Dietro acieloaperto numero tredici c’è tanto, anche la superstizione

Quest’anno Acieloaperto compie tredici anni: un numero carico di simboli, misteri, significati ambigui. Un numero che spesso fa paura e che invece l’associazione Retropop, che cura la rassegna, reputa perfetto per raccontare l’anima di Acieloaperto.

Proprio la tredicesima edizione gioca con il simbolismo, con il fascino dell’irrazionale e guarda in faccia il tema: Superstition”.

Abbiamo raggiunto gli organizzatori per farci raccontare l’evento dal loro punto di vista!

Siamo amici ormai da qualche anno e come ogni volta ci lasciate a bocca aperta per la splendida rassegna che create. Siamo al tredici e in barba alla
superstizione avete deciso di dedicargli proprio il festival. Ci spiegate come
lo avete declinato?

Per esorcizzare l’edizione numero 13 abbiamo deciso di giocarci, letteralmente. Fare un festival come acieloaperto è quasi un atto di fede , se vogliamo, un gesto perfettamente in linea con il nostro claim di quest’anno:Superstition.
Perché anche una situazione insidiosa può trasformarsi in un’opportunità.
Perché crediamo che ognuno di noi abbia i propri piccoli riti scaramantici prima di un concerto.
E perché siamo certi che anche gli artisti, prima di salire sul palco, abbiano i loro.
Insomma, invece di sfidare la sorte, abbiamo deciso di farle l’occhiolino.

Gli appuntamenti di Acieloaperto si tengono sempre in diversi punti della
Romagna, tra posti storici a natura e quest’anno un posto nuovo. Qual È la rete
delle location e cosa cambia quest’anno?

Il festival si è sempre sviluppato in venue quali la Rocca Malatestiana di
Cesena, Villa Torlonia a San Mauro Pascoli e da qualche anno il Parco Fluviale
di Santa Sofia; la nostra narrazione parte dalla bellezza delle venue che
entrano in connessione con noi, sono nostre complici nel racconto e riescono
a dialogare con il pubblico e con gli artisti. Quest'anno i concerti a Villa
Torlonia si terranno nel parco andando a sfruttare tutta l'area verde delal
villa, inoltre ci sarà l'esordio per il nostro festital della fantastica venue
Woodpecker a Milano Marittima, venue appena riqualificata che gode di fasti
passati per quello che riguarda il mondo della notte.

La line up come sempre è variegata per generi e provenienza. Come si crea
durante la progettazione e cosa possiamo vedere quest’anno?

La progettazione parte presto, a volte già mentre il festival è in corso.
Alcuni artisti ce li portiamo dietro da anni, perché aspettavamo
l’occasione giusta. Altri arrivano magari scoprendoli live o suggeriti dai
nostri ascolti. Cerchiamo di mescolare diverse provenienze
geografiche, background culturali e linguaggi musicali,
mantenendo uno sguardo attento anche alla scena italiana
indipendente.

Come è cambiato il festival nel tempo e cosa invece è rimasto sempre uguale?

acieloaperto è cresciuto insieme a noi. All’inizio era quasi una scommessa:
pochi concerti, una location unica, tanta passione. Con il tempo si è ampliato,
ha accolto più artisti, più pubblico, più luoghi, ma sempre con la stessa
attenzione per la qualità e l’atmosfera.
Quello che non è mai cambiato è il nostro modo di scegliere e immaginare il festival: ogni edizione nasce dal desiderio di offrire esperienze autentiche, che mettano al centro la musica, le persone e i luoghi. Rimane immutata anche la nostra voglia di sorprendere, senza inseguire le mode, ma seguendo il nostro gusto e quello che sentiamo interessante nel presente.

Acieloaperto si è dichiarato un festival sempre più sostenibile, consapevole e accogliente. Cosa mettete in atto per essere sempre migliori?

È una promessa che ci siamo fatti e che rinnoviamo ogni anno: acieloaperto deve migliorare, non solo crescere. La sostenibilità, l’inclusione e la cura dell’esperienza del pubblico non sono accessori, ma parte integrante del nostro modo di fare festival.
Nascono così Green Mind e Open Mind, i nuovi progetti di acieloaperto che segnano un decisivo passo avanti verso un festival sempre più sostenibile, consapevole e accogliente Negli ultimi anni abbiamo introdotto azioni concrete per ridurre l’impatto ambientale: eliminazione della plastica, raccolta differenziata potenziata, trasporti condivisi incentivati, e una collaborazione sempre più stretta con fornitori e partner che condividono questi valori.
Sul piano dell’accoglienza e dell’accessibilità, cerchiamo di creare spazi sicuri, accoglienti e rispettosi, per tutti. Lavoriamo perché chi arriva ad acieloaperto si senta parte di una comunità temporanea, dove ascoltare musica significa anche stare bene insieme, in armonia con il luogo e le persone.
La consapevolezza è un processo continuo: ascoltiamo molto, impariamo ogni anno, correggiamo il tiro, ci mettiamo in discussione. È un lavoro silenzioso, ma fondamentale per noi.
Da quest’anno ad acieloaperto è presente un punto accoglienza e sensibilizzazione, pronto ad informare o ascoltare. Riteniamo fondamentale che ogni persona, nel nostro spazio, si senta accolta e rispettata.

Avete diverse collaborazioni anche sul territorio e con realtà locali,
come sono nate e cosa prevedono?

La tredicesima edizione aggiunge la proposta di merchandising sostenibile, realizzato con materiali di recupero: shopper e portachiavi provengono dai vecchi banner delle rassegne passate, trasformati da AVEAC – Associazione di Volontariato En.A.I.P., e le magliette sono in parte second hand, in parte realizzate con tessuti a basso impatto ambientale e stampate dal laboratorio artigianale P.O.L.P.A.
Prosegue inoltre la collaborazione al progetto “Oltre il giardino” – promosso dall’Unità Operativa Dipendenze Patologiche di Cesena che ci aiutano nella pulizia del bicchiere riciclabile.