Elephant Brain incendiano CasolaValsenio: il Suonobuono Festival chiude in bellezza

 

 

 

Casola Valsenio, cuore dei colli romagnoli, ieri sera si è trasformata nel salotto buono del rock italiano. Il Suonobuono Festival ha chiamato gli Elephant Brain, e la band perugina ha risposto presente come solo chi calca i palchi da undici anni sa fare.

Perché sì, sono passati undici anni da quel 2015 in cui Vincenzo Garofalo, Andrea Mancini, Emilio Balducci, Roberto Duca e Giacomo Ricci hanno messo insieme il loro primo EP autoprodotto. Undici anni in cui gli Elephant Brain sono passati dai club minori ai palchi più importanti della penisola, portandosi dietro un seguito che ieri sera, in una piccola piazza di paese, si è fatto sentire come fosse un palazzetto.

Ad aprire la serata Vincenzo De.Stradis, cantautore bolognese di origini pugliesi, che si è presentato sul palco di Casola in formazione completa, accompagnato da tutta la band. De.Stradis è attualmente in tour per presentare “Appartengo al mare”, il suo disco d’esordio uscito lo scorso 9 gennaio, undici tracce che fondono soul, R&B e jazz con una scrittura intima e diretta. Il suo set ha scaldato la piazza con un sound elegante e curato, dimostrando perché negli ultimi anni si sia ritagliato uno spazio importante nella scena cantautorale italiana, tra la militanza con i Westfalia e un percorso solista che sta raccogliendo consensi sempre più ampi.

Non è un dettaglio da poco, quello dell’esperienza. Sul palco di Casola si respirava quella confidenza che solo la militanza costruisce concerto dopo concerto: gesti misurati, sguardi che si cercano tra i membri della band, un affiatamento che trasforma ogni pezzo in un meccanismo perfetto. E poi c’è il pubblico, che è la vera cartina di tornasole di una band navigata: qui non si è limitato ad ascoltare, ha cantato ogni strofa, ogni ritornello, trasformando la piazza in un coro spontaneo che ha risposto nota per nota a quello che arrivava dal palco.

Il muro di distorsioni che è da sempre il marchio di fabbrica degli Elephant Brain ha riempito ogni angolo di Casola Valsenio, rimbalzando tra le facciate dei palazzi storici del centro con una potenza che stonava, in senso positivo, con le dimensioni raccolte della location. È proprio in questo contrasto che si misura la grandezza di una band: riuscire a far sembrare piccolo un palco enorme e immenso un palco piccolo. Ieri sera è successo esattamente questo.

Energia, pacca, urgenza: gli ingredienti che hanno reso gli Elephant Brain una delle realtà più solide del rock alternativo italiano c’erano tutti, senza un calo, senza un momento morto. Un’ora abbondante di concerto che ha attraversato il loro repertorio toccando i vari capitoli della loro storia, dai pezzi più recenti a quelli che il pubblico romagnolo ha accolto come vecchi amici.

E va detto, perché va sempre detto: il festival nel suo complesso ha confermato quella capacità tutta romagnola di costruire eventi che funzionano su ogni livello. Cibo curato, birra buona, acqua gratuita per tutti: dettagli che sembrano scontati ma che fanno la differenza tra una serata qualunque e una serata che si ricorda. Quando in Romagna decidono di fare le cose per bene, raramente sbagliano un colpo.

Suonobuono Festival chiude così un capitolo di qualità, regalando a Casola Valsenio una serata che resterà tra le più intense della sua storia recente. E gli Elephant Brain, ancora una volta, dimostrano perché restano un nome da non perdere nel panorama live italiano.