Frogstock, la serata delle voci femminili: Joan Thiele chiude sotto la pioggia

Ieri sera ero al Parco Fluviale di Riolo Terme per la seconda serata di Frogstock 2026, quella affidata a Joan Thiele. Prima di raccontare com’è andato il concerto, però, vale la pena spendere due parole sul contesto: Frogstock non è la solita rassegna estiva nata ieri e organizzata per fare cassa.

Il festival quest’anno taglia il traguardo della 31ª edizione, con un’origine che risale al 1994, quando un gruppo di ragazzi riuniti sotto l’associazione Clips Rag & Rock decise di costruire da zero un festival tra le colline di Riolo Terme. Da lì è cresciuto senza mai perdere l’impronta volontaria: ancora oggi la macchina organizzativa gira grazie a centinaia di persone che si dedicano al progetto, con il supporto della Pro Loco locale. E l’ingresso resta gratuito ogni sera, cosa non scontata per un cartellone che negli anni ha portato sul palco nomi come Deep Purple, Toto, Simple Minds, Elisa, Negramaro, Caparezza e Subsonica, oltre a quasi trecento band emergenti arrivate da tutta Italia e anche da Francia e Germania. Un festival che si è tenuto pure negli anni complicati dell’alluvione, il che dice già molto sulla tempra di chi lo manda avanti.

L’edizione 2026 si sviluppa su quattro serate, dal 19 al 22 agosto, ognuna con un’identità precisa: dal folk-rock medievale dei BardoMagno del mercoledì al rap narrativo di Murubutu che chiuderà sabato, passando per il gipsy jazz dei Patagarri. Nel mezzo, giovedì 20, la serata di Joan Thiele, aperta da Henna e Naïma.

Joan Thiele arriva a Frogstock reduce da un anno intensissimo: l’album Joanita, uscito a febbraio 2025 per Sony Music/Numero Uno, l’ha consacrata come una delle voci più originali del cantautorato italiano, tra R&B, soul e quelle atmosfere cinematografiche che richiamano le colonne sonore italiane anni ’60 e ’70. Dal vivo il suo mondo sonoro prende corpo e si allarga, con un’artista che sul palco gioca molto sulla presenza fisica, oltre che sulla voce, e che ha portato a Riolo Terme lo stesso tour che l’ha vista protagonista da Sanremo in poi, tra i riconoscimenti di Songwriter of the Year ai Billboard Italia Music Awards e quello di Artista dell’Anno per Rockol.

E poi c’è un episodio che credo abbia stupito tutti i presenti alla serata: dopo il secondo gruppo si è messo a piovere, e non poco. Nel giro di dieci minuti il palco e l’area concerti erano da mettere in sicurezza, roba che per molte realtà organizzate peggio avrebbe significato uno stop tassativo di un’ora buona, se non la cancellazione della serata. Qui, invece, la squadra di Frogstock ha ripulito tutto in un lampo, senza perdere un colpo e i concerti sono ripartiti come se niente fosse. Non è un dettaglio da poco: quando vedi uno staff reagire così capisci che dietro c’è rodaggio vero, non improvvisazione. Trentun edizioni si sentono anche in questo, nella capacità di gestire l’imprevisto senza far pesare nulla al pubblico.

In sintesi, quella di ieri è stata una serata che ha riassunto bene le due anime di Frogstock: la proposta di un’artista che sta vivendo il suo momento più alto, e la solidità di un festival che da più di trent’anni fa le cose sul serio, con il territorio e con chi ci lavora dentro ogni estate.

Joan Thiele

 

Henna

 

 

 

Naïmah