Momenti ingovernabili, quando Ancona diventa KUM!Festival

di Nicola Colonna

Che cos’è dunque, l’Ingovernabile? Con questa domanda siamo partiti venerdì 10 novembre per Ancona, un po’ dubbiosi e un po’ curiosi, con la speranza di riuscire a sciogliere qualche perplessità durante il week end di KUM! Festival.

Tornavamo il lunedì mattina ancora un po’ confusi: qualcosa l’avevamo capita, altro no. Molte cose ci erano piaciute, altre meno. E visto che un esempio vale più di mille parole, come si sa (potremmo spiegare infatti un colore a chi non lo ha mai visto? Un suono a chi non lo ha mai sentito?) vi racconteremo la nostra esperienza nel mezzo di una situazione Ingovernabile: forse era arrivata apposta per chiarirci le idee. Pioggia, vento, e neve in Emilia Romagna, avevano provocato la chiusura di un discreto tratto di autostrada. La via Emilia -di conseguenza- era bloccata; ore di coda, ore perse invece di poter arrivare a Bologna, nervosismo, possibili soluzioni, soste, deviazioni. Le carte ce le eravamo giocate già tutte. E quando ormai era scesa la notte e la coda non si muoveva abbiamo optato per l’accettazione: la virata verso un piccolo paesino della Romagna, dove passare la notte e (riprovare) a partire la mattina dopo. Questo è l’Ingovernabile: qualcosa su cui non abbiamo pieno potere/che le nostre azioni non hanno possibilità di cambiare, se non in minima parte. Qualcosa che segue il suo corso anche contro la nostra volontà, o disinteressandosi completamente di ciò che noi possiamo fare o non fare per cambiarlo. Qualcosa, anche, contro cui non possiamo lottare, perché farlo sarebbe inutile o addirittura dannoso.

Per fare alcuni esempi di temi affrontati durante KUM! Festival da esperti di vari settori, l’inconscio è Ingovernabile, la malattia a volte, un terremoto, la follia, l’amore, l’essere umano o la realtà stessa, alla fine dei conti. Queste erano anche alcune delle parole che il pubblico poteva votare, per scegliere quella che secondo noi rappresentasse meglio l’Ingovernabile.
Tutto ciò non inteso come Ingovernabile in senso assoluto: c’è una parte del fenomeno che noi possiamo governare, che compete a noi, e una parte che sfugge alla nostra capacità di controllarlo; ed è proprio quello il punto forse, la chiave di volta, capire qual è questo confine e accettarlo: cercare di governare la parte che non dipende da noi e che sfugge al nostro controllo provocherebbe solo dispendio di energia inutile e, soprattutto, sofferenza.
Lo stesso KUM! Festival, probabilmente, voleva essere un esempio di Ingovernabile. Lo diciamo con ironia senza tralasciare i molti lati positivi. A nostro avviso pero’, c’era troppa carne al fuoco. Troppi argomenti, e molto importanti, affrontati solo di sfuggita: le migrazioni, o la follia meriterebbero settimane di seminari per essere sviscerati.
Questo è stata la forza, probabilmente, e la debolezza al tempo stesso: in un mare di argomenti, molto diversi tra loro e di cui si perdeva a volte il filo conduttore, si poteva trovare ciò che più ci interessava, o qualche piacevole sorpresa. Ma si poteva anche rimanere storditi dal linguaggio un po’ ostico per chi non è del mestiere, di qualche filosofo che ci parlava del rapporto tra politica e cibernetica; o di uno psicanalista che, citando Lacan, spiegava che bisognava “spezzare il vortice dell’IOcrazia”. Sappiamo anche di chi non si è avvicinato alla Mole, sede della rassegna, perchè non ha capito il programma. Non lo giustifichiamo ovviamente, la curiosità dovrebbe sempre prevalere sulla paura; evidentemente però, un alone di mistero o incomprensibilità ha spaventato più di qualcuno.
L’organizzazione era ottima, bisogna dirlo, la location eccezionale, il prezzo più che accessibile (gratis tutte le conferenze, con 20 euro si aveva diritto alla KUM-card e alla possibilità avere posti prenotati). 

Si potrebbe insomma pensare a questa come ad una Edizione 0: una prova, un esempio di tutta la potenzialità che questo Festival può avere e di cui siamo curiosi di vedere i futuri sviluppi.
Torniamo orgogliosi di essere riusciti ad affrontare una buona decina di conferenze ed essere sopravvissuti, di aver conosciuto la bellissima location della Mole Vanvitelliana ancora più in profondità,  scoprirne le sale e anfratti. Felici di aver sentito di nuovo parlare, sempre con piacere, della psichiatria di Basaglia, di aver visto, scoperto e ascoltato dalla sua viva voce la poesia di Francesco Scarabicchi, poeta anconetano che ci ha regalato il picco più alto di emozione di tutto il fine settimana. Torniamo con un esperienza in più, che consigliamo a tutti di provare il prossimo anno.

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