Bop Gun Vol.1 è il primo album dei Bop, band di stanza a Bologna che mescola sonorittà diogni tipo
Anticipato dai singoli “Clubbing” e “Liquid” “Vol. 1” è il disco d’esordio di Bop Gun.
Uno sparo che squarcia il buio della notte, la pistola fumante di funk. È questo l’effetto di Bop Gun vol.1. Bop Gun è una band che emerge dal brodo di coltura dei club bolognesi: approccio vecchia scuola, sonorità innovative, funk acido e tanto, tantissimo groove.
Jack Calico alla chitarra, Sebastian Halmark alle tastiere, Sergio Silva Echegoyen al basso, Francesco Benizio alla batteria.
1. “Bop Gun Vol.1” è il disco d’esordio dei Bop Gun, un album essenzialmente funky, ma quali sono le influenze dentro questo lavoro?
E’ sicuramente un album che presenta una matrice groovy e funky, ma con una serie di influenze diverse. Le sonorità di psichedelia anni 70 sono evidenti in alcuni brani, mentre altri pezzi sono influenzati da momenti di rock, come il punk e l’hard rock. Inoltre, alcune canzoni come “Blackacop” presentano elementi di reggae e dub, mentre altre mostrano influenze di trap e new jazz. In generale, l’album non può essere definito in un unico genere, ma piuttosto come un insieme di diverse influenze che convergono in una matrice groove funk. È un sound tutto nostro e rispecchia un po’ tutti noi.
2. L’album si chiama “Volume 1”. C’è già un Volume 2 in cantiere? Magari anche 3 o 4?
Si certamente, stiamo già lavorando al volume 2 e se ne prospettano altri, non ci piace fermarci e poi soprattutto in questo periodo ci sentiamo molto ispirati e con tanta voglia di rivoluzionare quello che abbiamo precedentemente scritto.
3. Avete registrato con Sghetto Records che sta diventando una certezza, soprattutto per alcuni generi musicali. Come vi siete trovati e perchè avete scelto Sghetto Records?
Beh questa è una domanda troppo facile, noi facciamo parte della community dello sghetto già da tempo e viviamo il club come ascoltatori e facciamo parte attiva anche delle jam e in più uno di noi (Jack) è il direttore artistico fondatore di sghetto club. Quindi abbiamo scelto di fare il disco in casa .
4. 8 tracce, tutte strumentali, come nascono i vostri brani e che tipo di tematiche portate col vostro sound?
I nostri brani nascono come un’unica opera, infatti ci sono delle code o qualcuno è considerato come la coda di un altro. Sono nati come tante cellule sparse nate da jam session o ispirazione singola che poi sono state unite assieme arrangiando il tutto. Non ci sono delle regole di composizione prestabilite ne seguono uno schema compisitivo, sono del tutto amalgamate con il nostro sentimento in quel momento. Sono tutti strumentali quindi direi che non esiste un vero e proprio messaggio univoco ma alla fine ognuno porta il messaggio che si sente dentro ascoltando e facendosi ispirare da quello che sente.
Sicuramente ci sono delle tematiche comuni che hanno a che fare con tempi moderni con tutte le difficoltà della nostra società dove il denaro la schiavitù celata e le guerre sono uno standard. In alcune canzoni ci proponiamo di uscire da questo standard con la speranza del new jazz o con la forza del rock o del funk cercando di creare nuove possibilità e immagiando nuovi modi di vivere e nuovi mondi dove magari ci confrontiamo con altre realtà e altre civiltà in pace e serenità.
5. Avete in programma qualche data per presentare l’album?
No, abbiamo deciso di non fare nessuna presentazione al momento in quanto vogliamo finire e pubblicare il volume 2 che sarà completamente diverso per poi uscire con un unico concept.

