NASTY WORK a Bologna: Ozone Dehumanizer, Click Head & Doye ed Emilio Paranoico infiammano il Locomotiv Club

A cura di Fabio @viggiagram

Reduci dalla prima serata del lungo weekend del Robot Festival, stasera ci diamo il cambio: Rebs è al DumBO (trovate la sua recensione qui), mentre a me spetta un venerdì sera “truce” al Locomotiv Club. L’evento è organizzato da Pontelungoeventi e Trivel Collective (o semplicemente Trivel) , collettivo indipendente italiano attivo principalmente nella scena hardcore punk, metal e DIY, con una serata che puntavo già da un po’.

Nello spaziare tra i generi in rotazione nelle mie playlist, da qualche anno il rap hardcore è entrato stabilmente tra i miei ascolti fissi. Questa è l’occasione giusta per recuperare un po’ di artisti della “nuova scena”: Trivel sta infatti portando in giro per l’Italia il format NASTY WORK, con una triade composta da Ozone Dehumanizer, Click Head e Doye. Il tour è iniziato a Milano il 19 settembre 2026 al Circolo Magnolia di Segrate, per celebrare i 20 anni del MI AMI Festival e di Propaganda (NdA: XX + XX = XL); stasera tocca a Bologna, seconda data di un tour di 13 tappe che toccherà Napoli, Torino, Livorno e molte altre città italiane.

Appena entrati salutiamo Yako, un regaz che come me condivide la passione di raccontare la musica: due chiacchiere e ci addentriamo nello stanzone rosso del Locomotiv.

Click Head e Doye

Sul palco sono appena saliti Click Head e Doye, accompagnati dal DJ alle spalle: un duo rap hardcore di stretta scuola truce. I loro brani sono brevi ma ficcanti (sarà un po’ il leitmotiv della serata) e tengono il palco a cannone: ogni pezzo è un lancio al pubblico fomentatissimo. Sul brano C.L.I.C.K. lo spelling urlato dal palco entra subito in testa e, travolto dall’entusiasmo, mi trovo con un braccio teso (no, non quello destro: ho tanti difetti, ma non sono mai stato fascio) a tenere il tempo insieme a una platea presa benissimo.

Giocando sotto le Due Torri, non poteva mancare un’ospitata d’eccezione: sul palco sale infatti Brenno, che si unisce alla gang. In generale la risposta del pubblico è caldissima e il duo si fa grandi risate: anche quando si verifica qualche piccola sbavatura, bastano una pacca sulla spalla e uno sguardo d’intesa per ripartire ancora più carichi, magari in compagnia di un’altra lattina di birra (chi c’era sa).


Ozone Dehumanizer

Da qualche mese sono andato in fissa per Dark Medieval Times, disco di recente pubblicazione di Ozone Dehumanizer, in cui le tracce fanno incontrare rap hardcore, horrorcore e death rap con forti influenze black metal e sonorità crossover: “na robba”! A quanto pare non sono l’unico. Sapevo che avesse fatto presa su un pubblico ampio, ma stasera la situazione dal vivo è ben più eloquente delle notizie in rete: la sala è piena di teenager e giovani, con un look in perfetto equilibrio tra goth ed e-boy, dominato da abiti neri e tinte dark.

Il live è intenso e il coinvolgimento ai massimi livelli: se prima erano le braccia a portare il tempo, ora siamo immersi in un pogo continuo che travolge quasi tutta la sala con moshpit e wall of death a profusione.

La mossa vincente di Ozone è quella di aver campionato e inserito in molti brani sonorità metal crossover, affiancandole a tematiche molto vicine al pubblico. L’unica nota stonata, che mi lascia un po’ d’amaro in bocca, è la sua totale solitudine sul palco: per quanto abbia una presenza scenica importante, l’esibizione risente della mancanza di un accompagnamento sonoro dal vivo, ridotto al momento al solo utilizzo di un computer. Forse sto diventando anziano, ma certe soluzioni iniziano a starmi strette. Ozone, se stai leggendo queste parole: TI PREGO, METTI SU UNA BAND DI ACCOMPAGNAMENTO.

Emilio Paranoico 

Quando stavo studiando la scaletta della serata, ho realizzato che Emilio Paranoico altro non è che il cantante dei 66cl: se già ero fomentato dalla serata NASTY WORK, la notizia mi ha gasato duro. La band è per me un guilty pleasure ma soprattutto una grande passione: un gruppo punk hardcore e crossover nato a Rovereto all’inizio del 2020, che a Bologna detiene ormai quasi il record di concerti. Il frontman arriva fresco dell’EP Fantasmi e apre il set con un ospite d’eccezione, Yung Stalin della P38. È poi la volta di Ozone Dehumanizer e di brani come Orca e Piano B, fino a Questo è quanto (con il dispiacere per l’assenza di Tanca, che non è riuscito a raggiungere il club). Successivamente salgono sul palco i 66cl per eseguire buona parte dei loro pezzi. Il concerto sembra ormai terminato e le luci si accendono, ma il pubblico è rumoroso ed esigente: Emilio Paranoico non se lo fa ripetere due volte e, a viso scoperto senza passamontagna, regala insieme ai 66cl l’ultimo bis con Caballero. Tra i saluti finali arriva l’invito per la data del 19 dicembre, quando la band suonerà sempre qui al Locomotiv in apertura ai Discomostro.


Un filo rosso generazionale

Al di là delle differenze stilistiche, ciò che unisce le esibizioni di Click Head & Doye, Ozone Dehumanizer ed Emilio Paranoico è il forte senso di vicinanza e appartenenza che si respira nel club. Le loro canzoni danno voce al disagio giovanile, toccando senza filtri tematiche complesse come la depressione, l’incertezza per il futuro, gli istinti suicidi. Sotto il palco, questa sofferenza condivisa si trasforma in un elemento di profonda connessione e unione generazionale, dimostrando come la musica possa diventare un rifugio e una valvola di sfogo collettiva.