Citrus Citrus “Da jam kraut a psych-prog-rock e oltre”

In the Belly of the Eternal Draw è il nuovo album dei Citrus Citrus che sabato 28 febbraio saranno sul palco del Covo di Bologna

Non esiste un percorso lineare per addentrarsi nel ventre sonoro dei Citrus Citrus: solo traiettorie oblique, rifrazioni, trame che si sovrappongono e si disfano. Con In The Belly of the Eternal Draw, uscito il 14 novembre per Bronson Recordings, il collettivo psichedelico padovano inaugura una nuova fase della propria esplorazione, facendo dell’improvvisazione una grammatica condivisa e dell’ascolto un rito comunitario.

Se il debutto era incentrato sull’idea di metamorfosi, questo secondo lavoro sceglie la forma del caleidoscopio: respinge la linearità e si nutre di complessità. Otto tracce nate da lunghe immersioni improvvisative, più frutto di un dialogo aperto che di visioni individuali. Nessuno porta un brano finito: tutto prende forma nello spazio comune, nell’istante in cui il suono diventa organismo vivo.

Il disco vibra di tensione e presenza, modellato tra i boschi del Montello, nello studio di Matt Bordin, dove la band si è ritirata in totale isolamento per registrare. Le composizioni affiorano da frammenti di jam, abbozzate come schizzi a matita e poi definite con maggiore precisione quando anche la voce trova il proprio centro gravitazionale.

L’apertura, “Eternal Draw”, è un tuffo immediato in una vertigine catartica, sospesa tra inquietudine e abbandono. Da lì il viaggio devia continuamente: “Let Me Churn”, primo singolo, si muove tra pulsazioni funk ipnotiche e crescite emotive stratificate; “Sushi Sushi” intreccia l’asciuttezza neo-psichedelica del Paisley Underground con le architetture circolari del krautrock. La chiusura è affidata a “Asterione”: otto minuti di detonazione rituale, una liberazione collettiva che scioglie ogni tensione accumulata.

Pur lambendo territori che richiamano il jazz-rock giapponese anni Settanta, la kosmische musik tedesca e certa psichedelia europea, i Citrus Citrus non si limitano a citare. Assorbono, trasformano, restituiscono. Il loro suono cambia stato di continuo: ora fluido, ora incandescente, come luce che filtra attraverso vetri colorati.

In The Belly of the Eternal Draw è un lavoro che respira, si contrae e si dilata come un corpo in movimento. Non offre soluzioni ma amplifica gli interrogativi, edificando uno spazio in cui l’immaginazione diventa possibilità e la verità resta mobile, cangiante. Come nei labirinti di Jorge Luis Borges, tra ripetizioni e sparizioni, temi che ritornano e si deformano, il disco vive di ombre e risonanze: ogni certezza si incrina, eppure continua a sedurre.

Con questo capitolo, i Citrus Citrus si ritagliano un ruolo centrale nella nuova psichedelia italiana, capaci di fondere slancio collettivo e introspezione, groove e contemplazione, in un itinerario che attraversa epoche e coordinate per approdare, infine, al cuore di un richiamo eterno.

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