Mood al Freakout con Bologna Violenta: foto e intervista

Domenica 1 marzo al Freakout il concerto di Mood e Bologna Violenta, una carica adrenalinica unica

Doppio appuntamento che spacca al Freakout ieri sera. Sul palco un turn over di due band notevoli: Bologna Violenta, che già vi aveva citato Fabio, e i Mood che a breve intervisteremo.

BOLOGNA VIOLENTA calca i palchi dal 2005, lasciandosi quindi alle spalle già 20 anni di carriera. A fondare il progetto è Nicola Manzan, musicista trevigiano, che ad oggi ha pubblicato sei album, diversi ep, split e remix.
Nel 2015 il progetto è diventato un duo con l’ingresso in formazione di Alessandro Vagnoni come batterista dal vivo e polistrumentista in studio.
BOLOGNA VIOLENTA è riconoscibile per mix estremi e fulminei fatti da chitarra elettrica, archi e batteria elettronica; negli anni l’evoluzione vira verso l’ep “Cortina” in cui fa la sua comparsa il violino.
“Bancarotta Morale”, ultimo lavoro, è un ulteriore cambio sonoro, che ruota intorno ai drammi della vita, al forte contrasto tra l’essere umano e il mondo che lo circonda, ma soprattutto tra gli esseri umani stessi.Sul palco del Freakout anche i MOOD; il duo è composto da sono Daniele Maini e Francesco Molinari, che uniscono chitarra e batteria dal 2010.“MOOD(s/t)”, si palesa al pubblico come primo lavoro nel 2015, ma i MOOD sono conosciuti  per la predisposizione al live (niente palco, niente impianto). Non a caso li troviamo sui palchi di Zeus!, Calibro 35, Bachi da Pietra, Delta Sleep, Three Second Kiss.
Il loro motto è e continua ad essere “no stage, best stage”. Dopo una lunga pausa tornano quest’anno con Transaparencies vol.1. Tutto da scoprire.

1) A gennaio è uscito Transparencies Vol.1 In questo lavoro presentate una fusione di diversi generi musicali, apparentemente diversi tra loro come elettronica e rock, quali sono le vostre radici?

Abbiamo iniziato a suonare la musica che sentivamo più nostra, senza doverci per forza categorizzare in qualcosa: non abbiamo mai avuto l’esigenza di dare un genere specifico a quello che facevamo.
Siamo cresciuti ascoltando i consigli musicali dei nostri insegnanti, che suonavano insieme in una band. Sia come band che singolarmente ci hanno influenzato lasciando segni indelebili come approccio allo strumento e a livello di ascolti, tra cui i Don Caballero, Battles, At the drive in e altre band dell’alternative e l’indie anni 90’/ inizio anni 2000, ma anche artisti pop rock, e
folk, come Phil Collins, The National e Bon Iver.

2) Transparencies Vol.1 ruota intorno al concetto di trasparenza intesa anche come verità, forse coraggio di mostrarsi senza preconcetti, senza giudizio. C’è stato un evento in particolare che vi ha stimolato questa riflessione?

Quello che ci ha spinto ad approfondire e esplorare il concetto di trasparenza non è stato un singolo evento in particolare, ma per lo più una serie di eventi o periodi. Al giorno d’oggi siamo costantemente di corsa, non abbiamo più empatia e non lasciamo tempo e spazio a metabolizzare i nostri pensieri o quelli altrui. Tutto questo secondo noi viene mascherato da un vestito, che sia a livello artistico che personale, si indossa quotidianamente per poter stare al gioco ed al passo della società e ci permette di camuffarci per piacere o per riconoscersi in un qualcosa di già presente e affermato.
Volevamo in questo caso dare una nostra interpretazione e far scaturire un pensiero nei nostri ascoltatori, per tentare di fargli domandare se questo è quello che davvero vogliono.

3) Il disco contiene 7 tracce, come sono legate tra di loro?

Non ci siamo imposti di dover per forza creare brani collegati fra di loro: abbiamo iniziato a provare, a produrre, ricercare e sperimentare senza porci alcun limite. Al termine della produzione ci siamo resi conto che ogni brano rispecchiava un momento o un periodo della nostra crescita e quando li abbiamo messi tutti in fila abbiamo visto tra di loro una sorta di connessione. Il collegamento che vedevamo e che sentivamo era ed è la nostra crescita tramutata in musica.

4) Vol.1 indica che avete già in cantieri una parte che andrà in continuità?

Abbiamo molte novità in arrivo, il Vol. 1 per noi è un punto di partenza per il nostro nuovo futuro. Al termine della produzione ci siamo resi conto che tutti i brani non potevano essere racchiusi in un singolo album, quindi li abbiamo così divisi in due volumi selezionando i brani a seconda delle diverse atmosfere che ci restituivano. Perciò sì: avremo una continuità con il 1° volume e presto sveleremo tutti i dettagli.

5) Come progetto nascete nel 2010, ed uscite con il primo lavoro nel 2015. Qual è stata la vostra storia finora e come siete cambiati nel tempo, soprattutto negli 8 anni intercorsi tra il 2017 e oggi, quando esce il nuovo disco?

Possiamo dire che la nostra storia è stata ed è tuttora in continua evoluzione.
Siamo cresciuti andando in sala prove praticamente tutti i giorni fin da ragazzini, permettendoci di sviluppare un’ enorme intesa. Questa connessione fra noi ci ha aiutato tantissimo per la creazione dei primi due album e soprattutto durante i live, facendoci capire quali fossero i pregi ed i difetti del nostro progetto. Dopo l’uscita del secondo disco “Out Loud” e finito un tour di tre anni, abbiamo deciso di fermarci e prenderci il tempo necessario per fare ricerca e provare una nuova formula. Durante questo periodo si sono ampliati i nostri ascolti, abbiamo visto tantissimi concerti, dai quali abbiamo imparato nuovi approcci alla dimensione artistica e “live”. Abbiamo così cercato di darci una nuova forma, provando vie alternative, suoni, esperienze e nuovi stimoli per creare qualcosa a noi nuovo e che ci rispecchiasse a pieno.

6) A chi vi ispirate negli ascolti musicali?

Siamo grandissimi ascoltatori e i nostri ascolti mutano spesso, ma sicuramente tra gli artisti che hanno ispirato questo nostro ultimo lavoro troviamo CARIBOU, MODERAT, BONOBO, FOUR TET, JUSTICE, BICEP, ANOHNI. Abbiamo poi fatto molta ricerca andando a ripescare la musica elettronica prodotta negli anni 90, dove abbiamo trovato molti riferimenti nei PRODIGY, CHEMICAL BROTHERS, THE CRYSTAL METHOD etc…
Tuttavia siamo riusciti a mantenere una sorta di ancora relativamente ai nostri “vecchi ascolti”, ormai una libreria che non possiamo – e vogliamo – scrollarci di dosso, dove troviamo artisti come BATTLES, FELA KUTI, TINARIWEN, DON CABALLERO.

7) No stage best stage. Tatuiamocelo. Qual è il vostro rapporto con la dimensione live e il pubblico?

Sul live concentriamo tutte le energie. Per noi la massima espressione della nostra musica si può toccare con mano solo ai live: ci piace il pubblico, ci piace starci dentro, sentirne le urla ed il calore. Abbiamo sempre cercato di mantenere una certa fisicità tra noi e chi ci veniva a sentire e secondo noi è uno dei nostri punti a favore.