di Rebecca Ricci – @re_bitch Foto di @storie_blu
E se ti dicessi che una delle band più influenti dell’indie pop mondiale è nata da un compito universitario?
Belle and Sebastian non sono una band come le altre. Fondato nel 1996 a Glasgow, Scozia, da Stuart Murdoch (voce, chitarra, tastiere) e Stuart David (basso), il gruppo ha preso il nome dal libro per ragazzi Belle e Sébastien della scrittrice francese Cécile Aubry. All’inizio, erano solo questo: un progetto universitario. Murdoch, studente di un corso di musica, decise di registrare un album come compito finale. Il risultato fu Tigermilk (1996), autoprodotto in sole 1000 copie su vinile attraverso Electric Honey Records. In meno di un mese: esaurito. Tutto grazie al passaparola.
Il secondo lavoro, If You’re Feeling Sinister (1996), è considerato uno dei dischi più influenti dell’indie pop britannico degli anni Novanta. Un album che ha venduto milioni di copie, che ha ispirato generazioni di musicisti e che ancora oggi, a 30 anni di distanza, conserva intatta la capacità di emozionare.
Per questo la data di Lunedì 13 luglio 2026 al Sequoie Music Park di Bologna è stata un evento imperdibile: i Belle and Sebastian hanno riproposto integralmente quell’album in occasione del suo trentesimo anniversario, in un tour celebrativo che li sta vedendo impegnati in Europa.
Il concept: due concerti in uno
Per il tour del trentennale, la band — oggi formata da 8 membri — ha scelto un format particolare: due concerti in uno. La prima parte segue fedelmente la scaletta dell’album If You’re Feeling Sinister, ma non si tratta di una semplice riproduzione. Trent’anni dopo, inevitabilmente, il suono è cambiato: più corposo, più ricco, maturo. Con 8 membri sul palco, la tavolozza sonora è più ricca e stratificata. Ciò che resta immutato, però, è la cifra stilistica: armonie vocali ricercate, intrecci melodici, quella miscela perfetta di folk, songwriting, rock e pop che ha sempre rappresentato il loro marchio di fabbrica.
La seconda parte, poi, attraversa il resto della discografia, mostrando come il linguaggio musicale della band si sia evoluto negli anni. La componente rock diventa più evidente, il folk lascia spazio a un elegante indie pop con contaminazioni moderne, fino agli album più recenti: A Bit of Previous (2022) e Late Developers (2023), che dimostrano come la band scozzese sia ancora vitale e creativa anche dopo 30 anni di carriera.
Da ascoltatori a protagonisti: la svolta della serata
L’atmosfera al Sequoie era inizialmente tranquilla, distesa. Il pubblico era trasversale: bambini che saltavano, persone di ogni età, molti stranieri. Una platea eterogenea, unita dalla stessa passione per la band scozzese.
La prima parte del concerto, come ci aspettavamo, ha seguito fedelmente la scaletta di If You’re Feeling Sinister, con un highlight assoluto: Get Me Away From Here, I’m Dying. Un brano che ha catturato l’attenzione di tutti, creando un momento di intensa partecipazione. Poi, sul finale della prima parte, è arrivato il momento che ha fatto capire come sarebbe andato il resto della serata: durante l’ultimo pezzo dell’album, Stuart Murdoch è apparso sul palco con una maschera da cavallo.
Ed è qui che la serata ha preso una piega inaspettata. Stuart ha invitato tutti quelli seduti ad alzarsi, a partecipare più attivamente all’evento, a diminuire la distanza con la band. Un invito semplice, ma che ha trasformato il concerto da esperienza di ascolto a celebrazione collettiva.
Poi è arrivato l’invito definitivo: la gente è stata invitata a salire sul palco e ballare insieme a loro. Il tutto è diventato una vera festa. Sul palco, fan che ballavano, saltavano, cantavano. Una scena rara, di quelle che capitano una volta su cento concerti. L’highlight assoluto della serata per me? The Boy With the Arab Strap, con il palco invaso da una folla saltellante.
Belle and Sebastian al Sequoie: come suonano nel 2026?
Sul palco prende forma una tavolozza sonora ricchissima. Due chitarre, basso e batteria costituiscono l’ossatura ritmica, mentre le tastiere regalano tocchi di grande eleganza. Stuart Murdoch alterna pianoforte e chitarra, mentre il violino (Sarah Martin) rafforza l’anima folk della band, affiancato dagli interventi dell’armonica a bocca, della tromba (Mick Cooke) e del violoncello. Il risultato? Brillante, luminoso e sorprendentemente dinamico.
Rimangono intatte le armonie ricercate e la straordinaria sensibilità melodica che ha sempre caratterizzato la band scozzese. I Belle and Sebastian continuano ad affascinare perché riescono a essere eleganti senza risultare mai freddi, coinvolgenti senza ricorrere a effetti spettacolari. Sono musicisti sofisticati ma essenziali, capaci di costruire arrangiamenti complessi mantenendo sempre la naturalezza delle loro canzoni.
30 anni dopo, ancora una band unica
Tre decenni di carriera, 13 album pubblicati (9 in studio, 2 live, 2 raccolte), una fanbase fedele e una capacità rara di mantenere intatta la propria identità musicale. I Belle and Sebastian al Sequoie non hanno celebrato solo un album: hanno celebrato 30 anni di indie pop scozzese che ha fatto scuola, di canzoni che hanno accompagnato generazioni di ascoltatori, di un’eleganza che non ha bisogno di urlare per farsi sentire.














