Il Covo Club non smette mai di sorprendere. Venerdì sera, in Viale Zagabria, il locale bolognese ospita una serata a due facce: da un lato la leggerezza ironica dei Tersø, dall’altro l’energia tagliente e multiforme dei Brucherò nei Pascoli. Sala non esaurita, ma pubblico presente e attento.
Tersø
Ad aprire la serata è il duo bolognese Tersø, nella sua formazione voce e synth. L’approccio è quello dell’elettronica minimale: silenzi che alternano melodie beat sostenute da una voce intensa, capace di riempire gli spazi vuoti senza bisogno di riempirli davvero.
Ma la vera cifra stilistica della loro performance è l’ironia. Il duo non si prende troppo sul serio: si scherzano su ogni piccola imperfezione della serata — il tempo per bere un sorso d’acqua, qualche problema allo strumento, la difficoltà a coordinarsi. Citano ridendo i loro “Tempi tremendi”, quasi a fare della disorganizzazione un manifesto poetico. Il rischio di scivolare nella stand-up comedy è dietro l’angolo, e lo sanno bene. Ma ogni volta che la tensione comica potrebbe prendere il sopravvento, arriva la musica a riportare tutto in carreggiata.
Tersø nasce nel 2016 dall’incontro di quattro musicisti — Luca Ferriani, Alessandro Renzetti, Alessio Festuccia e Marta Moretti — con un’identità già definita: sonorità elettroniche, testi in italiano e sample vocali. Dopo il primo EP “L’altra parte” (2017) e l’album “Fuori dalla giungla” (2019), la band ha continuato a maturare fino a “Iperfamiglia” (2021). Opening act di Frah Quintale e Cosmo in passato, ieri sera il ruolo è lo stesso: aprire la strada, riscaldare il palco.
Missione compiuta, con sorriso.
Brucherò nei Pascoli
Poi arrivano loro. E il Covo cambia pelle.
Brucherò nei Pascoli — Davide, Stefano e Niccolò — sono una di quelle band difficili da etichettare, e ci tengono a restarlo. Sul palco campeggia una scritta che è anche un manifesto: “Be human and listen Brucherò nei Pascoli”. Non un invito, quasi un’esortazione.
La loro musica parte dal meme rap — registro ironico, ritmi sincopati, cultura internet — ma poi espande i confini con naturalezza: basso, tromba, vocoder. Due voci che dialogano, si rincorrono, si sovrappongono su testi affilati come coltelli. Impegno massimo, nessun compromesso, presa benissimo. Un gruppo multi-genere in senso pieno, non come moda.
Firmati Woodworm dal 2023 e segnalati da Rolling Stone come uno dei progetti emergenti più interessanti d’Italia, i tre hanno già dimostrato la loro versatilità: dal primo album “Palo” (punk-attitude trasversale, videoclip firmati dalla band stessa, con “Ghicci Ghicci” finalista al Videoclip Italia Awards), all’EP “NOLOTOV” (2024) prodotto con Crookers, fino alla recente collaborazione con Sophia the Robot per “Call Me Resurging” — presentato in Triennale Milano nel giugno 2025 — primo capitolo di una riflessione sul concetto di umanità che ha trovato sbocco nel loro secondo album ufficiale “Umana” (2025), prodotto con Tommaso Colliva.
Dal vivo, tutto questo si traduce in energia pura. La serata non era pienissima, ma chi c’era lo sapeva già: questi tre non fanno sconti, né al pubblico né a sé stessi.
Riflessioni finali
Due act diversissimi, uniti da una stessa intelligenza: quella di chi non si accontenta del genere di appartenenza. I Tersø giocano con la leggerezza senza svuotarla; i Brucherò nei Pascoli caricano ogni brano di significato senza appesantirlo.
Il Covo ancora una volta fa il suo lavoro: mettere sul palco chi merita di essere ascoltato, anche quando la sala non è al completo. Anzi, forse soprattutto allora.

