Torna il festival che si tiene in casa vostra: In&Out

Dal 2011 il direttore artistico di In&Out e il gruppo di organizzatori del festival hanno fatto proprio un detto popolare famosissimo: se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Cambiano i soggetti dell’equazione, ma quello che conta è il risultato. Se i residenti delle periferie di Bologna non vanno a teatro, il teatro va a casa loro.

Non prendetela come una minaccia perchè vuole essere proprio il contrario. Partiamo dal principio. Il  progetto nasce alcuni anni fa grazie alla collaborazione di alcune realtà culturali: il Teatro dei Mignoli e la compagnia Teatrale ReSpirale Teatro hanno fatto da apripista. Si è così costruito nel tempo una solido reticolo che fa da sostegno ad In&Out; la lista è lunga, ma si contano decine di collaborazioni. E il sostegno della Città e del Comune, che hanno intravisto da subito la grande utilità culturale, ma soprattutto sociale del progetto. Se dovessimo spiegare in poche parole che cos’è In&Out potremmo dire che si tratta di festival urbano che nasce in contesti inusuali, partendo da una ricerca antropologica delle caratteristiche peculiari di un’area. Ad essere coinvolti quest’anno ben sei quartieri, precedentemente esplorati e avvicinati da gruppi di volenterosi avventurieri.

La spinta motrice di In&Out è la diffusione capillare della cultura teatrale, ma non solo, come veicolo di (ri)scoperta territoriale, ma anche umana. Territoriale nella misura in cui la programmazione viene fatta in zone considerate comunemente periferiche e molto lontane da una misura culturale “tradizionale”. Ma c’è di più: il territorio è il palcoscenico degli spettacoli e delle performance, e diventa indissolubilmente legato alla vita quotidiana rionale. Gli spettacoli si svolgono in strada, negli esercizi commerciali, alle fermate del bus. Con un movimento itinerante si avvicinano ai residenti del quartiere. Perchè? Per sviluppare quella che è appunto la dimensione umana di In&Out: conoscere le persone di San Donato, Porto-Saragozza, la Barca, raccogliere le loro storie. E raccontarle assieme. Ecco allora l’importanza delle relazioni che intessono i volontari del progetto, che mesi prima dell’inizio del festival si disperdono nell’ambiente: si siedono con le zdaure a parlare di com’era una volta il luogo, entrano nei negozi storici e chiacchierano con i gestori. Un percorso lungo che porta poi all’effettiva programmazione e alle serate di teatro e musica: delle vere e proprie feste, dove dopo  gli spettacoli vige la regola dell’“ognuno porta qualcosa”, ci si siede tutti assieme e si chiacchiera col vicino, quello che normalmente salutiamo a malapena. A facilitarci il compito una fitta programmazione di incontri teatrali si, ma non solo: anche musica, incontri, performance, che si snoderanno in contesti inusuali come le corti condominiali, sui terrazzi, nei giardini, in teatri di paglia, nei chiostri settecenteschi.

Quest’anno In&Out è giunto alle porte della nuova edizione. Dal 17 giugno al 5 luglio la cultura in condominio animerà Bologna, a suon di: Popstar o della cultura musicale. È questo il tema motore, che potremo scoprire insieme nei quartieri Navile, Porto-Saragozza, San Donato-San Vitale, Savena. Più aree coinvolte, sintomo di un’identità forte e radicata nel territorio, e apprezzata. Che nel 2017, inoltre, bisserà l’appuntamento: per la prima volta, in autunno, arriverà anche la “collezione autunno/inverno” del progetto a Borgo Panigale e Santo Stefano.

Un progetto bello e speriamo destinato a crescere, dal quale è nato anche un libro:  “La Cultura in Condominio, diario di un festival nelle periferie cittadine”. Una lettura che vi consigliamo, da portarvi sotto l’ombrellone, o sul terrazzo di casa. Per scoprire, o riscoprire, una Bologna che non conoscevate.

 

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