A cura di Fabio Viggiano - @viggiagram
Bologna, 19 giugno 2025
L’attesa per i Fontaines D.C. a Bologna non è iniziata ieri sera, ma covava da giorni, alimentata da un legame speciale che la band irlandese sembra aver stretto con la città. Non era solo la data inaugurale del Sequoie Music Park, un concerto sold-out da mesi che ha generato un vero e proprio pellegrinaggio laico da tutta Italia. Era la percezione di un evento che andava oltre la singola esibizione. Già dal 16 giugno, infatti, due membri della band si erano palesati in città, protagonisti di un inaspettato DJ set al Parco della Montagnola per la rassegna estiva organizzata da ARCI Bologna.. In quell’occasione, avevano abbandonato le chitarre taglienti del post-punk per un’immersione nell’elettronica anni 2000, tra Soulwax, The Chemical Brothers e Moderat, regalando a un pubblico numeroso ed entusiasta un antipasto che aveva solo aumentato la fame per il piatto principale.
Ieri sera, finalmente, il momento è arrivato. Superati i controlli e le solite norme d’ingresso (sui cu resta sempre qualche interrogativo), ci siamo immersi nell’arena del Parco delle Caserme Rosse. Per me, questo biglietto era un regalo prezioso di amici, l’unico passaporto per un evento i cui ingressi erano svaniti mesi prima.
Ad aprire le danze alle 20:30 sono stati gli Shame, scelta tutt’altro che casuale. La band di South London condivide con i Fontaines D.C. la stessa genesi temporale e la stessa scena post-punk. In un set di trenta minuti, teso e spigoloso, hanno scatenato la loro carica urticante. Rivederli sul palco ha rievocato in me il ricordo di un loro concerto al Covo Club nel lontano 2018, quando entrambe le band erano promesse emergenti. Ieri hanno dimostrato di essere una solida realtà, alternando classici del loro repertorio a un assaggio del nuovo album Cutthroat in uscita a Settembre di quest’ anno, confermandosi una spalla perfetta e credibile.

Dopo un breve DJ set di intermezzo e un intervento a sostegno della causa palestinese da parte dei collettivi di Bologna supportati dalla band stessa, alle 21:40 il palco si è riacceso per gli headliner. I Fontaines D.C. appaiono, le luci esplodono, i maxischermi si animano, parte l’inconfondibile intro di “Romance” e… il nulla. Un boato sordo, un blackout totale. La musica svanisce, le luci sul palco impazziscono e il sistema audio collassa, lasciando la band interdetta e un pubblico sospeso in un sospiro collettivo. Sono seguiti venti minuti surreali: il palco spettrale illuminato a tratti da fari fuori controllo, i tecnici che correvano freneticamente per risolvere un guasto che sembrava un presagio nefasto.
Ma alle 22:00, la seconda partenza, quella buona. “Romance” esplode con una violenza quasi catartica, come se l’incidente avesse compresso e poi liberato un’energia ancora più feroce. Da quel momento è stato un assalto sonoro senza tregua. Grian Chatten si è confermato un frontman monumentale, un catalizzatore di intensità che si muove a scatti, quasi posseduto dalla sua stessa narrazione, ma sempre con un controllo magistrale, senza mai cadere nel cliché del rocker dannato.

La performance è stata un viaggio implacabile attraverso tutta la loro discografia, sorretta da una sezione ritmica martellante e dagli intrecci di chitarra che sono il loro marchio di fabbrica. Brani come “Jackie Down the Line” e “Televised Mind” hanno scatenato il pogo, mentre l’inno generazionale “Boys in the Better Land” è stato cantato a squarciagola. La chiusura, affidata a un encore che ha inanellato tre capolavori come “I Love You” e la recente, potentissima “Starburster”, ha sigillato una serata indimenticabile. Più che un concerto, è stata una dichiarazione: il rock, quello viscerale e onesto, non si lascia fermare da un fusibile saltato. Anzi, ne esce più forte.
Scaletta:
Romance
Jackie Down the Line
Televised Mind
Roman Holiday
Big Shot
Death Kink
Before You I Just Forget
It’s Amazing to Be Young
Big
A Hero’s Death
Bug
Hurricane Laughter
Here’s the Thing
Nabokov
Boys in the Better Land
Favourite
In the Modern World
Desire
I Love You
Starburster

