruiscono paesaggi intimi e collettivi attraverso tappeti elettronici e arpeggi meditativi, mentre Seia sviluppa alcune delle linee melodiche più suggestive dell’intero lavoro.
Banfi alterna momenti di profonda introspezione, trame vocali, delicate e precise, a sonorità elettroniche e dinamiche sperimentali, dando forma a un equilibrio sempre controllato tra tensione e intimità.
Gaia Banfi non ricerca pose né costruzioni artificiali: la sua presenza sul palco è essenziale e autentica. Ben oltre il virtuosismo tecnico, ciò che la distingue è la sua capacità di fondere il personale con l’universale: partendo dalle esperienze formative — dal conservatorio, dalle influenze della musica elettronica e dai ricordi di infanzia legati alla Liguria — la sua musica diventa un linguaggio in cui la voce non racconta solo parole, ma sensazioni e immagini vivide. Sul palco, questa profondità si traduce in una presenza che ascolta e accoglie, invitando l’ascoltatore a esplorare con lei gli spazi tra i suoni, dove la memoria diventa musica e la musica diventa un luogo da abitare.

